Migranti: tema politico cavalcato dagli estremisti, ma anche dallo Smer di Fico

kotleba_estremis-immig-20062015_(Peter Smelik@youtube)

La protesta contro l’immigrazione tenutasi a Bratislava il 20 giugno, che ha visto alcuni episodi di violenza collettiva contro gli agenti di polizia e contro persone estranee alla piazza, ha mostrato che gli estremisti in Slovacchia stanno acquistando visibilità all’interno della società. Non stupisce che il relativo successo della manifestazione abbia portato gli organizzatori a dichiarare la loro intenzione di correre alle prossime elezioni parlamentari, approfittando di una sorta di isteria di massa contro presunti pericoli da una immigrazione incontrollata, soprattutto di fede musulmana, proveniente da Africa e Medio Oriente. Per farlo, sono pronti a unire le forze, con una possibile collaborazione tra il partito LSNS (Partito popolare – Nostra Slovacchia) di Marian Kotleba, che già ha fatto tremare il palazzo quando è stato eletto governatore della regione di Banska Bystrica, e altre organizzazioni. I capi di tali organizzazioni erano infatti presenti contemporaneamente sul palco di piazza SNP sabato scorso, ed era la prima volta che succedeva.

Qual è il problema

Anche alcuni osservatori della scena sociale e politica si sono stupiti di quanto velocemente il fattore “I” (immigrazione) abbia compattato certe frange estreme della società e abbia diffuso le loro idee tra la popolazione alimentando paure ancestrali e collettive, convogliando un sentimento di acredine verso le proposte di Bruxelles di quote obbligatorie di rifugiati in ognuno degli Stati membri dell’UE. Pur se si tratta di un numero estremamente esiguo (785 persone da accogliere in Slovacchia, lo 0,015% della popolazione) la politica prima e il popolo poi hanno risposto inopinatamente NO. Un sondaggio di pochi giorni fa ha mostrato che ben il 70% dei 1.469 intervistati ha dichiarato il proprio disaccordo nell’accettare nuovi immigrati.

Vero è che la Slovacchia fino ad ora non ha conosciuto fenomeni di massa di immigrazione, e buona parte degli stranieri vengono da nazioni “occidentali” o da quelle le cui aziende hanno investito nel Paese dando lavoro anche a molti slovacchi. Proprio l’altro giorno sono stati resi noti i numeri di concessioni di asilo dall’indipendenza nel 1993 fino ad oggi: sono appena 650 i rifugiati arrivati in 22 anni in Slovacchia (vedi altro articolo). È dunque facile fare ‘terrorismo psicologico’ agitando il numero di 785 immigrati che l’UE vorrebbe affibbiare al Paese nei prossimi due anni.

Cori razzisti e violenza gratuita (contro la polizia, una gara ciclistica, un gruppo di contro-manifestanti e persino una famiglia musulmana, che era di passaggio alla stazione per recarsi alla cerimonia di laurea di un figlio, che è stata presa a sassate) sarebbero stati intentati soprattutto da ultras del calcio, anche provenienti da Paesi vicini. Tra i manifestanti, insieme a molte bandiere nazionali e del partito LSNS non sono mancate insegne naziste e t-shirt con minareti incrociati.

Diversi analisti ritengono che se gli organizzatori della protesta anti-immigrati riescono a creare un ticket valido per il prossimo appuntamento elettorale di marzo 2016, è piuttosto probabile che ottengano un sostegno sufficiente a superare la quota di sbarramento (del 5%) e portare loro rappresentanti in Parlamento.

Robert-Fico_(foto_vlada.gov.sk)

La posizione del governo

È probabilmente anche questo tipo di situazione, che comporterebbe vedersi mangiare un po’ di popolarità su un tema caldo nella società non solo slovacca, che ha spinto il Primo ministro Robert Fico, presidente del partito di governo Smer-SD, a ventilare la possibilità di tenere un referendum in Slovacchia sulla quote di rifugiati nel caso l’opposizione del Paese, e quanto meno dei colleghi membri del Gruppo V4 (Praga, Budapest e Varsavia) non abbia gli effetti sperati di far desistere Bruxelles. È allo studio anche una dichiarazione congiunta dei quattro governi V4 per condannare le quote obbligatorie, che,  ricorda il premier, non sono una soluzione al problema della pressione migratoria. Anzi, proprio il contrario, ha detto Fico: faranno ancora più aumentare il flusso di disperati in cerca di una vita migliore in Europa. Dovranno essere i singoli paesi, ha detto, a decidere se e quanti rifugiati possono accogliere su base assolutamente volontaria. La Slovacchia vuole essere solidale, ma non può essere costretta a quote automatiche. Dobbiamo invece concentrarci sulla radice delle cause nei paesi di origine e di transito dell’immigrazione illegale.

Da ieri è in corso al Parlamento slovacco una sessione di discussione sulle quote obbligatorie e più in generale sull’immigrazione, che dovrebbe presumibilmente concludersi con una risoluzione che raccomanda il governo di non approvare le quote obbligatorie per i migranti. La presunta certezza del risultato è data dal fatto che questa è la posizione del partito del Premier, Smer-SD, che ha la maggioranza assoluta di seggi e volendo potrebbe votarsi la risoluzione anche da solo.

(La Redazione)

Foto: il leader di LSNS Marian Kotleba, Robert Fico (vlada.gov.sk)

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