I paesi V4 e il no alle quote UE. E adesso?

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Un lungo articolo di Vittorio Giorgetti riprende per EastJournal.net la reiterata decisione presa dai leader dei Quattro paesi di Visegrad (Repubblica Ceca, Polonia, Slovacchia e Ungheria) raccontandone i dettagli e chiedendosene le ragioni. Di queste ultime ne pubblichiamo un paio di paragrafi, rimandando alla lettura dell’articolo per il resto.

[…] «Le radici di questa diffidenza verso le popolazioni immigrate sono molteplici, e le abbiamo già affrontate in altri articoli. Colpa dei media, colpa di società estremamente omogenee e “protette” da tutto ciò che è diverso. Colpa, forse, di comunità piccole e chiuse, tendenzialmente inclini al razzismo, che una volta se la prendevano con rom ed omossessuali ed oggi vedono nell’immigrato proveniente dal Medio Oriente o dall’Africa il pericolo da estirpare. Ma non è tutto. Interessante a questo proposito è il contributo di due studiosi dell’Institute of International Relations di Praga, Michal Simecka e Benjamin Tallis, che hanno parlato della questione in un articolo recentemente pubblicato da Open Democracy. Secondo loro, la crisi dei migranti ha portato alla luce nei V4 una falla della democrazia liberale. Davanti all’emergere di gruppi di estrema destra o con forti contenuti nazionalistici, quali Jobbik in Ungheria, il Partito Popolare [Nostra Slovacchia] in Slovacchia o il Partito della Libertà in Repubblica Ceca, l’establishment politico di questi paesi ha preferito cavalcare l’emergente propaganda razzista anziché schierarcisi contro. Forse per paura di perdere consensi, o forse per cercare di sventare situazioni ben peggiori, i leader di Visegrád hanno deciso di farsi scudo con prese di posizione estremamente populistiche e chiuse. “Se dall’Europa democratica non verrà fuori una risposta razionale a questa crisi, la darà qualcun altro, magari usando metodi più vicini al fascismo” aveva detto il premier slovacco Robert Fico qualche tempo fa, facendo trapelare tutto il suo timore per uno spostamento dell’esecutivo ancora più a destra».

«D’altro canto, gli oppositori di questa politica della diffidenza e della chiusura sono costituiti da piccoli gruppi intellettuali (circoli di pensiero, università ecc.) ed organizzazioni già attive nel campo dell’integrazione e della partecipazione democratica. Una collettività ristretta, obiettivamente staccata dal comune sentire della popolazione, con poco potere mediatico e nessun aggancio verso i poteri istituzionali. E’ così che il dibattito sui migranti rimane conteso tra una minoranza elitaria, liberale, certa della propria giustezza morale, e una maggioranza populista, convinta di essere l’unica detentrice della democrazia. Una lotta che sta esacerbando il tema accoglienza, trascinando sempre più verso il basso la qualità della politica nazionale di ogni V4. E che forse, sta allontanando indissolubilmente i paesi dell’ex Patto di Varsavia da Bruxelles. Se infatti prendiamo quest’ultimo attrito assieme ad altri episodi spinosi avvenuti durante l’ultimo decennio (vedasi anche la partecipazione alle ultime elezioni europee, che in tutta l’area ha totalizzato poco più del 20%), diventa lecito chiedersi: quanto riusciranno ad andare avanti insieme queste due realtà?».

Leggi l’articolo su EastJournal.net.

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Foto: rifugiati alla Westbahnhof di Vienna, Josh Zakary CC-BY-NC 2.0

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