Kiska, un anno da presidente: la gente lo approva, i politici un po’ meno

kiska_(foto--prezident.sk)

Quasi tre slovacchi su quattro (il 72% per la precisione) sono soddisfatti del modo in cui il presidente Andrej Kiska ha svolto il suo lavoro di capo dello Stato nei primi dodici mesi del suo mandato. Solo il 18,1% della popolazione adulta è di parere opposto, secondo un sondaggio condotto pochi giorni fa dall’agenzia Focus con circa mille interviste, mentre uno su dieci non ha voluto o potuto rispondere.

I più soddisfatti del presidente sono i sostenitori dei partiti di centro-destra, oggi all’opposizione, che lo hanno sostenuto nella campagna elettorale facendogli battere al ballottaggio (60 a 40) l’altro candidato forte, il Premier e presidente Smer Robert Fico.  Oltre l’80% degli elettori di tutti i partiti di destra sono per Kiska, e quelli di Sieť/Rete dell’ex candidato presidenziale Radoslav Prochazka sono i più entusiasti: ben il 92% di loro è soddisfatto. Se gli elettori cristiano-democratici (KDH) sono i meno ardenti in questo schieramento di opposizione (81%), la percentuale si abbassa a 66% per gli elettori del partito al governo Smer-SD, una cifra tutto sommato molto positiva, che si riduce al 51% per i nazionalisti di SNS, oggi fuori dal Parlamento ma che alla prossima tornata (nel 2016) quasi certamente tornerà alla politica attiva.

Ma non tutti i partiti di opposizione sono contenti dell’operato di Kiska in questo anno. Il leader di Most-Hid (il partito conservatore dell’amicizia slovacco-ungherese) Bela Bugar dice che al presidente manca il vigore necessario per trattare come si deve gli scandali o gli argomenti che riguardano le minoranze (come quella degli ungheresi, intorno al 10%). Secondo Bugar, Kiska dovrebbe con forza condannare certe pratiche – come quelle connesse ad esempio con il caso Vahostav dove, dice, il governo Smer ha dimostrato di stare dalla parte degli oligarchi – come invece ha fatto sui temi di politica estera. Bugar ha detto che il presidente non dovrebbe solo commentare certi fatti, ma plasmare l’opinione pubblica con dichiarazioni su temi importanti che riguardano tutti i cittadini. Pur se ha agito in maniera diretta nelle questioni che riguardano il conflitto UE-Russia, difendendo le conseguenti sanzioni, non ha ad esempio detto parola su un altro tema oggi caldo: quello dell’immigrazione e delle quote obbligatorie proposte da Bruxelles.

Qualcosa di simile ha detto il capo del partito extraparlamentare ungherese SMK Jozef Berenyi: Kiska è popolare perché evita di parlare di questioni controverse e di avere conflitti. Berenyi chiede al presidente una posizione più attiva nella politica nazionale, anche sul tema delle minoranze etniche, e critica l’uso presidenziale di voli di Stato per recarsi settimanalmente dalla famiglia a Poprad. Non ha senso, dice, regalare in beneficienza a famiglie disagiate il suo stipendio se poi spende soldi pubblici per i suoi voli privati.

Dal punto di vista degli analisti politici, il primo anno del presidente è stato un po’ deludente, soprattutto sulla politica interna. Kiska non ha mantenuto la promessa fatta in campagna elettorale che sarebbe stato un presidente attivo che avrebbe fatto pressione sui ministri su questioni difficili e parlato apertamente di corruzione e altri problemi del Paese. Così si è espresso l’analista Jan Baranek con l’agenzia Tasr, sottolineando come Kiska non stia usando in maniera completa le opportunità che gli vengono dalla sua posizione. Ad esempio, nonostante le attese dovute a quando dichiarato in campagna elettorale, non è stato presente una sola volta a una riunione del governo, e non ha fatto uso dei media pubblici (la Radio e Televisione di Stato RTVS) per fare interventi su temi importanti come l’immigrazione, ha detto Baranek, che ha però riconosciuto al presidente la sua imparzialità, alla giusta distanza da tutti i partiti politici, cosa certamente molto positiva e ragione di buona parte della sua popolarità.

Un altro analista, Michal Horsky, ha ricordato che per valutare il mandato di Kiska bisogna ricordare come non abbia mai fatto politica in vita sua, fatto che ha contribuito in maniera decisiva alla sua elezione. Considerandolo come un anno di “apprendistato”, si può dire, ha sostenuto Horsky, che Kiska non ha fatto nessun errore di grossa portata, anche se ha promesso più di quanto sia in grado di mantenere. Su due cose ha però confermato quando detto in precedenza: lavorare sul rafforzamento dello stato di diritto e del settore dell’assistenza sanitaria. Ci si potrà aspettare di più da lui nel prossimo periodo, ha sottolineato Horsky, ma già oggi sono soddisfatto di come ha difeso a livello internazionale il posto della Slovacchia nell’Unione Europea e nella Nato, confermando una linea già seguita a suo tempo dai suoi predecessori.

(La Redazione, Fonte Tasr)

Foto prezident.sk

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