Immigrazione: la Slovacchia continua a dire no, il tema discusso in Parlamento

profughi-rifugiati_(michaelwrose_6502417261@flickr)

La questione dell’immigrazione dal Mediterraneo sarà il tema dominante del vertice dei capi di governo dell’Unione europea che si terrà a Bruxelles il 25-26 giugno. I paesi membri dell’UE dovranno rendere pubblica la loro posizione ufficiale sulla proposta della Commissione europea di trasferire in quote obbligatorie i richiedenti asilo oggi in Italia e Grecia pressi gli Stati membri. Si tratta di 40.000 migranti da trasferire nel corso dei prossimi due anni.

Diversi paesi hanno già espresso la loro opposizione al sistema delle quote obbligatorie, chiedendo che l’accoglimento di rifugiati avvenga su base puramente volontaria. L’Italia ha minacciato passi unilaterali per fare pressione sugli Stati recalcitranti ad accettare un accordo che comunque Roma ritiene sia del tutto insufficiente oggi a garantire il futuro.

I quattro Paesi di Visegrad (Slovacchia, Repubblica Ceca, Ungheria e Polonia) hanno concordato una posizione unitaria da tenere a Bruxelles: pur essendo a favore della solidarietà, non intendono accettare le quote obbligatorie. Un vero e proprio ossimoro, si direbbe. I Baltici, la Romania e la Bulgaria hanno posizioni simili. Il Regno Unito respinge del tutto le quote, ma del resto non vi è obbligato in base alle speciali normative previste per i britannici nel Trattato di Maastricht.

Sul tema è intervenuto ieri il Ministro degli Interni slovacco Robert Kalinak, dicendo che l’Europa oggi paga errori di sottovalutazione che vengono dal passato. Tra questi errori, i pochi fondi messi a disposizione di Frontex, il sistema di controllo delle frontiere esterne dell’UE. Altro errore è stato quello di molti paesi che hanno legalizzato con molta leggerezza migliaia di migranti clandestini che hanno poi viaggiato liberamente nell’Unione, attirando altri stranieri dai loro paesi di origine. Il sistema delle quote, secondo lui, è nei fatti una concessione alla criminalità organizzata dei gruppi che trafficano in esseri umani nel Mar Mediterraneo. Che senso ha allora mantenere il nostro regime di visti? – si chiede Kalinak, ipotizzando un afflusso incontrollato da est di ucraini, bielorussi e russi. Dobbiamo mettere mano alle cause, non alle conseguenze, ha affermato, e dobbiamo fermare i migranti prima che si imbarchino sulle coste africane. È inoltre necessario suddividere i flussi in immigrati clandestini e rifugiati che scappano da paesi in guerra. Chi non ha le caratteristiche per ricevere asilo come rifugiato deve essere rimandato indietro, ha detto, convinto che questa dimostrazione di forza possa far crollare l’ondata di profughi verso l’Europa. La solidarietà, ha detto, è solo un bello slogan.

rifug-immig_etiopia_(unicef NC-ND)

Per rafforzare la sua posizione a Bruxelles, il Primo ministro slovacco Fico ha chiesto al Presidente del Parlamento Peter Pellegrini una seduta parlamentare che discuta della questione immigrazione. Per quanto si sa, la gran parte dei deputati slovacchi, sia di maggioranza che di opposizione, in questo particolare frangente stanno con il governo.

Secondo i sociologi, i pareri negativi e la sfiducia della gente in Slovacchia sulla questione immigrazione sono il risultato di sviluppi storici e culturali specifici, e anche del modo in cui i politici stanno affrontando il problema. La sociologa Olga Gyarfasova ha detto all’agenzia Tasr che storicamente la Slovacchia è un paese di emigranti, non di immigranti. La Slovacchia ha il minor numero percentuale di stranieri in Europa, e le persone non hanno generalmente esperienza ad aver a che fare con stranieri che vengono a vivere nel Paese. Inoltre, gli slovacchi hanno una mentalità conservatrice, la società è chiusa e non pronta al diverso. Ma poi, nel dibattito politico, i migranti del terzo mondo «sono descritti esclusivamente come una minaccia alla sicurezza», e sono del tutto disumanizzati. Concorda con la Gyarfasova il direttore dell’Istituto di Prognosi dell’Accademia slovacca delle scienze (SAV) Martina Lubyova, che non accetta questa equazione “migranti = pericolo”. Non si possono ad esempio descrivere in questo modo coloro che sono rifugiati umanitari, gente che ha dovuto lasciare casa e parenti per salvarsi la vita. In ogni caso, la Slovacchia non eviterà l’immigrazione, ed è necessario cominciare a farci l’abitudine.

(La Redazione, Fonte Tasr, Sme)

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Foto michaelwrose CC-NC-ND, Unicef Ethiopia CC-BY-NC-ND

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