Enel tratta ancora con EPH. Slovnaft non demorde. Il governo tace

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Enel continua a trattare, per la cessione della controllata Slovenske Elektrarne (SE), in via esclusiva con il gruppo energetico EPH, un negoziato che potrebbe portare a vendere ai cechi entro l’anno una prima quota del 30-33%, secondo le più recenti ammissioni della stessa società italiana. Mentre per incassare il resto del suo pacchetto rimanda tutto a quando saranno conclusi i lavori di raddoppio della centrale nucleare di Mochovce, con due nuovi reattori che dovrebbero entrare in produzione entro fine 2017.

Ma nel frattempo il consorzio slovacco-ungherese composto da Slovnaft e MVM Group non si arrende. Il ceo della petrolchimica slovacca, Oszkar Vilagi, ha affermato di essere pronto a subentrare nei colloqui con gli italiani se gli incontri di queste settimane non dovessero portare a un accordo. Vilagi aveva anche rassicurato il governo, convitato di pietra in questa circostanza, che se Slovnaft avesse preso il controllo della società elettrica slovacca non ci sarebbero stati problemi nel trovare una forma di governance in SE che avrebbe soddisfatto le aspettative del primo ministro di avere un maggior potere decisionale nella gestione dell’azienda.

Da parte sua il governo non ha ancora ufficialmente deciso se acquisire o meno una partecipazione di minoranza in SE che porti la quota in mano allo Stato dal 34% al 51%, così da avere il comando dell’impresa. Il primo ministro Fico avrebbe dovuto recarsi a Roma per incontrare i vertici di Enel in giugno e discutere della questione. Incontro che non sarebbe ancora avvenuto, stando a quanto detto anche recentemente dal Ministro dell’Economia Vazil Hudak. In realtà c’è chi dice che a Roma Fico ci è andato, in gran segreto. Resta da sapere che cosa questo ha significato.

Enel ha messo in vendita il 66% di SE a partire dall’estate dello scorso anno. Questa primavera, tuttavia, poche settimane prima della scadenza ultima per la presentazione delle offerte vincolanti per l’acquisto del pacchetto azionario, il ceo Francesco Starace ha visitato la Slovacchia, e incontrato il premier Fico, accettando (a denti stretti) di rimanere nell’azienda fino al completamento dei due nuovi reattori della centrale di Mochovce, un progetto che il governo ha tra le sue più alte priorità.

Tra le ipotesi delle scorse settimane vi era la cessione al governo di una quota del 17%, il che avrebbe portato a uno scambio delle posizioni dei due soci, ed Enel che, rimasta  con il 34%, sarebbe finita in minoranza. Il resto delle sue azioni sarebbero poi state cedute quando a Mochovce 3 e 4 usciranno i primi KwH di energia. Enel aveva comprato SE nel 2006, pagandola 840 milioni di euro e investendone poi molti di più: è il più grande investimento italiano in questo paese. Le due nuove unità nucleari, i cui lavori sono partiti nel 2008 riprendendo un progetto lasciato a metà negli anni ’80, dovrebbero entrare in funzione rispettivamente a fine 2016 e fine 2017. Il costo globale per i due reattori è al momento fissato a 4,6 miliardi, come da budget approvati, quasi due miliardi più dell’iniziale previsione di 2,8 miliardi di euro.

Intanto il capo della Corte dei Conti slovacca (NKU) ha detto ai media qualche giorno fa che i risultati di una ispezione svolta presso Slovenske Elektrarne (che è una società a partecipazione statale) tra dicembre 2014 e aprile 2015 non saranno resi pubblici. Il rapporto finale sul controllo, che è stato «molto, molto ampio» come ha detto Karol Mitrik, eletto recentemente alla carica dal partito di maggioranza Smer-SD, sarà presentato alla commissione competente del parlamento in una prossima sessione autunnale.

(La Redazione)

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