L’Europa spiaggiata

immig_Aylan_graf-BS

La foto del piccolo corpo di Aylan Kurdi, profugo siriano di tre anni, sulla spiaggia di Bodrum in Turchia ha fatto il giro del mondo. Aylan è morto annegato con la madre, il fratello maggiore e altre nove persone mentre tentava di raggiungere l’isola greca di Kos, nella notte dell’1 settembre.

La foto di Aylan Kurdi è diventata emblematica della crisi dei rifugiati che colpisce l’Europa e dell’incapacità dei dirigenti europei di passare da una politica repressiva a una di accoglienza – con l’eccezione della Germania, che ha deciso di rendere più facile l’accesso all’asilo ai profughi siriani. Una riunione d’urgenza dei ministri dell’interno dell’Ue è stata indetta per il 14 settembre “per fare un punto a proposito della pressione sul terreno, delle azioni in corso e per deliberare sulle prossime tappe per rafforzare la risposta europea”.

Oltre 2.600 migranti sono morti nel tentativo di raggiungere l’Europa dall’inizio dell’anno.

(Fonte Voxeurop.eu)

___

La foto in questione, o meglio le foto (ne esistono diverse, da diverse angolazioni) che noi pubblichiamo modificata solo a mo’ di monito, è stata pubblicata da diversi grandi media internazionali, mentre altri (altrettanto grandi) hanno deciso di non farlo. Come è successo in altri casi, le polemiche continueranno a toccare temi delicati e sconvolgenti, esposti alla visione di tutti, anche a chi non volesse guardare. Appena una settimana fa altre polemiche scaturirono un dibattito sulla bontà o meno di trasmettere il video della reporter americana uccisa in diretta con il suo cameraman da un ex collega. Nel caso del bambino, piccolo corpo spiaggiato come un sacco inutile, come un pesce morto, la sua immagine, la cui visione è brutale, è altamente simbolica di una società – la nostra europea – che è disorientata tra rifiuto e paura e desiderio di accoglienza, ma che alla fine spesso non fa nulla per alleviare o anche solo ‘combattere’ a parole o con i gesti per dare un futuro a persone che in fondo sono come noi. Questa ondata di rifugiati, dalla Siria, dall’Iraq, non sono molto diversi da noi, vestono all’occidentale, abiti casual come noi indossiamo tutti i giorni, hanno lasciato una casa, una macchina, un negozio nella loro città abbandonata all’improvviso per cercare di salvarsi la pelle. Spesso si trascinano dietro tutta la famiglia, uomini, donne, bambini a volte piccolissimi che portano in braccio, nonne e nonni in sedia a rotelle o con le stampelle. E sono pronti a percorrere con ogni mezzo migliaia e migliaia di chilometri attraverso ogni genere di soprusi, violenze, ricatti, per poi finire spesso sotto i manganelli di una qualche polizia prima turca, poi europea. Questa gente, che raccoglie l’odio e il risentimento dettati dalla paura di migliaia di nostri connazionali dovrebbe invece avere il nostro rispetto. Chiediamoci se noi saremmo capaci di agire come loro. Chiediamoci se saremmo disposti – certo in situazioni disperate – di farci carico di ogni membro della nostra famiglia e metterci in viaggio, un viaggio pericoloso e pieno di insidie, per poi dover affrontare avversione, disprezzo, ostilità. La foto di Aylan dovrebbe ricordare a tali ‘odiatori di professione’, che abbiamo un cuore, e un’anima, e che sta solo a noi farne uso. La foto di Aylan ha fatto scrivere all’Independent un titolo indicativo e definitivo:

«Se queste immagini straordinariamente potenti di un bambino siriano morto annegato su una spiaggia non cambiano l’atteggiamento dell’Europa verso i rifugiati, che cosa lo potrà fare?».

Già, che cosa?

(P.S.)

Leave a Reply

You can use these HTML tags

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

  

  

  

 SKG Auto & Tir Services s.r.o.

Vai al sito

dicembre: 2017
L M M G V S D
« Nov    
 123
45678910
11121314151617
18192021222324
25262728293031

ARCHIVIO

Dal diario di una piccola comunista

pubblicità google