Andrej Babiš, ministro e milionario, non è stato un agente segreto comunista

Andrej Babis

L’imprenditore slovacco milionario Andrej Babiš, oggi Ministro delle Finanze e leader di un potente partito (ANO) in Repubblica Ceca, si è liberato ieri dell’accusa di essere stato un collaboratore della polizia segreta comunista dopo che una corte d’appello di Bratislava ha confermato una sentenza ora divenuta definitiva di un tribunale di livello inferiore. Babiš aveva fatto causa all’Istituto della memoria della nazione della Slovacchia (UPN), che aveva un dossier di era comunista secondo il quale da giovane il ministro era stato informatore della polizia segreta, la famigerata ŠtB (Štátna bezpečnosť, Sicurezza di stato). L’istituto ha detto che il file contiene elementi di prova che Babiš era stato arruolato come agente.

Nel giugno dello scoro anno già un tribunale di grado inferiore aveva stabilito che non vi sono prove sufficienti per l’accusa, in quanto Babiš non avrebbe ‘consapevolmente’ collaborato con i servizi segreti della Cecoslovacchia, e dunque il suo nome era apparso ingiustamente nelle liste degli agenti comunisti pubblicate su internet da UPN. In particolare, l’imprenditore «non ha mai firmato l’impegno di collaborazione [con la polizia segreta – ndr], e non teneva contatti a scopo cospiratorio con gli agenti di ŠtB», recita il dettato della corte, dunque Babiš «non era coscientemente un agente». Una cosa dimostrata, secondo le evidenze, anche dalle dichiarazioni di alcuni testimoni tra i quali ex agenti segreti comunisti che dicono che il fascicolo di Babiš era stato aperto e aggiornato solo formalmente senza che il soggetto ne fosse a conoscenza.

Il verdetto, che la corte regionale di Bratislava ha confermato ieri in via definitiva, dopo che il caso era stato aperto nel gennaio 2012. L’Istituto per la memoria della nazione, pur non potendosi più appellare, lamenta che la sentenza è «controversa e poco convincente», per il fatto che i giudici hanno dato credito a testimonianze inconsistenti di agenti dell’allora Sicurezza di stato, un’organizzazione oggi definita criminale, ai quali ora è lasciato spazio per riscrivere parte della nostra storia.

UPN ha detto che pubblicando i registri della polizia segreta, cosa che considerava un dovere, non si è assunta alcuna responsabilità, che non può in ogni caso avere, e che va invece ricondotta all’operato degli ufficiali e agenti di tale organizzazione che hanno compilato i registri.

Secondo UPN il dossier presentato alla corte, nel quale il ministro è indicato con il nome in codice Bureš, è stato confermato dalle firme di 40 agenti di ŠtB in diverse posizioni amministrative e direttive.

Babiš, nato nel 1954 a Bratislava, era figlio di un diplomatico, naturalmente membro del partito comunista. Da tempo residente a Praga, è il secondo uomo più ricco della Repubblica Ceca con un impero (il gruppo Agrofert di cui è unico proprietario e fa da ombrello a 230 aziende) che va dal settore chimico, agricolo e agroalimentare a quello più recente dei media, acquisiti in vista del suo ingresso in politica. Lanciato nel 2011 il partito ANO (Sì), ispirato a idee centriste e liberali con un focus particolare contro la corruzione nella vita politica e nella società ceche, alle elezioni nazionali  del 2013 ottenne un lusinghiero 18.7% che gli consentì di andare al governo in coalizione con i socialisti del premier Bohuslav Sobotka e i cristiano-democratici. Babiš ottenne per sé la poltrona di Ministro delle Finanze, dove siede tutt’ora.

(Red)

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