Russia. Sanzioni come cannonate: l’Italia paga un conto salatissimo, ne valeva la pena?

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Due milioni di posti di lavoro e cento miliardi in valore aggiunto nell’export di beni e servizi. Nel peggiore dei casi sarebbe questo il costo economico e sociale che l’Europa pagherebbe in ragione delle sanzioni comminate alla Russia, che a sua volta ha eretto un muro commerciale nei confronti dell’agroalimentare europeo. I dati sono quelli del Wifo, l’Istituto austriaco per la ricerca economica, con sede a Vienna. I suoi ricercatori si sono messi al lavoro per conto del Lena, consorzio di testate giornalistiche europee, di cui fa parte anche Repubblica.

Ma quando è lontano questo scenario apocalittico? Purtroppo non molto. Il Wifo sostiene che avanti di questo passo la più amara delle previsioni potrebbe diventare realtà. I paesi Ue che ne risulterebbero più penalizzati sono la Germania e l’Italia. Berlino potrebbe perdere un punto di Pil, l’Italia lo 0,9%, si legge nell’inchiesta uscita l’altro giorno su Repubblica.

E questo è un quadro di medio termine. Ma gli effetti sono micidiali anche nel breve. Il Wifo, per l’Italia, stima in 80mila i posti di lavoro a rischio e in 1,4 miliardi l’ammontare di export destinato a bruciarsi. Una vera mazzata, molto più sia di quanto si aspettava la Commissione Ue, che basandosi sui dati di Eurostat ha di recente prodotto un documento sulle conseguenze della guerra commerciale con Mosca. Non è circolato. Come se Bruxelles cercasse inutilmente di occultare il disastro economico generato dalle sanzioni, appena prorogate fino al gennaio del 2016.

La questione dei provvedimenti commerciali restrittivi nei confronti di Mosca a causa della crisi ucraina, di cui l’Ue ritiene il Cremlino sostanzialmente l’unico responsabile, può essere vista da differenti punti di vista, ma è evidente che va giudicata alla luce dei risultati che producono le sanzioni, il cui impatto va oltre il perimetro di applicazione (banche, petrolio, tecnologia), perché si crea una spirale di sfiducia che contamina tutto e tutti. Questi risultati, l’abbiamo visto, sono pessimi. Hanno ricadute enormi sul tessuto socio-economico dei 28, non stanno modificando le cose in Ucraina e non hanno preso a martellate, non almeno come si pensava, l’economia russa.

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Foto EuropeanCouncil CC-BY-ND

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