In Slovacchia solo profughi cristiani: scoppia un caso internazionale

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L’Europa e il mondo hanno compreso, con un certo ritardo, delle intenzioni della Slovacchia di accogliere soltanto rifugiati siriani di religione cristiana, oltre che in numero decisamente inferiore alle aspettative, all’interno del programma di re insediamento dei profughi nella UE. Il segretario generale del Consiglio d’Europa (organismo che comprende 47 paesi del continente europeo) Thorbjorn Jagland ha condannato giovedì 20 agosto l’annuncio della Slovacchia di voler selezionare soltanto profughi cristiani. Jagland ha criticato gli slovacchi via Twitter, scrivendo che una selezione sulla base della religione praticata è «una palese discriminazione», e la Slovacchia dovrebbe ripensarci. Il funzionario allegata al tweet anche un link a un articolo della BBC che parlava della questione. La BBC scriveva che la Slovacchia, che era stata una delle più intransigenti oppositrici del piano Juncker per le quote obbligatorie di accoglienza di richiedenti asilo nell’UE, piano che ha contribuito a far fallire. Il paese si limiterà ad accettare il trasferimento sul proprio suolo di 200 cristiani dai campi profughi di Turchia, Grecia e Italia. Tra le ragioni di tale richiesta, il portavoce del Ministero degli Interni Ivan Netik cita il fatto che i musulmani avrebbero difficoltà ad integrarsi culturalmente nel paese, e non si troverebbero bene in Slovacchia in quanto non ci sono moschee. Inoltre, la decisione è volta a garantire la coesione della comunità in cui i rifugiati vivranno. E non avrebbe senso prendere più migranti, dice Netik, se poi questi non vogliono rimanere in Slovacchia e alla prima occasione scappano in Germania o altrove: forzare la gente a stare qui contro la loro volontà è solo una falsa solidarietà.

Un atteggiamento, quello slovacco, in contrasto con la linea indicata dall’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) che aveva invitato i paesi europei ad adottare un ‘approccio globale’ nei confronti dei rifugiati, accettando di dare loro accoglienza  a prescindere dall’origine etnica e dal loro credo religioso.

Dalla Commissione europea arriva una sollecitazione sul fatto che all’interno dell’UE non è permessa alcuna forma di discriminazione. L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) ha osservato che se Bratislava va avanti con il suo piano potrebbe trovarsi in violazione degli standard umanitari internazionali.

La questione è arrivata sulle prime pagine dei media in tutto il mondo con commenti spesso salaci e titoli come “Non possiamo prendere musulmani perché non abbiamo moschee” (Al Arabiya), “La Slovacchia rifiuta i migranti musulmani” (IBTimes), “La Slovacchia dice che prenderà solo migranti cristiani mentre prospera la crisi dell’Europa” (CNN), “L’origine determina il destino dei migranti (Wall Street Journal), “La Slovacchia dice ai migranti musulmani di stare fuori [dal paese]” (Yahoo News). Un titolo ironico anche in Italia, “La Slovacchia vuole solo 200 profughi siriani, e che siano cristiani” (Il Post), mentre il leader della Lega Matteo Salvini sbraita che anche Renzi dovrebbe seguire l’esempio della Slovacchia: se proprio dobbiamo, che siano cristiani.

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Già in passato sia il Ministro degli Interni Robert Kalinak che il primo ministro Robert Fico avevano lasciato intendere che i musulmani possono significare rischi per la sicurezza, data l’impossibilità di avere certezze su chi siano e da dove vengano, e accoglierli può comportare il mettersi in casa dei potenziali terroristi. Una manifestazione contro “l’islamizzazione della Slovacchia” organizzata da organizzazioni di estrema destra si è tenuta a Bratislava in giugno, e ha sollevato dubbi e risentimento dei cittadini nei confronti dei migranti in arrivo dal Mediterraneo. Il governo aveva annunciato la volontà di agire nei paesi di origine dei rifugiati, prima che si imbarchino per l’Europa, e proponeva di inviare soldati e poliziotti in aiuto alle autorità italiane, sottintendendone la scarsa capacità di affrontare l’emergenza migratoria. Lo scorso mese il governo Fico ha firmato un accordo con l’Austria, sottoposta a un afflusso fuori misura, accettando di ospitare in Slovacchia temporaneamente circa 500 richiedenti asilo, in attesa che le autorità austriache completino la verifica della pratica di asilo. Questi rifugiati sono destinati comunque a tornare in Austria, sia che ottengano l’asilo, sia che poi vengano rispediti al loro paese di origine. L’idea del governo non è però piaciuta agli abitanti di Gabčikovo, il paesino dove si dovrebbero ospitare i cinquecento in una struttura universitaria: un referendum tenutosi il 2 agosto ha visto il 97% dei residenti contrari ad alloggiarli nel comune. La paura dei migranti ha addirittura portato uno slovacco residente a Gabčikovo a fare un annuncio di “ricerca personale” offrendo 25 euro per un migrante ucciso.

La posizione della Slovacchia non è troppo differente da quella di altri paesi dell’Europa Orientale, e dichiarazioni simili si sono sentite anche dalla Polonia, Lettonia e Lituania. L’Ungheria, come promesso da Orban sotto la spinta di una forte ondata di immigrazione, sta costruendo una barriera per impedire ai migranti di entrare nel paese dal confine sud con la Serbia, oggi troppo permeabile. E mentre la Atene, che già ha altre gatte da pelare, non riesce a gestire le migliaia di sbarchi sulle sue isole di gente che fugge dal Medio Oriente, la Macedonia ha tentato nei giorni scorsi di chiudere la frontiera con la Grecia a migliaia di migranti che erano in attesa in condizioni molto precarie, ma ha dovuto lasciarli passare ieri per poi facilitare il loro passaggio verso la Serbia, e più avanti, verso l’Ungheria e l’Unione europea dove potranno chiedere l’asilo.

Gli arrivi in Europa di migranti in cerca di asilo hanno già superato quest’anno il record dell’anno scorso. Solo a luglio si è registrato un record di 107mila migranti secondo fonti Frontex, dei quali, pare, circa 50mila passati per la Grecia, in arrivo da Siria, Iraq, Afghanistan, ma anche dall’Africa Sub-Sahariana. E la Germania si attende per quest’anno fino a 800mila richieste di asilo, un numero di quattro volte superiore al 2014. Il passaggio in Europa attraverso lo stretto braccio di mare che separa la costa turca dalle isole greche è estremamente più sicuro del ben più lungo e pericoloso viaggio, spesso un viaggio della morte, di chi cerca di raggiungere l’Italia dalla Libia attraverso il Mediterraneo.

(La Redazione)

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Foto: migranti in Macedonia (Croce Rossa/ifrc CC-BY-NC-ND 2.0)

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