Il presidente Kiska nomina otto nuovi ambasciatori

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Questa mattina il presidente Andrej Kiska ha nominato, e consegnato loro le credenziali, a otto nuovi ambasciatori della Repubblica Slovacca, che andranno a sostituire loro colleghi a fine mandato. Si tratta dunque, come specifica del resto l’Ufficio del Presidente, di una normale rotazione di incarichi e non di nomine straordinarie.

Dei nominati, quasi tutti già a capo di una sede diplomatica in precedenza, molti andranno in paesi chiave per la Slovacchia, alcuni da un punto di vista di scambi e cooperazione commerciale o industriale, altri che hanno un lungo rapporto di amicizia e vicinanza culturale: si tratta di Gran Bretagna, Olanda, Italia, Turchia, Serbia e Polonia, oltre a Messico e Israele.

Tra di loro il capo dell’Ufficio del Presidente Ján Šoth, diplomatico di carriera già ambasciatore a Bucarest, che andrà a Roma, l’attuale direttore generale della Sezione organizzazioni internazionali, sviluppo e assistenza umanitaria al Ministero degli Affari esteri Roman Bužek (diretto in Olanda), il direttore della Sezione di strategia politica del Ministero degli Affari esteri Ľubomír Rehák, già ambasciatore in Kazakhstan (sua destinazione Londra), il direttore dell’ufficio del Segretario di Stato agli Affari esteri Alena Gažúrová (che andrà in Messico). Ci sono poi il direttore del Dipartimento sviluppo e aiuti umanitari del Ministero degli Esteri Peter Hulényi (che va in Israele), il capo dell’ufficio personale del ministero, Dušan Krištofík, che è nuovo ambasciatore in Polonia, l’attuale direttore generale della Sezione cooperazione economica del ministero Dagmar Repčeková (diretta in Serbia), e Anna Tureničová, oggi direttore del Protocollo diplomatico (che sarà ambasciatore in Turchia). Anche queste ultime due ambasciatrici non sono alla loro prima esperienza da capo delegazione.

Nel frattempo la Slovacchia ha deciso, con una decisione del Consiglio dei ministri, di chiudere a partire da agosto le ambasciate a Damasco (Siria) e Baghdad (Iraq). Se per quest’ultima la ragione principale è la situazione di sicurezza intorno alla capitale irachena che è assediata dalle forze dell’Isis, unita a una crescita delle spese per le mutate condizioni dell’affitto della sede diplomatica, per Damasco, dove l’attività era di fatto sospesa da maggio 2012 a seguito della guerra civile in corso, si tratta di una conferma: il personale che serviva la Siria è da tempo ospitata nell’ambasciata di Beirut, in Libano, dove si cureranno anche i rapporti con Giordania e Iraq.

(Red)

Foto prezident.sk

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