Fico: la Slovacchia non darà mai il suo OK alle quote obbligatorie

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L’incontro dei ministri degli Interni della UE di lunedì 14 settembre non ha portato grandi novità, se non un maggiore impegno nei confronti dei trafficanti di esseri umani, con la possibilità di usare la forza. Ma sul fronte quote niente di nuovo. Il ministro slovacco Kalinak ha tenuto il comportamento di rigidità deciso in precedenza con i partner del Gruppo di Visegrad, pronto ad usare il suo veto nel caso si sarebbe insistito sulla questione della redistribuzione obbligatoria dei rifugiati con numeri decisi a Bruxelles.

Ieri, martedì 15, nonostante fosse festivo, durante una lunga conferenza stampa il primo ministro Robert Fico ha detto chiaramente che la Slovacchia non potrà «mai accettare quote obbligatorie», «nemmeno se dovessimo rimanere i soli oppositori, perché riteniamo che siano assolutamente irrazionali». La Slovacchia insisterà per la convocazione urgente di un vertice straordinario UE di primi ministri e capi di Stato, nel quale lui andrà «con un chiaro mandato» per rifiutare «in ogni caso» l’assenso del suo paese alle quote obbligatorie, ha detto Fico. E ha di nuovo criticato l’Unione per non aver già organizzato un summit del Consiglio dell’UE su una questione così delicata e divenuta così drammatica nelle ultime settimane. Intervenendo a un programma televisivo domenica, Fico aveva accusato l’UE di non voler convocare il vertice perché si ah «paura della verità», in quanto alcuni dei paesi membri «sostengono la guerra civile in Siria». E ha ripetuto, come già in passato, che «quando è stato necessario lottare per le banche e i soldi da dare alla Grecia, avevamo un summit quasi ogni giorno. Ma di fronte a una così grande crisi umanitaria, che riguarda l’identità dell’Europa, non vogliamo convocare un vertice».

La Slovacchia, ha precisato il premier, sostiene tutte le misure proposte dalla Commissione europea per affrontare la crisi dei rifugiati, salvo le quote obbligatorie, che Fico definisce “la più grande sciocchezza” da fare, soprattutto perché il 90% degli immigrati non scappano da alcuna guerra ma hanno motivazioni economiche, e «non vogliono rimanere in Slovacchia», ma andare in Germania e nei paesi dell’Europa occidentale. «Non sono rifugiati, persone in fuga dalla guerra, dalla fame o qualche altra catastrofe», è il refrain di Fico, che dice avere informazioni certe dai servizi di intelligence. Ogni migrante che passerà il confine slovacco illegalmente sarà arrestato, ha detto, facendo eco a simili minacce già messe in atto da ieri dal suo collega ungherese Orban dopo la chiusura della sua frontiera con la Serbia alla mezzanotte di lunedì.

Fico ha anche rifiutato con disprezzo la minaccia di un taglio ai finanziamenti UE per i paesi che non vogliono le quote. La proposta, che era stata fatta dal Ministro degli Interni tedesco de Maiziere ieri, ma non era stata fatta propria (né lo potrà essere) dalla Commissione UE, sarebbe secondo Fico una punizione senza precedenti per avere espresso un parere legittimo. Un ricatto e intimidazione per i paesi che non vogliono cedere alle proposte della Commissione europea. «Mi batterò contro le quote obbligatorie fino all’ultimo momento, anche a costo di bloccare il vertice dei capi di Stato e di governo», è la risposta di Fico: i fondi strutturali dell’UE, che hanno lo scopo di limare le disparità regionali e quindi sono alla base del progetto europeo, «non hanno nulla a che fare» con l’attuale crisi migratoria.

La Slovacchia, secondo le dichiarazioni del premier, è disponibile a dare aiuto, materiale e finanziario, ai paesi d’ingresso dei migranti nell’UE – Italia, Grecia, Ungheria – ed è a favore di interventi nei paesi di origine delle migrazioni, magari con la creazione di “zone sicure e controllate” all’interno di questi paesi dove i migranti possano rimanere.

Tra le poche voci di dissenso nella politica slovacca, l’altro ieri si è fatto sentire il partito slovacco-ungherese Most-Hid, secondo il quale «invece di respingere meccanicamente le quote, i leader dell’Europa orientale dovrebbero mostrare il più presto possibile cosa intendono per “solidarietà”», e spiegarlo in un modo «che possa essere considerato affidabile e significativo anche dagli altri paesi europei». Most-Hid si diceva preoccupato per la riattivazione dei controlli alle frontiere, che diversi paesi hanno già o stanno pensando di introdurre, cosa che danneggia il progetto dell’Unione europea, che «si basa sulla solidarietà, la concordia e la libera circolazione delle persone».

(La Redazione)

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Foto: Robert Fico all’Ufficio di Governo

3 comments to Fico: la Slovacchia non darà mai il suo OK alle quote obbligatorie

  • alberto zorli

    Sei grande Fico. Italiani proponiamolo come Primo Ministro per l’Italia. Può governare benissimo 2 Paesi Europei.

  • Giz

    “… Nel caso si SAREBBE insistito…”
    Mi sembra più corretto… si FOSSE…

  • daniela

    Ha ragione Fico anke Orban sanno chi diffendono non siamo gli schiavi dell’UE a fare tutto che loro decidono con la Merkel

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