Rifugiati: il parlamento slovacco conferma il suo no alle quote

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Il Parlamento slovacco ha adottato giovedì una risoluzione relativa alla crisi dei migranti, dopo due giorni di discussione in aula. Il documento, sulla base di una mozione presentata dal deputato Blaha del partito di governo Smer-SD, approvato da 115 parlamentari su 119 presenti,  conferma la votazione parlamentare del 24 giugno scorso, quando già erano state rifiutate le quote vincolanti per la redistribuzione dei rifugiati in Unione europea.

Pur avendo i deputati condannato l’abuso dell’argomento “immigrazione” che fomenta la violenza, il razzismo e la xenofobia, una mozione in tal senso del capo della Commissione Esteri Frantisek Sebej (Most-Hid), che chiedeva una più obiettiva informazione alla pubblica opinione sulla disponibilità della Slovacchia nei confronti dei rifugiati e uno stop alla diffusione di paura e disinformazione, è stata sostenuta solo da 46 deputati con gli altri presenti che si sono astenuti. Sebej diceva che se c’è qualche rischio di sicurezza per la Slovacchia, in questo momento, non è l’ondata di migranti, ma le emozioni che possono minare lo spirito della società.

Il documento approvato sottolinea la necessità di mostrare solidarietà a chi ne ha davvero bisogno, insieme però a un rafforzamento delle misure di protezione delle frontiere esterne dell’UE, rifiutando «qualsiasi rimessa in discussione del pilastro fondamentale del sistema di Schengen, che è il principio della libera circolazione delle persone». Il parlamento chiede una soluzione sistematica e completa, oltre che sostenibile, della situazione nel Mediterraneo, con particolare attenzione all’eliminazione delle cause della migrazione in cooperazione con i paesi di origine e transito. Tra i problemi da risolvere, l’eliminazione della povertà, la lotta al traffico di esseri umani.

Dopo questo voto il ministro degli Interni Robert Kalinak, che domani 22 settembre tornerà a Bruxelles per un nuovo vertice sull’immigrazione, porterà il suo rinnovato mandato a rifiutare la proposta della Commissione UE di distribuire i rifugiati in Europa in base a conteggi preordinati e vincolanti. Una posizione del resto già assunta in modo duro lo scorso 14 settembre nella discussione sulla distribuzione dei primi 40mila richiedenti asilo dall’Italia e dalla Grecia nei prossimi due anni.

Nel suo discorso in parlamento, il premier Robert Fico aveva sottolineato: «Non è una lotta tra buoni politici umanistici dai vecchi paesi [membri dell’Unione] e quelli dell’Est che non sono ancora cresciuti, non è una lotta tra i cattivi dell’Est e i buoni dell’Occidente, ma piuttosto una lotta per le regole della UE e per fare in modo che siano rispettate». Fico ha detto in altre occasioni che se anche le quote dovessero passare in UE con la maggioranza qualificata di altri paesi, la Slovacchia si opporrà comunque, anche se si dovesse trovare da sola. «Sarebbe la fine dell’illusione dei piccoli Stati di poter avere la loro voce in Europa», ha detto. Fico dice che il 90% dei cosiddetti rifugiati sono in realtà migranti economici, che non hanno diritto all’accoglienza in Europa, una informazione secondo lui confermata dai rapporti dei servizi di intelligence. Fico ha anche avvertito dei possibili pericoli di infiltrazione, tra chi è entrato in UE in queste settimane, di combattenti dello Stato Islamico, che del resto, ha detto, è coinvolto nel traffico di esseri umani.

(La Redazione)

Foto nrsr.sk

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