Economia circolare, si dell’Europarlamento

Un’Europa dello sviluppo è ancora possibile. Ok alla risoluzione sull’efficienza delle risorse, ma salta l’obbligatorietà dei vincoli. Gli eurodeputati: «Elaborare misure contro l’obsolescenza programmata».

econo-circo_(fonte_wrap.org.uk)

Con 394 voti favorevoli, 197 contrari e 82 astensioni, la risoluzione sull’economia circolare curata dall’eurodeputata Sirpa Pietikainen (Ppe) è stata approvata il 9 luglio dal Parlamento europeo: un segnale di speranza e un contributo importante per la promozione di un modello di sviluppo più sostenibile, in giorni in cui l’Europa è più occupata a guardarsi l’ombelico durante la crisi greca, più che a offrire un’idea di progresso ai suoi cittadini.

Nella risoluzione approvata dagli europarlamentari, invece, le basi per lo sviluppo materiale del Vecchio continente – le risorse naturalitornano al centro del dibattito. Un aumento del 30% della produttività delle risorse entro il 2030 potrebbe aumentare il Pil europeo di quasi l’1% e creare 2 milioni di nuovi posti di lavoro verdi. «Si tratta di un cambio di paradigma, un cambiamento sistemico che ci troviamo di fronte, così come un enorme, nascosta, opportunità economica. E possibile compierlo solo aiutando un nuovo ecosistema di business a emergere – ha dichiarato Pietikäinen – Ma per ottenere tutto ciò, c’è bisogno di azioni legislative, informative, economiche e di cooperazione. In primo luogo, abbiamo bisogno di una serie di indicatori e di obiettivi. Abbiamo bisogno di una revisione della legislazione esistente, in quanto non riesce a comprendere il valore dei servizi ecosistemici. Abbiamo bisogno di un ampliamento del campo di applicazione della direttiva sulla progettazione ecocompatibile, un rinnovamento della direttiva sui rifiuti e un focus speciale certe aree come gli edifici sostenibili».

Si concretizza così una risposta forte al noto ritiro, da parte della Commissione europea, sul pacchetto “economia circolare”, e una spinta a far sì che da questa mossa scaturisca davvero (come sottolineato con crescente intensità negli ultimi mesi dalla Commissione stessa) una proposta legislativa migliore, e non una resistenza al cambiamento. «Il futuro dell’economia europea – ha concordato dunque dalla Commissione Frans Timmermans – non è nella competitività tra i salari bassi, non è nel creare prodotti con risorse finite, ma nel riutilizzare, riciclare, reinserire tali risorse nel ciclo economico». Per la seconda realtà manifatturiera d’Europa – ossia l’Italia –, caratterizzata da flussi di materia pari a 2,4 miliardi di tonnellate ogni anno, intervenire in tal senso rappresenterebbe non solo un chiaro segnale di sostenibilità ambientale, ma anche un chiaro elemento di competitività economica.

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Immagine: wrap.org.uk

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