Sicurezza energetica: l’Europa tra Tap e Turkish Stream

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Sebbene il progetto sia ancora in fase embrionale, in ambienti economici e politici competenti si dà già per scontato che la nuova “arma energetica” della Russia sarà il gasdotto Turkish Stream, che – ormai accantonato il South Stream – avrà il compito di trasportare il gas russo fino in Turchia, da dove raggiungerà l’Europa attraverso la Grecia.

Atene poche settimane or sono ha siglato un memorandum d’intesa con Mosca, finalizzato alla realizzazione di un prolungamento del gasdotto sul proprio territorio: un impegno da due miliardi di dollari che può rivelarsi strategico, soprattutto politicamente, in un momento in cui il governo greco è impegnato in un negoziato con quella stessa Unione europea (Ue) che ha appena prolungato le sanzioni economiche contro il Cremlino.

L’Anatolia hub energetico

La formalizzazione dell’accordo per la realizzazione del Turkish Stream tra Mosca e Ankara è attesa a giorni. Ed è difficile pensare che, come accaduto con il suo abortito predecessore, l’infrastruttura nemmeno stavolta venga portata a compimento: troppo alto è l’interesse russo di trovare al più presto un sostituto del South Stream, impantanatosi in cavilli burocratici locali e norme anti-trust comunitarie, troppo appetitoso per la Turchia il ruolo di hub energetico tra Mediterraneo ed Europa.

Nella regione turca dell’Anatolia sta già per essere realizzato il Tanap, il Gasdotto Trans-Anatolico, che al confine tra Turchia e Grecia si unirà con il Tap, Gasdotto Trans-Adriatico, a completamento del Southern Gas Corridor, la colossale infrastruttura di 3500 chilometri che dal 2020 trasporterà il gas estratto nel Mar Caspio, al largo delle coste dell’Azerbaijan, fino in Puglia, da dove Snam Rete Gas (che potrebbe anche entrare nel progetto come azionista) avrà il compito di distribuirlo nel Vecchio Continente.

Ridurre la dipendenza dalla Russia

Il Tap rappresenterà qualcosa di più di un semplice gasdotto: segnerà un vero e proprio cambiamento epocale, poiché andrà a sfidare il monopolio russo per ciò che riguarda le forniture di gas all’Europa ed eleverà ulteriormente l’Azerbaijan al ruolo di potenza energetica, con tutti i benefici politico-economici che questo status comporta.

Se dunque il Turkish Stream costituirà una sorta di variante del South Stream, il Tap è destinato ad assumere il ruolo che avrebbe dovuto avere Nabucco, il gasdotto che l’Ue programmava di costruire per sganciarsi dall’eccessiva dipendenza dalle fonti energetiche russe, il cui progetto è stato accantonato per l’enormità dei costi.

A conferma dell’endorsement comunitario per il progetto azero, basta considerare un fattore non da poco. Nonostante appartenga per il 20% alla Socar, la compagnia energetica di Stato dell’Azerbaijan da cui l’Europa comprerà anche il gas, dal 2013 il Tap è esente dal rispetto delle rigidissime norme Ue contenute nel Terzo Pacchetto Energia, che proibiscono ad una compagnia energetica di essere contemporaneamente proprietario e gestore dell’infrastruttura attraverso cui la risorsa energetica verrà distribuita: un muro giuridico contro il quale invece è andato a schiantarsi il South Stream, bloccato dall’Ue per via del doppio ruolo di gestore-proprietario della russa Gazprom.

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