Kiska: è necessario ripristinare la fiducia dei cittadini nello Stato

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Il presidente Andrej Kiska ha fatto il 18 giugno in Parlamento il suo primo rapporto sullo “stato della repubblica”, celebrando in questo modo il primo anniversario dal suo insediamento. Nel suo discorso Kiska ha detto, riferendosi alle elezioni parlamentari da tenersi tra meno di un anno, «sembra che il nostro Paese sia stato vinto dalla stanchezza. E in una parte della società, addirittura rassegnazione. La gente ancora va a votare, ma ormai ha poca fiducia che le cose possano davvero cambiare», ha detto. Lui spronerà i cittadini a recarsi al voto, e non darà alcun suggerimento su chi votare (riferendosi al suo predecessore, che non era sempre super-partes – ndr).

Siamo in un momento critico, dove è necessario «ripristinare la fiducia dei cittadini nello Stato», e questo «può essere fatto solo con l’impegno e la spinta a fare un “salto di qualità” in alcune aree» della politica.

Kiska ha sottolineato i problemi cui si deve dare priorità, e che, ha detto, «non sono una questione di competizione tra partiti: “l’ordine e la trasparenza non sono una questione di ideologia». «Senza ordine e trasparenza nessun sistema funziona al suo meglio», ha detto citando tra gli altri gli esempi della sanità e della magistratura.

Il presidente ha criticato il Ministro della Difesa Martin Glvac per i grandi acquisti di tecnologie militari da lui portati avanti ultimamente. Kiska crede che il ministro non segua una strategia definita, e non spieghi quale reparto delle forze armate fa l’acquisto, e come pagherà.

Kiska ha toccato il tema dei migranti, dicendo che c’è un obbligo morale nei loro confronti. La Slovacchia non è né «un paese di ingresso delle immigrazioni di massa, né una destinazione», e il Paese e i cuoi cittadini hanno esperienza nulla con i problemi legati all’immigrazione e riceve ogni anno numeri minimi di richieste di asilo. Malgrado questo, ha detto, gli slovacchi si sono spinti a dichiarazioni forti e giudizi categorici: «io credo che noi abbiamo la possibilità, e come Paese di successo anche l’obbligo morale, di aiutare queste persone», ha detto il presidente. Qualunque dibattito interno in Slovacchia sui migranti, ha ammonito, sarà anche un dibattito su di noi. «Cerchiamo di essere attivi e nominiamo noi stessi chi vogliamo aiutare: quante persone vogliamo e siamo in grado di aiutare». Dimostriamo di avere una elementare solidarietà umana, ha detto.

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(Red, Fonte Slovak Spectator)

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Foto prezident.sk

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