Eustrem: il gasdotto Nord Stream è un rischio per la sicurezza energetica dell’Europa

nordstream-gasdotto_(Samuel Bailey cc-by)

L’estensione del progetto di gasdotto Nord Stream lungo il letto del Mar Baltico, che aggira i paesi dell’Europa centro-orientale – Ucraina e Slovacchia, oggi principali paesi di passaggio del gas russo – (ma anche la Polonia) preoccupa tali governi in prima battuta per le ricadute economiche che tale piano avrà sui bilanci nazionali per le minori entrate dovute ai diritti di transito attraverso le loro condotte (per la Slovacchia si parla di diverse centinaia di milioni di euro). Ma anche perché, a dispetto di quanto predicato da anni da tutti, e soprattutto dalla Commissione UE, mette a serio repentaglio la sicurezza energetica dell’intera Unione e l’indipendenza degli approvvigionamenti energetici dei paesi membri, che rimarrebbero legati a doppia mandata con la produzione proveniente da Mosca.

La società Eustream controllata dal gruppo EPH insieme allo Stato, che gestisce la trasmissione del gas in Slovacchia dal confine ucraino verso l’Europa (quasi 60 miliardi di metri cubi all’anno), e i cui profitti saranno notevolmente ridotti quando il progetto andrà in porto, sta seguendo gli sviluppi relativi al nuovo gasdotto che attraverserà il Baltico raggiungendo dalla Russia orientale direttamente la Germania.

Il percorso e i dettagli del raddoppio del Nord Stream (che oggi consiste di due condotte già funzionanti dal 2011 e 2012) non sono ancora chiari nella loro forma finale, ma l’accordo preliminare siglato tra il gigante russo Gazprom e gruppi energetici occidentali (per ora E.On, Shell e OMV) per il raddoppio della capacità della condotta del Baltico – peraltro firmato in un momento in cui sono in corso rigide sanzioni contro la Russia per l’annessione della Crimea – metteranno fuori gioco la Slovacchia come soggetto strategico per le forniture energetiche all’Europa. Un accordo che è stato citato con apprensione dai primi ministri di Slovacchia e Ucraina che si sono incontrati a Bratislava la scorsa settimana. Se il premier ucraino ha detto che il progetto è anti-ucraino e anti-slovacco, il suo collega Robert Fico non ha usato mezze misure: «Ci prendono per idioti», ha detto. «Non si può parlare per mesi di come stabilizzare la situazione [in Ucraina – ndr] e poi prendere una decisione che mette l’Ucraina e la Slovacchia in una posizione scomoda». Fico ha detto che la Slovacchia si sente “tradita” come paese membro dell’UE ed è intenzionato a portare la questione al vertice del Consiglio UE del prossimo mese.

gas_(eustream.sk)

Il capo di Eustream ha detto domenica che l’Europa non è pronta per un tale robusto cambiamento di piani. Bypassare l’Ucraina significherà che praticamente tutto il gas russo potrebbe arrivare in Occidente attraverso la Germania, una condizione che esclude e mette a rischi alcuni paesi non sono autosufficienti (la Slovacchia usa per il 97% gas russo) e alcuni paesi dell’Europa sud-orientale (Romania, Bulgaria e Grecia, che non sono collegati alle reti

L’aggiramento dell’Ucraina per Gazprom significa soprattutto, oltre a un risparmio sui costi di trasmissione, sottrarsi alle minacce di un blocco del gas verso l’Europa, o alla sottrazione per uso interno del gas naturale destinato ai paesi occidentali per dispute tra Kiev e Mosca. Una situazione che si è verificata almeno tre volte negli ultimi dieci anni, nel 2006, 2007 e 2009 comportando, soprattutto l’ultima volta nel gennaio 2009, grandi disagi ai paesi dell’area CEE. La Slovacchia dovette dichiarare lo stato di crisi e contingentare l’utilizzo di gas alle industrie allo scopo di garantire il riscaldamento alle abitazioni. Quella crisi portò poi la Commissione europea a spingere per la diversificazione delle fonti di approvvigionamento dell’Europa, un tema tutt’ora non ancora risolto. Anche nell’inverno 2013-2014 le tensioni tra la Russia e l’Ucraina alle prese con le proteste del Maidan e la defenestrazione di Yanukovych avevano portato a una riduzione dei volumi per la Slovacchia, cosa ripetutasi di nuovo nei primi mesi di quest’anno.

Qualche mese fa Eustream si è fatta promotore insieme al governo slovacco di un nuovo progetto di gasdotto (Eastring) che potrebbe garantire la sicurezza di forniture all’area sud-orientale dell’Europa. Il progetto, a cui hanno aderito Romania, Ungheria e Bulgaria, porterebbe in Europa occidentale il gas dell’Azerbaijan, in parte utilizzando condotte esistenti, almeno in Slovacchia. La prima fase di Eastring potrebbe entrare in funzione nel 2018.

(La Redazione)

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Foto Samuel Bailey cc-by-sa 3.0, Eustream.sk

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