Identità europea e stato sociale: una deriva senza fine?

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L’identità europea – C’è da credere che negli ultimi anni i cittadini europei si siano spesso chiesti quale sia il fondamento dell’Unione europea, la cifra identitaria, il perno basilare sul quale è stato costruito l’intero edificio comunitario.

Per avviare la riflessione conviene, come sempre, ricordare alcuni momenti storici. All’indomani del periodo post-bellico e della guerra fredda, e in parte persino della caduta del Muro di Berlino (1989), si generò la speranza di un mondo nuovo, pacifico e integrato, raccolto intorno al modello dell’economia sociale di mercato. Già allora si sollevarono voci di profetica critica verso le possibili insidie nascoste in questo esito. Voci inascoltate nel frastuono della “vittoria”, che però oggi appaiono quanto mai aver colpito nel segno, perché il capitalismo aveva sfoderato già le sue ambizioni egemoniche.

All’epoca non si avvertì subito a pieno l’impatto dell’evento sul sistema politico mondiale ma anche sui sistemi sociali dei singoli Paesi europei. Certamente la progressiva inclusione nell’Unione degli Stati in precedenza inseriti nella sfera sovietica determinarono di fatto un sistema socio-politico a due velocità, con sfasature nella protezione sociale, nella democrazia diffusa, nella organizzazione e consistenza dell’opinione pubblica e dunque nello sviluppo della società civile. Ma l’idea guida era quella della convergenza fra i Paesi membri e, dunque, che il Modello sociale europeo avrebbe raggiunto anche i nuovi Stati.

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Foto EU Parliament cc-by-nc-nd 2.0

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