L’Europarlamento contro la contraffazione su Internet

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Il Parlamento Europeo martedì 9 giugno ha adottato due risoluzioni sul tema, tanto discusso, dei diritti di proprietà intellettuale (DIP), minacciati soprattutto dal commercio illegale su Internet. Un punto nevralgico per l’Unione Europea, dopo il fallimento del piano ACTA: molte sono state le critiche a questo Trattato anticontraffazione, elaborato a livello internazionale e non ratificato dal Parlamento Europeo perché ritenuto eccessivamente restrittivo delle libertà della rete.

Le raccomandazioni redatte dal deputato ceco Pavel Svoboda e dall’italiana Alessia Maria Mosca hanno portato all’elaborazione di un piano d’azione e di una strategia da applicare anche verso i Paesi terzi, in vista di un’azione comune che riesca a tutelare i diritti di proprietà intellettuale, ma nello stesso tempo non pregiudichi lo spazio indipendente della rete.

Le proposte del Parlamento Europeo

Sembra proprio che non possano essere disgiunti i due aspetti: Internet è diventato lo spazio delle idee, dello scambio di dati, di informazioni, ma soprattutto di merci. Un traffico incontrollabile (o forse no?) in cui è facile imbattersi in frodi e violazioni di diritti. Molti sono favorevoli allo sviluppo di un mercato digitale comune tra i Paesi europei, ma altri invece vedono in questo progetto un’ulteriore minaccia alla proprietà intellettuale. Perché su Internet è tutto più facile: si è tutti in un certo senso produttori e consumatori, si è portati a pensare che quello che è in Internet sia “proprietà comune”, i confini si fanno incerti e non si capisce quale sia davvero la linea d’ombra che separa il lecito dall’illecito.

Ecco perché tra i punti più importanti delle risoluzioni parlamentari è prevista l’organizzazione di campagne di sensibilizzazione verso gli utenti e i consumatori, in modo da poterli orientare nelle loro scelte, mettendoli in guardia e denunciando i tanti rischi connessi alla contraffazione, primo fra tutti quello alla sicurezza e salute. Si propone di incentivare il dialogo tra istituzioni e imprese, di elaborare nuovi modelli commerciali, di rafforzare la cooperazione tra le autorità nazionali e quelle dei Paesi terzi.

È stata anche avanzata l’idea di una collaborazione con le piattaforme online di commercializzazione dei più diffusi beni soggetti al fenomeno della contraffazione: occorrerebbe fissare delle regole perché il materiale possa essere preventivamente filtrato e verificato. Anche se parlare di “immissioni controllate” ad Internet suscita sempre molte perplessità: su queste iniziative saranno inevitabili nuovi dibattiti, ma l’Unione Europea ha dimostrato la volontà di fissare alcune regole comuni per cercare di controllare questo fenomeno dilagante.

La contraffazione dei farmaci e la tutela delle PMI

Le autorità doganali europee nel 2013 hanno confiscato quasi 36 milioni di articoli sospettati di essere contraffatti e in violazione dei diritti di proprietà intellettuale, per un valore di oltre 670 milioni di euro. Il 10% di questi prodotti è costituito da farmaci: proprio i medicinali sono al centro di una riflessione più mirata. In particolare nella risoluzione si legge la necessità di concludere degli accordi con le più importanti industrie farmaceutiche internazionali per rendere più accessibili i prezzi dei medicinali, soprattutto nei Paesi più poveri. Sono allarmanti i dati relativi al traffico di medicinali contraffatti: i rischi per la salute sono molti e sono gravi le distorsioni che crea nel mercato la rivendita di medicinali contraffatti nei Paesi terzi.

Nel dibattito al Parlamento Europeo si è infine sottolineato come la protezione dei diritti di proprietà intellettuale concorra allo sviluppo dell’innovazione e della creatività: per l’Unione Europea questi sono valori fondamentali che occorre promuovere, soprattutto difendendo i diritti dei soggetti più deboli, come le piccole-medie imprese che, secondo le stime europee, sono tra le parti economiche più colpite dalla contraffazione di prodotti.

È davvero impossibile arrivare ad un compromesso sulle regole comuni per impedire questi traffici illegali di merci, che ledono la macro e micro economia e talvolta anche la salute delle persone? Il tema si intreccia con il problema altrettanto spinoso e di crudele attualità del traffico in rete della propaganda terrorista: traffico di idee che mina la democrazia, usando i suoi stessi strumenti di libertà. Ci può essere vera libertà senza delle regole che possano garantire un uso lecito degli spazi condivisi?

(Elisabetta Sartor, via Rivistaeuropae.eu)

Foto bykst CC0

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