Rifugiati: il Gruppo di Visegrad tra ipocrisie e memoria corta

rifugiati_(Mohammad.P.Mohammad @wikicommons)

Sebbene il Gruppo di Visegrad (Slovacchia, Repubblica Ceca, Polonia e Ungheria) non abbia sempre mostrato una opinione unanime negli ultimi anni, soprattutto se si pensa alla crisi in Ucraina e alle tensioni e sanzioni con la Russia, su almeno una cosa appare saldamente unito: nessuno dei quattro paesi vogliono immigrati.

In un commento per The Slovak Spectator intitolato “Un accordo sgradevole”, Benjamin Cunningham, che è tra l’altro corrispondente per l’Economist per l’Europa centrale, dice che la proposta della Commissione UE per «una più equa distribuzione di circa 40.000 rifugiati siriani ed eritrei ora in Grecia e in Italia» non ha scalfito le certezze dei quattro leader, che sono e rimangono fortemente contrari a qualunque forzatura e si oppongono con tutte le loro forze alle quote obbligatorie, ricordando con vuote e inutili parole che l’accoglienza dovrebbe essere lasciata alla volontà e volontarietà di ogni Paese, ma dimenticano di dire che una politica di ospitalità volontaria dei rifugiati è proprio quella che è in vigore in questo momento.

Cunningham ricorda che la Slovacchia ha “volontariamente” accolto un totale di 650 richiedenti asilo dal 1993 ad oggi. La Svezia, invece, ha preso 100.000 rifugiati solo nel 2014. Si potrebbe dire che la Slovacchia, ma anche la Polonia, la Repubblica Ceca e l’Ungheria, hanno semplicemente poca (buona) volontà.

E hanno anche poca memoria, perché sono milioni i cittadini che da questi Paesi sono scappati durante l’era comunista, e accolti come rifugiati in altre nazioni nel mondo: 6 milioni i polacchi, 500.000 i cecoslovacchi (in gran parte in due ondate, dopo il 1948 e dopo l’invasione del 1968), 400.000 ungheresi (la metà nel periodo della rivoluzione del 1956). Quando i paesi di Visegrad erano in crisi, i loro rifugiati hanno trovato posti dove andare, vicini o lontani che fossero.

È difficile credere, scrive Cunningham, che i 785 rifugiati che alla Slovacchia è stato chiesto di assumere da parte di Bruxelles creerebbero un vero problema al Paese. È grosso modo il numero totale dei giocatori delle due principali divisioni di calcio del Paese, e corrisponde allo 0,015% della popolazione slovacca. Le paure di questo afflusso sono infondate, e accettare più immigrati provenienti da nazioni extraeuropee difficilmente trasformerà Bratislava in un posto come Damasco. Potrebbe, al massimo, renderla un po’ più simile a Vienna.

(Benjamin Cunningham, via The Slovak Spectator)

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Foto Mohammad.P.Mohammad @wiki

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