Ministro Kazimir a Bruxelles “scettico che si potrà trovare un accordo” coi greci

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Il rifiuto di riforme confermato dal NO della Grecia nel referendum di domenica non può significare semplicemente un più facile accesso ad ancora più soldi, ha fatto sapere il Ministro delle Finanze slovacco Peter Kazimir via Twitter. Lunedì, nel corso di una conferenza stampa, Kazimir ha dichiarato che egli rispetta la decisione del popolo greco, ma questa potrebbe portare a possibili scenari di crisi come il graduale ritiro della Grecia dalla Zona Euro.

Kazimir, che già aveva fatto dichiarazioni a caldo dopo l’abbandono da parte della Grecia del vertice UE del 27 giugno, sarebbe stato il primo ministro delle finanze dell’area UE ed Euro a fare dichiarazioni in questo senso subito dopo il referendum. E andando avanti con la sua visione di Grexit ha aggiunto «The nightmare of the ‘euro-architects’ that a country could leave the club seems like a realistic scenario after Greece voted ‘No’ today». Così il tweet del ministro, accreditato tra I falchi dell’Eurozona, domenica sera. Il primo luglio del resto, il suo tweet era stato anche più chiaro: «Temo che le banche greche potrebbero non riaprire con la valuta Euro nel caso il referendum di domenica finisca con un NO». Oggi il suo tono è funereo: «Personalmente sono scettico che si potrà trovare un accordo». Una posizione ripetuta ai media internazionali all’arrivo al vertice dell’Eurogruppo di Bruxelles oggi (vedi).

La Slovacchia, vanno dicendo in molti in questi giorni a partire dal premier Fico, non avrà ripercussioni dall’eventuale Grexit. «Gli slovacchi non perderanno un euro, perché il Paese non ha prestato un soldo cash alla Grecia, ma ha soltanto dato garanzie» [con il fondo ESM – ndr], ha spiegato Fico anche ieri in tv. Gli dava manforte il ministro Kazimir, dicendo che il Paese ha dei buoni fondamentali, è in una fase di crescita economica e occupazionale, e le banche sono solide e sane, per cui non ci sono valide ragioni per preoccuparsi.

L’arco politico slovacco è sostanzialmente unito su una posizione moderatamente dura, lo stesso quadro già visto sulle quote obbligatorie proposte da Bruxelles per risolvere la crisi migratoria del Mediterraneo. In realtà, nonostante i toni, Kazimir aveva ripetuto più volte la scorsa settimana, prima del referendum, e della nuova proposta del governo di Atene ai creditori (che chiede 30 miliardi di euro), che era meglio per tutti se la Grecia rimaneva nell’Euro. Proprio in queste ore, dalle 13, è in corso a Bruxelles l’ennesimo Eurogruppo per vedere cosa rispondere ad Atene che per la prima volta si presenta con un nuovo ministro dopo le dimissioni ieri di Varoufakis, inviso a molti colleghi in Eurozona e considerato parte del fallimento delle trattative.

(Red)

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Foto EU Council Eurozone CC-BY-NC

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