Ungheria: in cammino con i profughi

Attraverso il confine con la Serbia fino a Budapest e poi oltre, in marcia verso l’Austria. Una giovane volontaria ha seguito alcune settimane fa un gruppo di rifugiati nel loro viaggio e racconta la sua esperienza.

immig_(michaelgubi-21185520765_BY-NC)

A Budapest è scoppiata la crisi dei rifugiati. Il governo ungherese li chiama “immigrati illegali”, e fin’ora ha preferito investite in muri e filo spinato invece di centri di accoglienza.

Lavoro a Budapest da qualche mese, e mi sono informata di come potessi aiutare le organizzazioni locali. Due settimane fa nel pomeriggio tardo sono passata alla stazione di Nygati, in una delle aree di transito, per portare del cibo e vedere se potessi dare una mano ai volontari.

Transit zone

Le “transit zone” , le zone di transito, sono delle aree, nei pressi delle principali stazioni ferroviarie a Budapest, riservate alla sosta dei rifugiati che dalla metà di agosto sono arrivati a migliaia nella capitale ungherese. Il governo afferma che è una soluzione per evitare che possano intralciare nel percorso quotidiano dei pendolari.

Non appena i rifugiati arrivano a Budapest da Szeged, la città più vicina al confino serbo, essi vengono ridiretti in queste zone prima di procedere verso la meta successiva: moltissimi non hanno intenzione di rimanere in Ungheria. L’intenzione è quella di ricongiungersi con i famigliari, quando gli chiedi la destinazione finale la risposta è univoca: Germania.

A Nyugati, una delle tre principali stazioni ferroviarie di Budapest, ho seguito gli svariati cartelli “TRANSIT ZONE” per arrivare ad un parcheggio appena fuori dalla stazione, lontano abbastanza per non essere visto dalla strada e dall’ingresso principale. Probabilmente è uno dei parcheggi che è riservato al personale ed era stato improvvisamente riclassificato come zona di transito.

Improvvisamente perché nulla faceva pensare ad uno spazio pensato per accogliere delle persone: i rifugiati dormivano all’addiaccio, alcuni organizzati con tende ed alcuni con coperte improvvisate.

“The collection of food is over there” mi indica uno dei volontari, puntando il dito verso un container non troppo distante.

“This is a transit zone, not a refugee camp” appare a grandi lettere su un foglio appiccicato al centro del container. Questa è una zona di transito, non un campo per rifugiati. Appena sotto la versione in francese, ungherese, arabo e urdu. Ciascuna traduzione termina con il disegno abbozzato di una faccina sorridente.

All’interno del container i volontari raccolgono alimentari, vestiti, medicinali e tutto ciò che può essere utile per passare la notte, donazioni da parte di privati. I volontari sono coordinati da Migration Aid, un’associazione ungherese che fornisce aiuto ai rifugiati in tutte le “aree di transito” di Budapest. I volontari forniscono informazioni, raccolgono le donazioni, preparano i panini da distribuire. Il tutto senza alcun appoggio del governo.

Continua a leggere su Balcanicaucaso.org.

___
Foto michaelgubi cc-by-nc-2.0

Leave a Reply

You can use these HTML tags

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

  

  

  

 SKG Auto & Tir Services s.r.o.

Vai al sito

dicembre: 2017
L M M G V S D
« Nov    
 123
45678910
11121314151617
18192021222324
25262728293031

ARCHIVIO

Dal diario di una piccola comunista

pubblicità google