Il migrante e il cellulare: una storia semplice

immigr_(sashakimel 7264223054 CC-BY-ND)

Un venerdì pomeriggio salgo su un treno regionale Como-Milano e mi siedo accanto ad un giovane eritreo dall’aspetto riservato. Incuriosita dai suoi modi gentili, gli faccio qualche domanda e scopro che si chiama Sami, ha 26 anni ed è da poco sbarcato a Lampedusa dopo un viaggio infernale in cui hanno trovato la morte molte persone. Il suo obiettivo è lasciare l’Italia e chiedere asilo in Svizzera: ha con sé solo un biglietto del treno per Chiasso, non un bagaglio, né documenti e tantomeno soldi.

Eppure, invece di condividere la sua situazione di difficoltà, ci tiene a rimarcare la grande capacità di accoglienza e solidarietà degli italiani. Impressionata dalla sua carica di energia positiva, mi viene spontaneo offrirgli un piccolo contributo per pagarsi il biglietto del treno per Zurigo. Devo insistere, perché non vuole accettare. Durante tutto il viaggio Milano-Como mi parla timidamente del suo paese e di sé. Non si sofferma molto sul dramma che l’Eritrea sta vivendo da oltre 20 anni e preferisce raccontarmi del suo lavoro di autista e della sua passione per il calcio.

[…] Quando scendo, alla stazione, cerco i miei telefoni cellulari nella borsa e realizzo che di questi non c’è traccia. Con il telefono del mio compagno faccio squillare uno dei due e risponde immediatamente Sami, che mi conferma che li ho sbadatamente lasciati sul treno […].

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Foto Sasha Kimel CC-BY-ND 2.0

2 Commenti

  1. articolo ridicolo. per uno che fa una buona azione cé l ivorianoa che stupra e uccide, due settantenni..profugo… che pena.

  2. Storia molto probabilmente ( di questi tempi ne escono ogni giorno, le scrivono per tentare di far cambiare opinione alla gente) falsa. Oppure storia di cui si sono esagerati alcuni aspetti, in modo da renderla strumentale. Non ci caschiamo, e se anche fosse vera, continuiamo a essere preoccupati dalla situazione che si è creata.

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