Tensione in UE per la richiesta della Radicova: voglio le scuse della Commissione

Il Premier slovacco Iveta Radicova, ieri a Berlino per incontrare il Cancelliere Angela Merkel e il Presidente Christian Wulff, ha pubblicamente chiesto le scuse della Commissione Europea per come questa si è espressa sul ‘no’ agli aiuti alla Grecia deciso dal Parlamento slovacco l’11 Agosto scorso, accuse che Bruxelles ha prontamente rimandato al mittente.

È dunque scontro aperto tra la Commissione Europea e la Slovacchia. Chiedendo le “scuse officiali” da parte della Commissione, Iveta Radicova ha definito il Commissario UE agli affari economici e monetari Olli Rehn «un funzionario di Bruxelles che non è mai stato eletto», e ha qualificato «umiliante il modo in cui (Rehn) si è espresso a proposito del Parlamento democraticamento eletto dalla Slovacchia».

«La Commissione ha preso nota del voto del Parlamento slovacco e ha espresso rammarico per la rottura del principio di solidarietà e la violazione degli impegni presi in seno all’Eurogruppo, ma non ha mai fatto alcuna osservazione che possa essere paragonata a una mancanza di rispetto», ha affermato in risposta il portavoce di Rehn, Amadeu Altafaj. Essendo poi la Commissione a «garante i Trattati e incaricata di difendere l’interesse europeo», il suo diritto ad esprimersi in materia è più che legittimo, ha ricordato il portavoce. E questo vale anche per il commissario Rehn, che «è membro della Commissione e come tale gode di una solida legittimità democratica», ha ribadito Altafaj.

Lo scontro è però innescato, e la richiesta di scuse pubbliche arriva a neanche due settimane dalla prossima riunione di Eurogruppo ed Ecofin, in cui si esaminerà la vicenda da un punto di vista politico e pratico. Da chiarire resta infatti chi paga ora al posto della Slovacchia gli oltre 800 milioni di euro del suo contributo al prestito salva-Grecia, pari all’1,02% dell’importo complessivo degli aiuti targati UE, che insieme ai 30 miliardi del FMI arrivano a un pacchetto di 110 miliardi complessivi in 3 anni. Se per la Slovacchia non sono possibili sanzioni “legali”, Eurogruppo ed Ecofin dovranno però prendere una posizione politica nei confronti di Bratislava, perchè potrebbe costituire un pericoloso precedente.

Se ad ogni volta che cambia un Governo in uno dei 27 Paesi dell’Unione si dovesse tornare sulle decisioni prese a livello UE dal precedente Esecutivo come fatto dalla Slovacchia, sarebbe la morte dell’Europa, spiegano da Bruxelles. A rischio è anche il pricincipio di solidarietà in seno all’UE e all’Eurogruppo. Bratislava, dopo molte reticenze, ha votato “sì” al Meccanismo salva-stati e salva-euro (EFSF) messo in piedi lo scorso maggio, ma poi, alla prova dei fatti, ha rifiutato di aiutare la Grecia con un sistema simile, sottolineano a Bruxelles. Qualche ora dopo il “no” del Parlamento, la Slovacchia ha però diligentemente inoltrato la sua richiesta di aiuto al Fondo di solidarietà europeo per le inondazioni che durante l’estate hanno colpito il Paese.

(La Redazione)

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