Crisi rifugiati: l’ipocrisia degli Stati che ora chiedono un intervento UE

immig_ungheria_(@wikicommons)

Bruxelles – Adesso è tutto un coro di richieste verso Bruxelles. Dai quattro angoli del continente, non c’è capitale che (nella narrativa proposta dagli Stati) non stia tirando per il bavero Juncker e compagni per convincerli che qualcosa sull’immigrazione va fatto e subito. Anche la riunione straordinaria dei ministri Ue convocata dalla Presidenza lussemburghese per discutere urgentemente della questione, viene fatta passare come una sveglia che gli Stati sono riusciti ad imporre per attivare una Commissione europea sonnacchiosa e inattiva. La realtà però è ben altra. È vero che le tragedie dell’immigrazione ci sono da anni e anni e che ogni giorno di attesa è un giorno di troppo, ma è vero anche che da quando al Berlaymont si sono insediati Juncker e la sua Commissione “politica”, il cambio di passo sull’immigrazione è stato decisissimo. O almeno lo sarebbe stato, se quegli stessi Stati membri che oggi chiedono a gran voce un intervento europeo, non avessero bloccato ogni slancio.

A Bruxelles cercano di ribadirlo un po’ tutti. Per ultimo ci ha provato il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, incontrando oggi il primo ministro sloveno, Miro Cerar. “L’Unione europea non può e non deve essere biasimata per la crisi dell’immigrazione”, ha voluto sottolineare, facendo eco alle parole di pochi giorni fa del presidente della Commissione europea. “Alcuni ministri di Stati membri ci criticano per una nostra inattività. Ma sono critiche ingiustificate. La colpa va data agli Stati membri, non alla Commissione”, era stato più diretto, (come suo solito) Juncker. “Siamo sorpresi che alcune delle voci critiche dell’estate sembrano avere dimenticato quello che la Commissione ha proposto e lasciato sul tavolo molto prima dell’acutizzarsi della crisi che abbiamo visto in questi giorni”, calca la mano anche il portavoce dell’esecutivo Ue, Margaritis Schinas, parlando di proposte che qualcuno “ha scelto di non vedere”.

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Foto: la barriera al confine tra Ungheria e Serbia (Délmagyarország/Schmidt Andrea @wikicommons)

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