L’ONU ha 70 anni. Mal portati, tra (pochi) successi e (gravi) fallimenti

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Settanta anni fa nascevano le Nazioni Unite. Attualmente comprendono tutti gli stati indipendenti del mondo, tranne il Vaticano. L’anniversario coincide con il vertice che inaugurerà i nuovi obiettivi di sviluppo sostenibile. Per festeggiare i 70 anni dell’organizzazione sorta dalle ceneri di un mondo in guerra si riunisce in questi giorni l’Assemblea generale ONU a New York con 170 leader mondiali. La ricorrenza va a coincidere con un altro grande appuntamento: 15 anni fa venivano stabiliti gli obiettivi di sviluppo sostenibile del pianeta per il nuovo millennio, i Millenium Goals.

Entro fine settembre, in coincidenza con la visita di Papa Francesco, verrà stilata l’agenda dei prossimi obiettivi di sviluppo. Molte altre grandi questioni verranno discusse e votate nel corso dell’anno prossimo, tra di esse spiccano: la protezione del clima, i diritti dei palestinesi nei territori occupati, il disarmo nucleare, la sicurezza alimentare globale.

Alcuni successi

Tradizionalmente il più grande obiettivo delle Nazioni Unite è il raggiungimento della “pace nel mondo”. Per quanto i conflitti (una ventina quelli in corso al momento) e le violenze armate di vario tipo sulla faccia della terra di certo non manchino, alcuni analisti rilevano che il mondo – anche grazie alla mediazione dell’Onu e alle operazioni di peace keeping che promuove – ha fatto molti passi avanti da questo punto di vista: l’ultimo decennio del 21esimo secolo ha contato meno morti di qualsiasi altro decennio del 20esimo secolo (55mila morti all’anno nei primi 10 anni del nuovo secolo, contro i 100mila degli anni ’90 e, addirittura, i 180mila all’anno del periodo 1950-1989).

Tuttavia, altri studiosi rilevano che ad essere cambiata più che altro è la “guerra”: dagli scontri diretti tra grandi eserciti (l’ultimo di portata rilevante è stato quello tra Etiopia ed Eritrea) si è passati a conflitti “asimmetrici” che, pur non potendo provocare un “assedio di Leningrado”, possono essere anche più pericolosi, sanguinosi.

Sicuramente dei passi avanti sono stati fatti sul terreno della “giustizia internazionale”. Anche rilevando i limiti dei tribunali dell’Onu, 70 anni fa, erano inimmaginabili processi per “crimini di guerra” come quello che ha visto condannare a 50 anni di carcere Charles Taylor, dittatore liberiano, o quello, conclusosi prematuramente, con imputato  Slobodan Milosevic.

Come le statistiche che riguardano i morti a causa di conflitti armati, anche quelle che riguardano la “fame nel mondo” evidenziano un miglioramento delle condizioni globali. Nel 20esimo secolo il numero dei morti “di fame” si attestava a quota 70 milioni.

Il “Programma Alimentare Mondiale” dell’Onu (70 aerei, 20 navi, 5000 camion che ogni giorno arrivano nei luoghi più sperduti del pianeta – l’anno scorso sono state 42 milioni le persone aiutate, 3,2 le tonnellate di cibo distribuite), oltre alle iniziative riguardanti alimentazione e agricoltura, possono ritenersi un passo avanti in questo senso.

Gravi fallimenti

Facendo il bilancio di questi primi 70 anni di esistenza, però, le Nazioni Unite dovranno fare i conti con gravi insuccessi e cocenti fallimenti. Uno su tutti è costituito dal non-intervento connesso allo scontro etnico che ha devastato il Ruanda nel 1994. La missione d’assistenza dell’Onu presente nel paese era a conoscenza delle intenzioni dei gruppo armati di etnia hutu, tuttavia, questo non bastò a impedire il genocidio di poco meno di 1 milione di appartenenti all’etnia tutsi.

Ancora più grave – se è possibile – quanto accaduto nel 1995 a Srebenica: nonostante fosse stata dichiarata “safe zone”, oltre a essere protetta da un contingente di caschi blu di nazionalità olandese, 8mila bosniaci vi furono massacrati dalle forze serbe comandate da Ratko Mladic.

Nel 2005, invece, i caschi blu di stanza nella Repubblica Democratica del Congo sono stati accusati di aver abusato di donne e ragazze, le stesse che, teoricamente, avrebbero dovuto proteggere. Casi analoghi si sono registrati in Cambogia, in Bosnia, ad Haiti. Proprio ad Haiti sono morte 8mila persone a causa di una grave epidemia di colera (700mila contagiati) iniziata tra i caschi blu nepalesi, giunti in seguito al terremoto che aveva colpito il paese.

Non si può dimenticare, inoltre, lo scandalo riguardante “Oil-for-food“. Nel 1996, l’Onu diede il via a un programma di sostegno all’Iraq colpito dalle sanzioni internazionali in seguito all’invasione del Kuwait: in pratica, le Nazioni Unite mediavano la vendita di petrolio iracheno, Baghdad riceveva in cambio beni di prima necessità. Nel 2003 emersero vari illeciti, poco tempo dopo, si scoprì un vero e proprio “schema” corruttivo (valore dei proventi generati stimato in 10 miliardi di dollari).

(Guglielmo Sano, via Termometropolitico.it)

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Foto Steve Cadman cc-by-sa 2.0

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