Fico: UE smetta di sgridarci per non volere le quote. Lajcak: non solo cristiani

Fico_(vlada.sk+elab.BS)

Il primo ministro slovacco Robert Fico ha detto mercoledì che sarebbe ora che l’Unione europea smettesse di “predicare” al Gruppo di Visegrad (V4 – Slovacchia, Repubblica Ceca, Ungheria e Polonia) criticando il suo atteggiamento negativo verso l’imposizione di quote obbligatorie per la redistribuzione dei migranti. Se qualcuno la pensa in modo diverso, ha detto, «non significa che debba essere sgridato. Non può valere nella UE il principio che “se non sei con noi, sei contro di noi”. È necessario tener conto delle opinioni diverse e sforzarsi di trovare una soluzione vantaggioso per tutti». Questa la prima reazione del premier slovacco al “discorso sullo stato dell’Unione” pronunciato dal presidente della Commissione UE Jean-Claude Juncker ieri mattina, nel quale proponeva il rilancio delle quote obbligatorie di accoglienza in ogni stato membro UE, stabilendo per la Slovacchia una quota di 2.287 richiedenti asilo (in due anni).

La Slovacchia chiede che decisioni serie come questa siano prese consensualmente all’interno dell’UE, pensa invece Fico. Se non c’è consenso, allora bisogna cercare una diversa soluzione, «ma non è possibile che qualcuno annunci in anticipo una soluzione e gli altri si debbano semplicemente adattare». Fico crede che non dovrebbe essere la Commissione europea a decidere su un tema come questo, ma piuttosto «il Consiglio europeo per mezzo di un consenso comune». Nessuno può ordinare a un paese sovrano di fare qualcosa quando si tratta si tratta di una questione così seria: «le quote sono irrazionali e non risolvono nulla», ha detto Fico, cose già sentite più volte.

La Slovacchia invece crede che si dovrebbero proteggere in modo più ampio ed effettivo le frontiere esterne dell’area Schengen, e per questo è pronta a fare la sua parte. Come a mandare proprie unità militari nei paesi dai quali provengono i migranti, con un chiaro mandato internazionale per la creazione di forze di pace in paesi come Libia, Siria o altri.

Al primo ministro ha fatto eco il capo della diplomazia slovacca, il ministro Lajcak, il quale ha sottolineato che se ci sono delle cose buone nella proposta di Juncker (la necessitò di mostrare solidarietà, una più efficace politica di espulsione e l’affrontare i problemi dove hanno origine), ci sono però anche almeno due questioni sulle quali la Slovacchia non è d’accordo: una è che al posto della Commissione UE, a prendere decisioni così delicate e sensibili dovrebbero essere i leader democraticamente eletti dei paesi membri. L’altra è che il gruppo V4 di cui la Slovacchia fa parte non vuole le quote. E nemmeno le vogliono gli stessi migranti, come dimostra il fatto che nello scorso fine settimana su 14.000 migranti passati attraverso l’Austria [sulla strada per la Germania], solo 730 hanno presentato domanda di asilo a Vienna.

Il tema dei migranti sarà all’ordine del giorno nella prossima plenaria del Parlamento slovacco a partire dal 16 settembre, al quale saranno presentate le proposte del governo sulla questione. La Slovacchia rifiuta l’accusa «di non essere solidale. Siamo solidali e vogliamo una soluzione che non rappresenti una falso solidarietà o salvi soltanto le apparenze», ha detto Lajcak. Il ministro ha fatto anche un parziale passo indietro rispetto alla scelta del governo di accettare solo cristiani (sempre su base volontaria). Lajcak ha detto che si è trattato di una “sfortunata formulazione” del testo. «La nostra posizione non è mai stato di distinguere i migranti sulla base di razza, etnia, e religione», ma solo in base a chi ha bisogno del nostro aiuto e a chi siamo pronti a darlo.

L’arco politico slovacco è piuttosto unito nei confronti di questa questione. Infatti ieri anche i cristiano-democratici (KDH), il partito più conservatore e più vicino alla Chiesa in Slovacchia, si è espresso contro le quote, e sollecitano invece il rispetto delle norme che disciplinano la spazio Schengen con controlli rigorosi alle frontiere esterne dell’UE. La Slovacchia, per aderire all’UE, ha dovuto «investire molti soldi nel salvaguardare i sui confini orientali con l’Ucraina. Ora la Slovacchia chiede giustamente che i confini di Schengen siano adeguatamente salvaguardati», ha detto ieri il leader KDH Jan Figel, non mancando di prendere di mira Juncker per non aver indicato una soluzione al problema. «Se non si ferma il genocidio e le barbarie commesse dallo Stato Islamico, e se la politica migratoria di Schengen non sarà rispettata correttamente, l’onda delle migrazioni continuerà a crescere», ha ammonito Figel.

(Red)

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Foto: vlada.sk, elab. BS

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