UE: Migranti, ricollocamento solo per 35 mila

immigr_(UNHCR Photo Unit 10423684883 CC-BY-NC)

L’inizio della settimana è stato segnato dalla riunione dei Ministri degli Affari Esteri dei 28 Paesi membri, concentrata in particolare sulla questione delle quote migranti. Ricapitoliamo le tappe per cercare di capire in quale direzione si sta muovendo l’Europa.

Il naufragio dell’agenda Juncker

A maggio la Commissione Juncker propone un’Agenda per l’immigrazione con obiettivi ambiziosi: ricollocamento di 40 mila richiedenti asilo presenti negli Stati europei di confine entro due anni, reinsediamento di 20 mila profughi provenienti dai campi di accoglienza di Paesi terzi, in base a quote obbligatorie per gli Stati membri, stabilite dalla Commissione secondo parametri oggettivi (PIL, popolazione, tasso di occupazione…), revisione del regolamento Dublino nel 2016. A fine giugno il Consiglio europeo fa retromarcia: abbandona l’idea delle quote obbligatorie per la redistribuzione e il reinsediamento dei profughi e prevede un sistema “negoziato” secondo il quale gli Stati, entro luglio, avrebbero dovuto accordarsi per stabilire gli impegni reciproci.

Eccoci arrivati a fine luglio: gli obiettivi prefissati dalla Commissione sono stati, di fatto, nuovamente disattesi. Gli Stati si sono accordati per il ricollocamento di circa 35 mila migranti richiedenti asilo, quindi meno rispetto ai 40 mila previsti dall’Agenda elaborata dalla Commissione. Si è invece tenuto fermo l’impegno per il reinsediamento di circa 20 mila profughi presenti nei campi di accoglienza dei Paesi terzi: addirittura gli Stati si erano dimostrati maggiormente disposti ad accogliere questi profughi tanto che l’esubero rispetto all’obiettivo di reinsediare circa 20 mila persone è stato indirizzato verso le quote di ricollocamento.

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Foto UNHCR Photo Unit CC-BY-NC 2.0

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