EXPO 2015: nei padiglioni di Milano opere d’arte da tutto il mondo

expomila_(LucaBoldrini_CC-BY)

L’arte come espressione di unicità, l’arte come linguaggio condiviso per descrivere l’identità di un Paese. Così gli artisti e le artiste di tutto il mondo partecipano all’Esposizione Universale di Milano con tutte le opere che meglio descrivono la loro epoca  e la loro società, ma anche la condivisione di un messaggio: quello della bellezza della vita.

Arts & Foods. Rituali dal 1851

La multiforme relazione fra le arti e il cibo è ripercorsa e analizzata nell’unica Area tematica di Expo Milano 2015 in città, negli spazi della Triennale – 7.000 metri quadrati circa tra edificio e giardino. Arts & Foods. Rituali dal 1851 mette a fuoco la pluralità di linguaggi visuali e plastici, oggettuali e ambientali che dal 1851, anno della prima Expo a Londra, fino ad oggi hanno ruotato intorno al cibo, alla nutrizione e alla convivialità. La mostra internazionale curata da Germano Celant fa ricorso a differenti media così da offrire un attraversamento temporale, dallo storico al contemporaneo, di tutti i livelli di espressività, creatività e comunicazione espressi in tutte le aree culturali. È visitabile gratuitamente con il

Dov’è: La Triennale di Milano, viale Alemagna 6, visitabile gratuitamente con il biglietto di Expo

Emilio Isgrò: Il Seme dell’Altissimo

Il simbolo della vita e della speranza per lo sviluppo dell’umanità si incarna in un seme d’arancia ingrandito 1,5 miliardi di volte. Un racconto dell’era della manipolazione del cibo che l’artista, padre della Cancellatura e noto nell’ambito dell’Arte Concettuale, elabora come un’icona universale del nutrimento.

Dov’è: Ingresso Ovest Triulza – Orogel [I5]

Dante Ferretti, I guardiani del cibo – Il mercato (otto postazioni)

L’installazione di Dante Ferretti piega le sfide e gli spunti per lo sviluppo che Expo Milano 2015 offre ai Paesi di tutto il mondo. All’ingresso si è accolti da una parata di statue ispirate ai ritratti di Giuseppe Arcimboldo che rappresentano in forma antropomorfa i lavori e i prodotti tipici della tradizione italiana. L’Italia si fa vanto delle proprie produzioni agricole. Il punto d’incontro tra i contadini e le persone è il mercato. E per questo ai mercati tradizionali italiani e ai prodotti tipicamente in vendita si è ispirato il grande scenografo, tre volte premio Oscar, Dante Ferretti: le sue otto installazioni sul Decumano, realizzate esclusivamente per l’Esposizione Universale, hanno inaugurato il 2 giugno la settimana dell’orgoglio italiano.

Dov’è: Decumano

Dante Ferretti, I guardiani del cibo (foto expo2015.org)

Mimmo Palladino: La Conoscenza

Mimmo Palladino e Michele De Lucchi forgiano quest’opera d’arte bronzea ubicata fino al 31 ottobre nella “Valle delle Civiltà”, l’area prospiciente il Padiglione Zero. La statua, una figura umana seduta raffigurata nell’atto di apprendere da un libro i numi della conoscenza, è stata posta sopra a un basamento progettato da Michele De Lucchi e realizzato da Maurizio Riva, con lo scopo di affermare il concetto di conoscenza che attraverso i versi poetici, i disegni rupestri, l’arte e la bellezza del paesaggio costituiscono il tema principale del Padiglione Zero.

Dov’è: Padiglione Zero [J7]

CIR food: Il gusto della visione

Intorno e all’interno dei suoi punti di ristoro, bar e ristoranti, CIR food – Cooperativa Italiana Ristorazione ospita una collezione di opere d’arte con le quali trasmettere il messaggio di nutrirsi con cibo sano e prodotto con tecniche sostenibili per il pianeta. Artisti del calibro di Renata Boero, Paola Levi Montalcini, Elisa Montessori, Sara Campensan e Marilù Eustachio (con un omaggio a Gillo Dorfles) espongono con delle opere nate dalla commistione tra l’arte, la poesia e il mondo del cibo.

Dov’è: Ristoranti Tracce

Wolf Vostell: Energia

L’installazione realizzata nel 1973 dall’artista tedesco esponente del movimento artistico neodadaista Fluxus, è visibile nell’Edicola Caritas: un’opera sul tema “dividere per moltiplicare” di evangelica memoria, mai vista prima in Italia. La carcassa di una massiccia Cadillac riempita di fucili mitragliatori è contornata da sfilatini di pane avvolti in carta di giornale. Una composizione davanti a cui ognuno può formulare le proprie riflessioni sul legame tra consumo e condivisione delle risorse.

Dov’è: Padiglione Caritas [H7]

Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano: Copia della Madonnina

Realizzata in scala 1:1, è alta 4,16 metri, pesa circa 14 quintali ed è ricoperta da 4750 fogli d’oro. La statua della Madonnina che la Veneranda Fabbrica del Duomo ha voluto porre al centro del proprio Padiglione è stata realizzata dalla Fonderia Nolana Del Giudice unendo le antiche tradizioni di fonderia alla moderna e precisissima tecnologia per la scansione 3D. Il Padiglione della Veneranda Fabbrica del Duomo riproduce idealmente la Terrazza centrale della Cattedrale, guidando i visitatori in un percorso che ricalca la storia milanese, conducendoli fino alla Madonnina.

Dov’è: Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano [H7]

Padiglione Fabbrica del Duomo (Cesco 82 CC-BY-SA 3.0)

Lukas Rittstein: Nafigate

La sovrapposizione tra lo sviluppo tecnologico e la natura è espressa metaforicamente nell’intersezione con cui l’artista rappresenta un colibrì che muta in automobile. Lo scultore è noto per le opere emblematiche, sempre realizzate in plastica, che rappresentano la simbiosi tra la città e la natura.

Dov’è: Padiglione Repubblica Ceca [G7]

Foto Cochonou CC-BY-NC-SA 2.0

Fabio Novembre: Per fare un albero / Fiat 500

Queste fioriere / installazioni artistiche sono state ideate dal designer Fabio Novembre e realizzate in scala 1:1 a forma di Fiat 500. Il messaggio ecologico (contengono alberi) è rafforzato dalla vernice antismog con cui sono dipinte. Prima che qui a Expo Milano 2015, sono state esposte nel 2009 in via Montenapoleone a Milano, in collaborazione con il Comune di Milano, Fiat, Confagricoltura, Camera della Moda, Associazione dei commercianti di via Montenapoleone e Unione del Commercio.

Dov’è: Decumano

Giuliano Tomaino: varie opere

La grandi installazioni della collezione “Sculture in città” dello scultore ligure verranno esposte lungo il decumano. Tutte le statue sono caratterizzate dal colore rosso acceso che ben realizzano l’idea di portare a scala urbana i temi dell’infanzia, del gioco, della natura e dell’illusione.

Dov’è: Cir Food

Pablo Atchugarry: La Vita Dopo La Vita

Il legno di un albero d’ulivo, trovato morto dall’artista in un vivaio di Parma, ispira lo scultore a conferirgli una seconda vita nell’arte. L’artista, famoso per le sue opere scultoree in marmo, rappresentare attraverso quest’opera il suo Paese, l’Uruguay, dove la vita, in senso alto, non smette mai di crescere.

Dov’è: Padiglione Uruguay [G13]

Pablo Atchugarry: La Vita Dopo La Vita (Luca Nebuloni CC-BY 2.0)

 ‘Il tesoro d’Italia’, a cura di Vittorio Sgarbi

L’idea è dimostrare come l’arte in Italia sia stata fortemente caratterizzata dalla biodiversità di partenza delle regioni italiane. Con questo criterio pressoché inedito, che privilegia la provenienza territoriale degli artisti, sono state scelte 350 opere che coprono pittura e scultura dal Trecento a oggi. Si possono così vedere quadri, arazzi, sculture, animali all’uncinetto accanto al “Leopardo” di Antonio Ligabue, a un “San Bartolomeo” di Nicola di Maestro Antonio, alla “Bolla del Perdono del 1294” di Papa Celestino V o al “Fiore di cactus” di Riccardo Francalancia, fino a un Perugino.

Dov’è: Spazio Eataly [H15]

‘Il tesoro d’Italia’, a cura di Vittorio Sgarbi (foto expo2015.org)

Luigi Serafini: Donna Carota

L’opera oggetto di scandalo per il nudo esplicito del corpo della donna, che progressivamente abbandona le fattezze umane per diventare carota, vorrebbe riproporre in chiave moderna il mito di Persefone, figlia di Demetra e di Zeus. L’artista tendente in tutte le sue espressioni al bizzarro e all’allegoria dei mutaforma, raccolte nel bestiario contemporaneo intitolato Codex Seraphinianus.

Dov’è: Parco delle Sculture, Padiglione Eataly  [H15]

Gaetano Pesce: Senza fine unica

L’artista propone due enormi troni composti da un unico cordone di silicone policromo, di cui non si percepisce quale sia l’inizio o al fine, la sagoma incerta attribuisce loro un senso di inconsistenza. Con quest’opera l’artista medita sull’importanza degli oggetti della vita quotidiana.

Dov’è: Parco delle Sculture, Padiglione Eataly  [H15]

La Macchina di Santa Rosa

Ecco l’unico monumento italiano trasportato e ricostruito negli spazi dell’Esposizione Universale. È il simbolo della processione che ogni anno, fin dal Medio Evo, si svolge a Viterbo. Una volta era di legno, ferro e cartapesta, ora è realizzata in metalli leggeri e in materiali moderni come la vetroresina. A partire dai primi anni del ’900 è diventata una struttura elicoidale alta quasi 30 metri sovrastata dalla statua di Santa Rosa, del peso di 5mila chili.

Dov’è: Parco delle Sculture, Padiglione Eataly  [H15]

Francesco Messina: Quattro cavalli

L’artista è profondamente legato alla città di Milano, che ospita il suo studio-museo. Questi quattro cavalli erano stati pensati per una scultura che doveva essere grande il doppio, una quadriga destinata all’Expo di Roma del 1942 mai svoltosi a causa della guerra. A partire dai modelli in gesso del 1941 di Messina, fu successivamente Giovanni Leone a fonderli in bronzo a spese sue, esponendoli a Formello dal 1970.

Dov’è: Decumano, davanti a Eataly [H15]

Umberto Boccioni: Le Officine Di Porta Romana

L’opera (del 1910) rappresenta una città nel pieno dello sviluppo della società industriale, la vita urbana cambia, diventa più frenetica, velocizzata dal progresso. L’artista, esponente del movimento futurista, assorbe la tecnica divisionista per celebrare il paesaggio periferico della metropoli industriale, illuminata da una luce cristallina che ne esalta le ombre degli operai e le case in costruzione.

Dov’è: Waterstone/Intesanpaolo [G17]

Antoni Miralda: El Viaje del Sabor

Uno dei maggiori esponenti dell’arte Commestibile e della Food Culture, Antoni Miralda, concretizza in una serie di valige la riflessione sul cibo. Una proposta concepita per raccontare il viaggio degli alimenti per arrivare in tutto il mondo. La poetica evocativa che contraddistingue l’artista sin dagli esordi si traduce in un messaggio sottile di incoraggiamento a relazionarsi e a conoscere il cibo di cui ci nutriamo.

Dov’è: Padiglione Spagna [H18]

Antonio Miralda, El viaje del sabor (costantino.beretta CC-BY-SA 2.0)

Pieter Paul Rubens: L’istituzione dell’Eucarestia

L’opera esposta al Padiglione Santa Sede è un arazzo realizzato sul modello dell’Ultima cena dipinta dal pittore fiammingo tra il 1631 e il 1632 quando, in piena Controriforma, torna a misurarsi con i temi sacri. L’istituzione dell’Eucarestia (1632 – 1650), proveniente dal Museo Diocesano di Ancona, rappresenta l’Ultima cena consumata da Gesù insieme ai suoi apostoli, tra cui spicca Giuda in una posa distratta e poco coinvolta della scena di cui è partecipe.

Dov’è: Padiglione Santa Sede (fino a fine luglio) [G18]

Patrick Laroche: Carciofi

In contrasto con il gusto classico, ispirato a Rodin e Carpeaux, che contraddistingue le prime opere, Laroche ha voluto coniugare la passione per la gastronomia con la scultura, da cui nasce la collezione “Vegetables” di cui l’opera fa parte. Tutte le sculture sono degli ingrandimenti e riproduzioni di vegetali, realizzati in bronzo o resine ricoperte da una vernice cromata.

Dov’è: Padiglione Francia [G18]

Guido Scarabottolo: Giant Fisherman

Uno dei grafici e illustratori italiani di maggior successo ha realizzato per il Cluster Isole Mare Cibo una statua rappresentante la silhouette di un pescatore. L’opera, forgiata in ferro, raffigura un uomo esile con un pesce in testa che, posta all’interno del Cluster, vuole ricordare che molti Paesi ancora oggi trovano nella pesca la principale fonte di sussistenza.

Dov’è: Cluster Isole Mare Cibo [D22]

Daniel Lezama: Albero Della Vita

Un’intera parete del Padiglione Messico è occupata da quest’opera che rappresenta il mito azteco della vita dopo la morte. L’artista, esponente della corrente naturalista, ha dato una personale interpretazione del mito secondo cui i bambini che avessero lasciato la vita terrena sarebbe stati accolti in un rigoglioso giardino dominato da un albero che li avrebbe nutriti con il latte che sgorgava dai suoi rami.

Dov’è: Padiglione Messico [H19]

Daniel Libeskind: Le Ali

Dall’intreccio di lingue di alluminio punteggiate da Led e dispositivi audio prendono vita quattro ali d’uccello in volo e il volo della mente ispirate alla forma degli stormi. Per l’occasione, l’archistar raccoglie la geometria in un’istallazione polisensoriale per comunicare il concetto culturale delle smart city attraverso le forme pulsanti simbolo della smart factory.

Dov’è: Piazza Italia [G-H20]

Daniel Liebeskind, Le ali (renagrisa CC-BY-NC-ND 2.0)

Renato Guttuso: Vucciria

Il mercato di Palermo (dipinto nel 1974) racconta l’anima della città con un realismo crudo, dai colori sanguigni e dal lento dinamismo della folla tra i banchi. L’artista, padre della cosiddetta arte sociale, esalta la schiettezza espressiva della carne appesa in primo piano e dei prodotti più comuni nella cucina siciliana tratteggiando un’immagine forte e decisa di Palermo.

Dov’è: Palazzo Italia [E19]

Vanessa Beecroft: Jennifer Statuario

L’artista, nota per le performance di arte vivente, utilizza anche in quest’opera la capacità espressiva del corpo femminile, raffigurando il calco del corpo della sorella tra quattro massi di marmo. Il corpo frammentato della donna rappresenta il concetto di perdita dell’individualità.

Dov’è: Palazzo Italia [E19]

Giacomo Balla: Genio Futurista

L’arazzo rappresenta la spinta innovativa inneggiata dal movimento futurista, di cui Balla indirizzò fortemente le teorie pittoriche. L’arte non è rappresentazione ma azione concreta, traducendosi in un’idea di modernità denunciata con lo schematismo della figura umana. L’arazzo, creato nel 1925, testimonia l’interpretazione dei rapporti universali attraverso l’intelletto e le forme e i colori puri.

Dov’è: Palazzo Italia [E19]

Hora

La statua marmorea del I sec. d.C., proveniente dalla Galleria degli Uffizi di Firenze, rappresenta una delle Horai, figlie di Zeus e Themis. Queste divinità erano legate al culto della fertilità della terra, favorivano l’abbondanza dei raccolti e la stagionalità. Identificata con Carpo, la protettrice delle primizie autunnali, la figura femminile è avvolta in un panneggio che ne esalta la gestualità e il movimento.

Dov’è: Palazzo Italia [E19]

Trapezophoros

Quest’opera del IV sec. a.C. è un sostegno di mensa policroma in marmo orientale dipinto raffigurante due grifi affrontati nell’atto di nutrirsi di una cerva. L’opera trafugata negli anni Settanta e poi ritrovata, oggi è conservata ad Ascoli Satriano.

Dov’è: Palazzo Italia [E19]

Trapezophoros – Marmi di Ascoli Satriano (@wiki)

Giuseppe Arcimboldo: Ortolano/Ciotola Di Ortaggi

Su ispirazione delle caricature di Leonardo da Vinci, nella seconda metà del Cinquecento, l’artista produsse una serie di ritratti costituiti dall’accostamento di elementi della natura. Questa è una delle rarissime opere reversibili in cui l’artista amava celare riferimenti sessuali e allegorie della fecondità.

Dov’è: Palazzo Italia [E19]

Giuseppe Arcimboldo, L’ortolano (@wikicommons)

Mosaico romano: ‘La Nymphe Cyrène’

Lo stand dell’Algeria è tutto rivestito di pannelli traforati secondo il disegno tradizionale algerino moucharabia, con nicchie in cui sono collocate immagini e cimeli, il più importante dei quali è senz’altro il mosaico romano ‘La Nymphe Cyrène’, datato tra la fine del II e l’inizio del III secolo.

Dov’è: Padiglione Algeria nel Cluster Bio-Mediterraneo [D21]

‘L’arte in bottiglia’, Archivi Coca-Cola di Atlanta

Alla contour bottle, disegnata nel 1915 da Earl R. Dean, è dedicata la mostra di 8 delle 500 opere d’arte contemporanea custodite negli Archivi Coca-Cola di Atlanta. Daniele Basso: Coke It’s Me; Jakub Nepras: Zoo Praha; Howard Finster: Bottiglia Di Coca-Cola / Mr. Coke Is Tops; Alberto Murillo: Always Coca-Cola; Pakpoom Silaphan: Ai Weiwei Su Coca – Cola; Debra Franses Bean: Borsetta; Todd Ford: Bottiglia Di Coca-Cola; Luigi Bona: Bandiera Italiana.

Dove sono: Padiglione Coca-Cola [E22]

Andy Warhol: Album Velvet Underground

La più influente figura della Pop Art riusciva a rendere icona il più semplice gesto quotidiano, mitizzando la banalità. Andy Warhol realizza nel 1967 questa sequenza per la copertina di uno degli album del gruppo rock americano. Anche quest’opera è frutto della sua reinterpretazione dell’arte nel linguaggio della società dei consumi che abbandona l’intellettualismo per focalizzarsi sull’anonimato degli oggetti.

Dov’è: Padiglione Coca-Cola [E22]

Andy Warhol, album Velvet Underground (Yiseol Kenworthy CC-BY-NC-ND 2.0)

Philippe Pastor: Gli Alberi Bruciati

L’artista esprime la sua visione della società attraverso l’immagine irriconoscibile di alcuni alberi bruciati durante un incendio nel sud della Francia. L’opera d’arte emblematica a sfondo ecologico restituisce la vita agli alberi e denuncia la violenza dell’uomo sulla natura, di una società malata che si autodistrugge. I tronchi neri e calcinati rappresentano la coscienza verso i problemi ambientali.

Dov’è: Padiglione Monaco [G24]

Igor Mitoraj: Grande Toscano

L’opera racchiude tutta la ricerca artistica figurativa dello scultore polacco, il quale esprime la classicità scegliendo la fisicità maschile e simboleggiando i danni subiti dalle opere antiche realizzando solo parti del corpo umano. La statuaria antica viene rievocata nella negazione dell’identità, dalla mancanza del volto. La fusione simbolica tra la donna e l’uomo viene rappresentata nella scelta di collocare una testa femminile in corrispondenza del cuore. L’iconografia classica ispira le proporzioni e l’armonia delle forme ma viene turbata dal taglio metafisico dell’opera.

Dov’è: Padiglione Polonia

Igor Mitoraj, Grande Toscano (Davide “Dodo” Oliva CC-BY-SA 2.0)

Slovacchia: Messerschmidt, Wahrol, Ilavsky e la Venere di Moravany

Ad accogliere i visitatori sono, all’ingresso del padiglione, delle grandi sculture bianche a forma di testa, riproduzioni in grande formato di famosi ritratti barocchi dei “caratteri” umani, creati dall’artista Franz Xaver Messerschmidt a Pressburg, oggi Bratislava, alla fine del XVIII secolo. Le teste furono ispirate da pizzicotti che Messerschmidt si dava sul corpo per distrarre la sua mente da dolori digestivi che pare lo abbiano accompagnato a lungo. Vedendo le sue espressioni allo specchio, l’artista ideò i ritratti in base alle 64 smorfie ‘canoniche’ del volto umano. Ne sopravvivono ad oggi 49, parte delle quali ospitate in musei a Vienna e Bratislava.

La scultura a forma di tavolo apparecchiato con piatto, forchette e tovagliolo, di Svetozar Ilavsky, vuole rappresentare la nascita e simboleggia la sezione dedicata all’arte. Il pezzo più pregiato del Padiglione è rappresentato da un’opera datata 23 mila anni fa, la Venere di Moravany, che è un corpo di donna intagliato in una zanna di mammut. Rinvenuto in Slovacchia nell’area di Moravany (vicino a Piestany), è l’artefatto preistorico di maggior valore nel Paese. Infine il ristorante, dedicato a Andy Wharol in onore dei genitori di origine slovacca, oltre alla cucina tipica slovacca offre ai visitatori di farsi un Andy’s selfie: una foto gratuita che viene inviata tramite e-mail con il ricordo del selfie in stile pop art.

Dov’è: Padiglione Slovacchia

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Foto omnia_mutantur CC-BY-NC-ND 2.0

Foto Maurizio Montanaro™ –  CC-BY-NC-ND 2.0

Foto costantino.beretta CC-BY-SA 2.0

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Foto costantino.beretta BY-SA 2.0

Foto pagina facebook Expo Slovakia 2015

Foto Bratislavsky kraj CC-BY 2.0

Expo Milano 2015 è ricolmo di gemme, custodite in quegli spettacolari forzieri che sono i Padiglioni dei Paesi. Sono in mostra oggetti antichi, di culto, di pregio o d’artigianato, dal Padiglione del Messico in cui gli antichi utensili precolombiani dialogano con le opere moderne, al Padiglione del Bahrain che espone antiche e preziosissime monete. Elencare tutti questi tesori è impossibile, l’unico modo per vederli è venire a Expo Milano 2015.

(Fonte www.expo2015.org)

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Foto sotto al titolo: Luca Boldrini CC-BY 2.0

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