Italiani di frontiera: l’Italia deve pensare “out of the box”

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«La frontiera dell’innovazione è come la frontiera dei film western. È un punto di non ritorno, un viaggio verso l’ignoto. Che ti aiuta a capire meglio il posto da cui sei partito». Quel posto, il punto di partenza, è l’Italia, per Roberto Bonzio, giornalista. Più precisamente, una redazione prestigiosa come quella della Reuters, dopo quella del Gazzettino e del Giorno. Un posto prestigioso, quanto stretto, a suo modo. In quelle redazione – racconta – ero «quello strambo, inaffidabile, che si perde nelle cose strane».

Un bel giorno del 2008, Roberto Bonzio, fa la cosa più strana di tutte, perlomeno in Italia: si prende sei mesi di aspettativa e se ne va in America con la famiglia, nella Silicon Valley. Tre anni dopo, nel 2011, si licenzia. «Mi hanno dato tutti del pazzo – spiega -: nel pieno della tempesta finanziaria sull’Italia e della crisi dell’editoria». Forse è stato un pazzo, ma la pazzia ha pagato. Roberto Bonzio, infatti, della sua fuga ha fatto una professione. Ha raccolto le storie delle tante persone che hanno fatto il suo percorso e che hanno scritto un pezzo di storia in California.

“Italiani di frontiera” si intitola, e grazie a quel libro Bonzio ha iniziato a scrivere da freelance su testate prestigiose come Guardian, Independent, New York Times, Washington Post incontrato tredicimila persone, nel corso di trecento eventi. Cui ha raccontato le storie che ha raccolto, ma soprattutto la convinzione che Silicon Valley aiuti a capire le  potenzialità nascoste e le barriere da abbattere nel nostro Paese.

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Foto rogeryosantosdias CC0 

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