Kiska: smettiamo di seminare odio o perderemo nostra umanità

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«Ogni giorno e ogni ora si registrano nuove informazioni sull’ondata migratoria in Europa. Vediamo tragedie umane, siamo testimoni della morte anche dei più piccoli, ma vediamo anche i sorrisi di coloro che hanno raggiunto la loro meta». Questo l’inizio di un discorso che il presidente Andrej Kiska ha offerto al suo popolo, agli slovacchi, lunedì 7 settembre, dopo che i leader dei quattro paesi Visegrad (Slovacchia, Repubblica Ceca, Polonia e Ungheria) hanno ancora una volta decretato che no, loro i migranti imposti da Bruxelles non li vogliono.

Aiutare i rifugiati, sottolinea il presidente, «è una espressione di umanità e solidarietà, e il dibattito non può essere ridotto unicamente alla questione delle quote». Secondo lui, «avremo sempre i nostri problemi, ma questo non significa che dobbiamo chiuderci dentro e non aiutare gli altri». Con il suo messaggio, Kiska ha invitato i suoi connazionali ad astenersi dall’esprimersi con una terminologia razzista e xenofoba. Secondo il capo dello Stato il dibattito condotto in queste settimane e mesi su migranti e rifugiati è una specie di «lotta vitale per mantenere la compassione e l’indole insita nel carattere della Slovacchia», lasciando intendere che se non la si smette di seminare paura e odio il popolo slovacco può perdere la sua umanità.

Kiska si chiede che cosa davvero ostacoli la Slovacchia dall’accettare le quote dell’UE. Non riesce a credere che 5 milioni di slovacchi non siano in grado di sostenere «l’arrivo di centinaia, o anche qualche migliaio, di persone – uomini, donne e bambini – che sono fuggiti in Europa a causa della guerra, di morte e violenza». E fornire loro «sicurezza e un aiuto per iniziare di nuovo una vita sopportabile e dignitosa». Si tratta soltanto, dice, di una espressione primaria di «umanità e solidarietà». «Vorrei, spero e credo», conclude Kiska, «che un accordo [sulle quote – ndr] in Europa si possa raggiungere. E che la Slovacchia manterrà la sua indole. Un’indole da paese cosciente e sicuro di sé, con cittadini dal cuore aperto. Un paese che può non solo ricevere, ma anche dare».

Dopo la decisione in sede V4 presa venerdì a Praga, nel weekend il primo ministro Fico aveva partecipato a diversi show televisivi dove aveva continuato a dire che i migranti economici che arrivano in Europa vanno distinti da quelli che fuggono da guerre e disastri, e vanno rimpatriati. Del resto, ha detto il premier enfatizzando la questione, «chi paga 5.000 euro ad un trafficante per un passaggio via mare o terra, è veramente povero? Molti di loro sono giovani che cercano lavoro. Il 90% sono in questa situazione». Non possiamo accogliere tutti, e la Slovacchia non è in grado di integrare persone di una cultura diversa, ha detto. La crisi dovrebbe essere risolta dove ha avuto origine: in Siria e in Libia, anche se questo significasse lanciare un’azione militare, naturalmente sotto mandato ONU.

Dopo l’uscita del presidente, Robert Fico ha commentato dicendo che il capo dello Stato è libero di esprimere il proprio pensiero, ma le decisioni sulla questione non spettano a lui.

Il messaggio di Kiska, e il discorso in video di quasi venti minuti, è disponibile qui.

(Red)

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Foto prezident.sk

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