Ex Urss, nucleare avanti tutta

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L’energia nucleare rimane un punto fermo sia nello spazio post-sovietico che in vari paesi dell’ex Urss che dopo il crollo del comunismo si sono integrati nell’architettura economica e politica occidentale. Dalla Russia al Caucaso, dall’Est Europa all’Asia centrale, spesso e volentieri con l’appoggio finanziario e tecnologico di Mosca attraverso l’Agenzia Federale Rosatom e le sue consorelle, a partire da Atomstroyexport che si occupa della costruzioni di centrali atomiche all’estero, il nucleare costituisce un elemento fondamentale nel mix sulla scacchiera energetica euroasiatica. E lo sarà anche nel futuro.

Da una parte il motore è essenzialmente quello russo per gli stati che a livello geopolitico hanno rapporti più stretti con il Cremlino, dall’altra – per chi aspira a una maggiore indipendenza energetica e punta alla diversificazione delle attuali fonti – gli agganci sono quelli offerti dagli Stati Uniti. Proprio questo aspetto è estremamente evidente in Ucraina, la repubblica ex sovietica al centro di una crisi politica, economica e militare che ha coinvolto Russia, Usa e Unione  Europea e che sta producendo conseguenze anche per quel riguarda le scelte energetiche del paese, sia sul versante del gas che proprio su quello del nucleare.

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Foto albertoog CC-BY 2.0

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