Il pianto sul mondo

La guerra. Vecchia, nuova, sempre diversa, sempre uguale. Cruenta. Violenta. La Guerra.
Nell’agosto 1943 Milano, come tante altre città, fu bombardata. Brutalmente. Io che non sono nata in Italia non lo immaginavo nemmeno. Fino ad incontrare questa bellissima poesia di Salvatore Quasimodo.

Milano, agosto 1943
di Salvatore Quasimodo

Invano cerchi tra la polvere,
povera mano, la città è morta.
È morta: s’è udito l’ultimo rombo
sul cuore del Naviglio. E l’usignolo
è caduto dall’antenna, alta sul convento,
dove cantava prima del tramonto.
Non scavate pozzi nei cortili:
i vivi non hanno più sete.
Non toccate i morti, così rossi, così gonfi:
lasciateli nella terra delle loro case:
la città è morta, è morta.

Sono passati davvero già oltre settant’anni? Nel frattempo sarà cambiato qualcosa?

Leggendo questa poesia toccante mi è tornata in mente un’altra poesia, per niente famosa. Sconosciuta, mai pubblicata. Scritta da me nel 1991 (in slovacco). Quando la rileggo, il terrore che sentivo allora si ripresenta con la stessa morsa atroce, tanto da togliermi il respiro. Quando l’avevo scritta, ero convinta che la fine del mondo fosse imminente. Saddam Hussein minacciava il mondo intero, ed io, all’età di sedici anni, non ero ancora pronta a morire. Non avevo ancora costruito nessuna casa, non avevo piantato nessun albero e non avevo cresciuto nessun figlio (“Postav dom, zasaď strom, vychovaj syna“). Non volevo morire. Ma mi sembrava di non riuscire più a vivere, in un mondo così.

guerra_deser-storm_(Jonas Jordan_USACE@Wikimedia)
Guerra in Iraq (Desert Storm) 1991 – (Jonas Jordan/USACE@wikimedia)

La poesia s’intitola Plač nad svetom (Il pianto sul mondo): vi riporto l’originale e poi una libera traduzione senza versi.

Plač nad svetom
di Michaela Sebokova Vannini

 Zomrieť, túžim zomrieť,
a nevidieť tento rozpoltený svet,
zahmlené rána a chvejivé súmraky;
túžim nemusieť počúvať
hlahol zvonov a plač,
ten desivý plač, nachádzajúci ozvenu v mojom vnútri…
Túžim zomrieť; zomrieť tak,
aby ma pohltili vlny mora;
jeho majestátny šum nech zmyje
des a nezmyselné mŕtvoly,
pozliepa rozbité nádeje,
nech zacelí bezradné, krvácajúce srdcia
a prehluší smiech zbraní aj krik bômb.
Túžim zomrieť,
a už nikdy necítiť
páľavu sĺz
oklamaných matiek,
slnečné lúče v šialenom opare,
ostrý pach zhnitých tiel
a na perách popol zhorenísk.
Možno v okamihu smrti pochopím,
načo je toto všetko,
prečo je ráno chmúrne
a prečo mladí, tak krásne mladí vojaci
zomierajú za blúznivé sny;
čo hľadajú všetci títo opustení ľudia?
Keď budem zomierať, možno zjaví sa mi pravda,
možno v nej siroty nájdu odpoveď;
azda nájdem len čestvú stopu tanku,
azda za úsmevom skryté zúfalstvo.
Možno porozumiem nenávisti,
ktorá vzbúrila vlny oceánov;
tam kdesi na rozhraní snáď nájdem zmysel života
a už nikdy,
nikdy nebudem chcieť zomrieť preto,
že nevládzem dívať sa na svet…

 

guerr_kobane_isis_iraq_(hinkelstone CC-BY)
Bombardamenti dell’ISIS, Kobane, Iraq, 2015 – (hinkelstone CC-BY 2.0)

 

Il pianto sul mondo
Morire, desidero morire, e non vedere questo mondo separato, le mattine nebbiose e i crepuscoli tremolanti; desidero non dover ascoltare il suono delle campane e il pianto, quel pianto spaventoso che trova il suo eco dentro di me…
Desidero morire; morire inghiottita dalle onde del mare; il suo sussurro maestoso che lavi via l’orrore e i cadaveri insensati, che incolli le speranze frantumate, che guarisca i cuori perplessi e sanguinanti e che sovrasti le risa delle armi e le grida delle bombe.
Desidero morire e non sentire mai più lo scottare delle lacrime delle madri ingannate, i raggi del sole nella pazza foschia, l’odore pungente dei corpi putrefatti e sulle labbra la cenere delle città incendiate…
Forse nell’istante quando sopraggiunge la morte capirò a cosa serve tutto questo, perché mai il mattino è lugubre e perché i soldati così stupendamente giovani muoiono per sogni farnetici; e poi: perché sono qui? chi sono? che cosa sta cercando tutta questa gente abbandonata?
Quanto starò per morire forse mi apparirà la verità; chissà se gli orfani ci troveranno la risposta; forse troverò solo una fresca impronta di un carro armato, o forse la disperazione nascosta dietro il sorriso; forse comprenderò l’odio che ha messo in bollore le onde dell’oceano; là da qualche parte sul confine magari troverò il senso della vita e mai più, mai più vorrò morire per il motivo che non ce la faccio a guardare il mondo…

 

E oggi, oggi a che guerra si gioca? Quella simile a dei videogiochi dove la vita umana non ha nessun valore, dove il corpo è solo un oggetto di gioco e l’anima non esiste? La guerra dei nostri giorni è forse una guerra diversa da quella sofferta nel 1943 o nel 1991? Più bella? Più eroica? Necessaria? Illuminante? Più… giusta?

Foto: ESA & NASA (Tryphon@wiki)

Solo pochi giorni fa abbiamo assistito a una scoperta bellissima: quella dell’esistenza di un pianeta paragonabile alla nostra Terra. Gli scienziati si sono già pronunciati dicendo che – statisticamente parlando – di simili “Terre” nell’Universo, con la reale possibilità di vita evoluta, ce ne saranno oltre 2.000. Purché sia altamente improbabile che le nostre sonde spaziali Voyager I e Voyager II vengano intercettate da qualche civiltà extraterrestre, l’umanità ha voluto lo stesso affidare loro un messaggio e i Voyagers stanno già portando in giro nello spazio i campioni dei suoni e immagini selezionate per comunicare a un’altra civiltà l’esistenza e la storia del nostro mondo: «Questo è un regalo di un piccolo e distante pianeta, un frammento dei nostri suoni, della nostra scienza, delle nostre immagini, della nostra musica, dei nostri pensieri e sentimenti. Stiamo cercando di sopravvivere ai nostri tempi, così da poter vivere fino ai vostri.» (Jimmy Carter, Presidente degli Stati Uniti d’America).

Foto: Voyager Golden Record (Mattes@wikipedia.ru)

A questo dilemma io non ho ancora trovato una risposta soddisfacente. È mai possibile che una civiltà in grado di costruire veicoli spaziali e scoprire le particelle di Dio e modificare i geni, non riesca a vivere in armonia sulla propria Terra? Che lasci morire i suoi simili di sete, di fame e di malattie? Che dopo migliaia di anni ci siano ancora le guerre delle quali i motivi reali vengono ogni volta nascosti sotto il velo di ideali più disparati?

terra

Coraggio, miei cari Voyagers, solcate il buio profondo dello spazio ancora per tantissimi anni luce, forse col tempo qui sulla Terra le cose cambieranno in meglio. E quando i nostri cugini extraterresti vi troveranno, leggeranno i nostri messaggi di pace e decideranno di fare un salto sul nostro Pianeta azzurro, troveranno una civiltà degna di questo nome che di guerra avrà solo un ricordo remoto.

Fonte su Voyager: Wikipedia

(Michaela Sebokova Vannini, CucinareScrivendo.com)

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Foto sotto al titolo: Milano 1943, Sant’Ambrogio bombardata (Paolobon140@wiki)

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