Milan Rastislav Štefánik, scienziato e protagonista della Grande Guerra

Stefanik-busto-Kosariska_(foto_minisero-difesa_mil.sk)

Per ricordare i 135 anni dalla nascita di Milan Rastislav Štefánik, il 21 luglio 1880, pubblichiamo il riassunto di un intervento che il prof. Francesco Leoncini, storico dell’Europa centro-orientale già titolare di una cattedra all’Università Ca’ Foscari di Venezia, è stato invitato recentemente a tenere all’interno del convegno scientifico internazionale “Matematica, Matematici e Prima guerra mondiale” organizzato presso la Scuola Normale Superiore di Pisa. Il convegno aveva l’intento di mettere in luce le connessioni tra le scienze matematiche e la guerra, sapendo che le discipline militari hanno fatto uso della matematica almeno dai tempi di Archimede. Un esempio su tutti: lo studio della traiettoria parabolica dei proietti in assenza di gravità come risultato della legge di caduta dei gravi di Galileo, le osservazioni di Newton sulla forma del solido di minima resistenza e il trattato sull’artiglieria di Eulero. La Grande Guerra, che fu il maggior conflitto mai visto, vide sul campo gli sforzi di alcuni dei più eminenti luminari della matematica mondiale che portarono a grandi progressi, ad esempio, nella balistica e nella fluidodinamica.

Di seguito per sommi capi l’intervento di Leoncini, che aveva per titolo “Milan Rastislav Štefánik, scienziato slovacco e protagonista della Grande Guerra”, e che è visionabile per intero in video a questa pagina, a partire dal minuto 4:55:30. (Red)


Stefanik-a-Washington_(foto-da-S-Tazzer)

Raramente una personalità così poliedrica e cosmopolita quale quella di Štefánik, con una presenza attivissima a livello internazionale durante il Primo conflitto mondiale, di nazionalità slovacca ma naturalizzato francese, resta relegata in un angolo della storia. È certamente l’eroe nazionale dell’attuale Repubblica Slovacca, ma forse condivide con questo Paese dell’Europa centrale la scarsa visibilità del suo passato. Inserita a partire dal 1918 in uno Stato unitario con i cechi, la regione visse per mille anni sotto il dominio magiaro, cosa che portò la sua popolazione autoctona slava a subire una progressiva condizione di sottosviluppo economico e culturale, tale da minacciarne la sua stessa identità.

Accade poi che gli studi sulla figura di Štefánik si concentrino in larga parte sulla repentina fine in un incidente aereo, attorno al quale si sono sviluppate le ipotesi più diverse. Il velivolo Caproni Ca. 33, con equipaggio italiano e con il quale stava rientrando in patria da Campoformido il 4 maggio 1919, precipitò infatti in vista di Bratislava in un momento particolarmente delicato per la neonata Cecoslovacchia.

Il contributo intende mettere in rilievo l’intensa attività di astronomo, con viaggi nei cinque continenti, che avevano come base l’osservatorio parigino di Meudon, negli anni precedenti il conflitto e il suo impegno di scienziato al servizio del governo francese, cosa che gli valse la Légion d’Honneur nel 1914, all’età di 34 anni.

Con lo scoppio della guerra egli si arruolò nell’Armée e si distinse subito per la sua proposta, prontamente accolta dal generale Foch, di creare un servizio di meteorologia militare, ma nello stesso tempo divenne presto provetto pilota e venne incaricato di diverse missioni in Serbia e in Italia.

leoncini_(foto-allegraweb.eu)

Nel corso degli eventi bellici operò dagli Stati Uniti alla Russia, al fine di raccogliere consensi e uomini per realizzare delle formazioni armate ceco-slovacche da affiancare agli eserciti alleati. Condivideva con Tomáš Garrigue Masaryk ed Edvard Beneš l’idea di abbattere la Monarchia asburgica e di costituire uno Stato comprendente cechi e slovacchi, ma per attuare questo progetto i tre esponenti erano convinti che fosse necessario creare una forza armata. In Siberia operò fin dallo scoppio della rivoluzione bolscevica una Legione cecoslovacca di circa 60 mila unità.

L’azione di maggior successo di Štefánik si dispiegò in Italia nel 1918, allorché riuscì ad ottenere da parte del primo ministro Vittorio Emanuele Orlando l’appoggio per la costituzione di una Divisione cecoslovacca, con i prigionieri e i disertori presenti nella Penisola, in particolare nella Certosa di San Lorenzo di Padula (Salerno).

Si ebbe in questo caso una saldatura estremamente rilevante tra la sua visione, che prevedeva anche un impegno post bellico dell’Italia nel settore danubiano – balcanico per riequilibrare l’influenza francese, e la corrente di ispirazione risorgimentale dell’interventismo democratico di Giovanni Amendola, Leonida Bissolati e Gaetano Salvemini.

(Fonte crm.sns.it)

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Foto: in alto, statua di Štefánik nella casa natale a Košariská (Min.Difesa), al centro, Štefánik in divisa da generale a Washington. Sotto, il prof. Leoncini (Foto Allegraweb.eu) 

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