Il futuro e le paure dei bambini

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Di Marco Cesi – Mia nonna diceva sempre :”Se vuoi capire come andrà il mondo, devi capire le paure dei bambini“, parole semplici, ma di una verità grandissima. Quando eravamo piccoli, non parlo delle guerre Puniche, le nostre paure più ricorrenti erano il buio, l’uomo nero, il mostro sotto il letto per non parlare dei fantasmi e così via, influenzati da qualche favola o racconto dei grandi.

Oggi queste paure quasi non esistono più tra i giovanissimi, le angosce più evidenti che rendono il bambino insicuro sono quella economica, la crisi tra i genitori con conseguente divorzio, il non essere all’altezza delle aspettative dei genitori e da qualche tempo anche il bullismo o il confronto con gli altri arrivando, come in Giappone, con i ragazzi che si rinchiudono nella propria stanza e non ne escono più per ore e anche giorni, perché il mondo, e soprattutto il confronto con gli altri, sono troppo difficili da affrontare.

La paura dei fantasmi — ha scritto Tim Lott, sul Guardian, autore appassionato di famiglie — è stata sostituita da quella del fallimento“.

Insomma, anche le paure non sono più quelle di una volta, verrebbe da dire.

Questo cambiamento nelle angosce dei bambini che, purtroppo, spesso si porteranno per tutta la vita, è avvenuto in maniera che non ce accorgessimo, lasciando bollire una pentola a pressione che prima o poi potrebbe anche scoppiare e l’Italia non è così diversa dal resto del mondo. Secondo una ricerca dell’Agippsa, l’Associazione gruppi italiani di Psicoterapia Psicoanalitica dell’Adolescenza, su 483 studenti dell’ultimo anno di liceo, tra Milano, Parma e Catania, il 54,35 % dei giovani intervistati è preoccupato per il proprio futuro e il 23% mantiene addirittura una “forte angoscia” esistenziale, altro che beata gioventù.

I mali di questa situazione cominciano: “Col troppo investire sui figli, che sono spesso la cosa più importante della famiglia. – afferma Matteo Lancini, presidente di Agippsa – Basti pensare a come sono cambiate le nostre amicizie: prima i nostri figli giocavano con i figli dei nostri amici, ora siamo noi a costruire le amicizie fin dall’asilo nido coi genitori dei compagni che loro preferiscono. Poi i più piccoli assorbono un’idea di successo e di narcisismo che li convince che è il benessere la cosa più importante“.

Poi, quando arriva l’adolescenza non c’è più come un tempo il sano conflitto tra genitori e figli, ma l’idea che il proprio eventuale fallimento sia vissuto con grande angoscia da papà e mamma, e il desiderio spasmodico di accontentarli, maschera quasi sempre atteggiamenti di ostilità.

Ma l’aspetto più doloroso è l’insicurezza dei giovani per il futuro.

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Immagine (part.): Paul Downey cc-by 2.0

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