Design: Vico Magistretti a Bratislava. Intervista alla nipote Margherita

magistretti_fotoRudolfBaranovic_IICBratislava

A Bratislava per l’inaugurazione della mostra di Vico Magistretti alla Bratislava Design Week, la nipote di una delle icone del design italiano del ‘900 Margherita Pellino (vedi foto sopra) è stata intervistata da Antonia Grande, direttrice del locale Istituto Italiano di Cultura. La Pellino è coinvolta insieme alla famiglia nella Fondazione Vico Magistretti, che cura la memoria del designer (morto nel 2006) con pubblicazioni, studi e mostre, oltre a un museo-studio in pieno centro a Milano, nel luogo dove molti famosi oggetti e arredi sono stati pensati.

La mostra “Svicolando! Omaggio a Vico Magistretti” presenta una collezione di schizzi e appunti a mano (diceva proprio la Pellino: “il nonno schizzava dappertutto, sui biglietti del tram, sui giornali…“), e illustrano il metodo di lavoro di Magistretti insieme ad alcuni oggetti storici ancora in produzione di alcune delle più importanti aziende italiane di design: Artemide, De Padova, Flou, Oluce e Schiffini. Uno dei punti focali del lavoro di Magistretti era la semplicità. Sua è la frase «La semplicità è la cosa più complicata del mondo».

Vedi qui l’album di immagini dell’inaugurazione l’8 giugno.

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Quando: 08-14 giugno 2015

Dove: Bratislava Design Week, Laurinská 14, Bratislava
Orari: mar – sab ore 10.00 – 20.00, dom ore 10.00 – 18.00
Ingresso libero
In collaborazione con: Bratislava Design Week, con il supporto di: Artemide, DePadova, Flou, Oluce, Schifini
Info: Facebook


Intervista:

Cos’è il design secondo Vico Magistretti?

Per raccontare il design di Vico prendo in prestito le sue parole. Vico diceva “a me piace il concept design, quello che è talmente facile che puoi anche non disegnarlo, molti dei miei progetti  li ho trasmessi per telefono”. In maniera spiritosa, si parla anche di “progetto al telefono” poiché molte delle sue idee sono state trasmesse, appunto, per telefono o chiacchierando attorno ad un tavolo con tutte le persone coinvolte nella produzione. Secondo Magistretti, infatti, il designer non deve necessariamente saper disegnare. Vico non aveva intenzione di pubblicare i suoi schizzi e i suoi disegni, ma oggi, paradossalmente, questi sono tra i protagonisti delle mostre organizzate dalla Fondazione.

Altro tema importante per Vico riguarda i concetti di design e di moda. Non è tanto una questione tra cosa è meglio e cosa è peggio. La differenza consiste nel fatto che la moda si basa sull’effimero, per cui ha delle stagioni, mentre il design, se è un buon design, deve durare almeno 100 anni.

In quanto nipote di Magistretti, cosa puoi dirci in più riguardo alla figura di questo grande maestro del design italiano?

Vico non era il nonno che ti portava in piscina o che veniva a prenderti dall’asilo, ma era un uomo che aveva una grandissima passione per il suo lavoro e, soprattutto, aveva grandissimo rispetto per le passioni altrui. Sosteneva che la più grande fortuna risiede nell’avere un lavoro che sia ama, qualunque esso sia. Non è un caso, infatti, che in famiglia nessuno sia architetto o designer.

Era un nonno che si divertiva a raccontare il suo lavoro per cui tante delle storie che io racconto in Fondazione, sono storie che ho sentito da lui. Spesso, specie durante i pranzi di famiglia, avevamo modo di osservare i prototipi e per questa ragione conosco i retroscena di molte delle sue opere. Oltre a ciò, sono sempre stata circondata dai suoi oggetti sin dalla più tenera età: dalla lampada “Eclisse” sul comodino fino al divano “La Serra”, realizzato per De Padova e concepito per la sua casa al mare.

Di cosa si occupa principalmente la Fondazione Vico Magistretti? Quali progetti per il futuro?

La Fondazione ha sede nello studio in cui Vico ha lavorato per 60 anni, lungo tutto l’arco della sua carriera. L’edificio è stato costruito da suo padre, l’architetto Piergiulio Magistretti, che aveva il suo studio lì e che è poi stato ereditato da Vico nel 1945. Lo spazio è piccolo e questo, a volte, è un problema per la Fondazione poiché l’archivio è molto ricco, soprattutto di elementi cartacei. Per questa ragione e, allo stesso tempo, per valorizzare questo patrimonio, la Fondazione organizza una mostra temporanea ogni anno. Gran parte dell’attività, dunque, consiste in visite guidate e racconti sulla mostra.

Lavoriamo molto anche con gli studenti e ci sono molte richieste per la consultazione dell’archivio. Da due anni abbiamo in campo un programma educativo per i bambini delle scuole elementari e delle medie. Quest’anno abbiamo dato avvio ad un progetto, “La valigia intergenerazionale”, finanziato dalla Fondazione Cariplo in collaborazione con la Triennale di Milano, la Fondazione Albini, la Fondazione Castiglioni e l’Università Bicocca, mirato ad avvicinare generazioni diverse al tema del design. Organizziamo, inoltre, mostre itineranti in collaborazione con le aziende partner della Fondazione (Artemide, De Padova, Oluce, Schiffini e Flou).

Per il prossimo 17 giugno, presso lo studio museo di Milano, è prevista una sorta di visita guidata d’autore, un evento che consiste nell’utilizzo di video-audio-guide in cui alcuni amici di Vico racconteranno le proprie esperienze a contatto con il maestro.

Non bisogna poi tralasciare tutto il lavoro di catalogazione dell’archivio posizionato nei sotterranei della Fondazione. Citando la direttrice, Rosanna Pavoni, ogni giorno noi poggiamo i piedi, in senso metaforico e fisico, sul nostro prezioso patrimonio.

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Un bilancio sull’inaugurazione della mostra “Svicolando!”. Esperienza interessante?

È stata un’esperienza molto interessante. Per me è stata la prima volta, solitamente è la direttrice Rosanna Pavoni ad occuparsi della presentazione della Fondazione e della mostra. Trovo però molto stimolante visitare nuove sedi e, soprattutto, osservare i diversi allestimenti. La mostra “Svicolando!” è stata presentata in Europa e in America e, chiaramente, sono stati utilizzati spazi completamente diversi che hanno portato all’adozione di nuove soluzioni espositive. È come se la mostra tornasse a nuova vita in ogni edizione e questo è molto divertente.

Infine, cosa pensi di Bratislava?

Sono arrivata ieri e mi sono immersa immediatamente nell’evento Bratislava Design Week, ma mi riservo di perdermi per le strade della città nel pomeriggio. La città mi sembra viva e stimolante, e, soprattutto, molto giovane.

(Intervista di Antonia Grande, IIC Bratislava)

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Foto IIC Bratislava, Rudolf Baranovic, Design Week

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