74 anni fa l’editto antisemita dello Stato slovacco di Jozef Tiso

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Ieri 9 settembre cadeva il 74esimo anniversario dell’enunciazione del regolamento emesso dal governo del primo Stato slovacco con le norme sullo stato giuridico degli ebrei (Nariadenie o právnom postavení Židov), un atto che, conosciuto anche come “Codice ebraico” (Židovský kódex), privava le persone di etnia e religione ebraica dei propri diritti civili. Emesso il 9 settembre 1941, l’editto che conteneva circa 300 norme in buona parte ricopiava le leggi antiebraiche della Germania nazista. La qualifica di “ebreo” era definita in base a principi etnici, ma anche religiosi, e comportava la deprivazione di numerosi diritti fondamentali, oltre  che delle loro proprietà mobili e immobili. Un decreto di pochi giorni dopo, il 18 settembre 1941, stabiliva l’obbligo per ogni ebreo sopra i sei anni di indossare sui propri abiti una stella gialla a sei punte, obbligo che poteva essere evitato soltanto con l’intervento del presidente della Repubblica. La normativa, che incontrò la disapprovazione del Vaticano, vietava agli ebrei di intraprendere diverse attività, proibiva i matrimoni tra ebrei e non ebrei ed escludeva i giovani ebrei, anche se battezzati, dall’istruzione di ogni ordine e grado. E istituiva i campi di lavoro. Agli ebrei venne imposto inoltre di registrare tutti i beni immobili, che furono in seguito confiscati. Nell’ottobre 1941, inoltre, 10.000 dei 15.000 ebrei di Bratislava furono espulsi dalla capitale e trasferiti in provincia in appositi campi di lavoro (Wikipedia).

Un evento commemorativo si è svolto ieri su piazza Rybné namestie, nel centro di Bratislava, dove un tempo sorgeva una sinagoga, abbattuta poi dai comunisti per far posto al Ponte Nuovo, e dove oggi è sito il Memoriale dell’Olocausto. Tra i presenti, il presidente del Parlamento slovacco Peter Pellegrini, il primo ministro Robert Fico e diversi ministri e rappresentanti delle istituzioni.

Il giorno 8 settembre una cerimonia di commemorazione si era tenuta presso il campo di prigionia di Sered, nella regione di Trnava, dove tra il 1942 e il 1945 transitarono almeno 10mila ebrei.

In occasione della ricorrenza, ieri l’Ufficio del plenipotenziario del governo per le minoranze ha scritto in una dichiarazione che «Questo giorno è allo stesso tempo un richiamo al graduale processo di degradazione della popolazione ebraica e alle dure misure anti-ebraiche culminate con la deportazione dei cittadini ebrei nei campi di sterminio».

Nel contempo, il Ministero degli Affari esteri ed Europei scriveva una sua nota: «Ricordare questo tragico capitolo della storia dell’umanità è essenziale, come un avvertimento contro i pregiudizi, l’intolleranza e il razzismo che degradano i principi di umanità e di rispetto dei diritti umani in patria e all’estero».

(La Redazione, Fonte Tasr/Wikipedia/altri)

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Foto Mark Healey cc-by-sa-2.0

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