La casa dei tuoi sogni – quando il design e l’arte contemporanea vanno a braccetto (segue intervista)

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Il 2 giugno la direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura a Bratislava Antonia Grande ha inaugurato, insieme all’ambasciatore, la mostra “La casa dei tuoi sogni”, che è una combinazione di design e arte contemporanea. Tutti gli artisti che esibiscono loro lavori in questa mostra, ha detto Grande, «vivono a Milano, una città che è considerata la capitale del design e dell’arte contemporanea in Italia. Negli ultimi anni siamo stati testimoni di un rapporto speciale tra case, musei e opere d’arte. Le case stanno diventando come i musei e, allo stesso tempo, i musei stanno cercando di diventare come le case», ha detto la direttrice.

«La mostra è dunque il risultato di una nostra riflessione sul rapporto tra design e arte contemporanea», ha detto Grande. Si è lavorato sul concept “Una casa che diventa un museo, o meglio, un museo trasformato in casa”, dove gli artisti creano un allestimento surreale in cui l’arredo diventa scultura. Il progetto è stato curato per e con l’Istituto di Cultura da Oxana Maleeva. Gli artisti presenti con loro lavori sono Vedovamazzei, Steve Piccolo, Marc Kalinka, Gabriele Di Matteo, Aldo Damioli, Antonio Paradiso. La Grande ha esteso il suo ringraziamento a Studio Galbiati, che ha prestato i pezzi di design che fanno parte della mostra, che rimarrà visitabile fino al 13 giugno

Cosa: La casa dei tuoi sogni
Quando: 03.06.2015 – 13.06.2015
Orari: Mar-Dom 10:00-18:00,  Lun chiuso
Dove: Dvorana, Ministero della Cultura, Nam. SNP 33, Bratislava
Ingresso libero

In seguito all’inaugurazione la stessa direttrice Antonia Grande ci ha fatto pervenire una intervista fatta alla curatrice Oxana Maleeva, che riportiamo di seguito.

Oxana, puoi raccontarci la genesi del progetto?

OM: Tutta la squadra della mostra ha base a Milano, una città dove il design ha un ruolo fondamentale per la cultura e l’economia. Milano è anche per certi versi il vero centro italiano dell’arte contemporanea. Questi due mondi si conoscono, si contaminano a vicenda, ma spesso vivono in una simbiosi forzata, dove l’arte fa da condimento per il piatto forte del design, o viceversa. Il mondo del design cerca più che mai di guadagnarsi lo status di Arte con la a maiuscola, mentre l’arte contemporanea sembra voler scappare dalle pareti bianche del museo per riscoprire un rapporto di utilità, interazione e coinvolgimento nella vita reale. Il design propone una casa che sembra un museo, e il museo cerca di sembrare una casa, un luogo di partecipazione, in contatto con la vita vissuta.

La mostra ipotizza un nuovo rapporto arte-design in cui entrambi si adattano all’essere umano che si trova libero di plasmare l’ambiente domestico a piacere. Come nella casa di un artista, o in quella di un collezionista con una vera passione, arte e design si confondono, si aiutano, si scontrano.

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Ti ritieni soddisfatta del risultato?

OM: Lo spazio del Ministero, con il suo carattere forte, si prestava all’esperimento. È uno spazio poco adatto a un allestimento “museale” ma invece molto adatto a una situazione di contaminazione dove il suo carattere viene lasciato intatto e semmai esaltato.

In base a quale criterio hai coinvolto gli artisti in mostra? E lo Studio Galbiati?

OM: Gli artisti scelti avevano già rielaborato, nel loro lavoro, il rapporto tra arte e casa, arte e vita. Si tratta di artisti che hanno rapporti con collezionisti privati e creano opere specificamente per contesti domestici.

Lo Studio Galbiati è un’azienda di rivenditori delle migliori marche di design, esperti anche in interior design per una clientela molto esigente. Sono stati già coinvolti in altri progetti con noi (curatrice e alcuni tra gli artisti in mostra) per progettare interni domestici in cui arte e design convivono in modo dinamico. Erano dunque capaci di capire il progetto e di svilupparlo in modo creativo.

Ti piacerebbe tornare a Bratislava o a Zilina con altri progetti?

OM: Certamente, l’esperienza è stata molto stimolante.

A Bratislava si sta cercando di costruire un sistema per la promozione dell’arte contemporanea locale a seguito dell’apertura della Kunsthalle. Avete percepito questo fermento?

OM: Parlando con il grande pubblico all’inaugurazione, si percepiva un notevole interesse per l’arte contemporanea, il pubblico ha infatti dimostrato grande curiosità e apertura. La città non è ancora globalizzata, ma ha un grande potenziale proprio per questa dimensione “locale”; Bratislava è una città a misura d’uomo che non deve conformarsi al circuito globale ormai molto omologato. In altre parole, è un posto ancora aperto alla sperimentazione.

Ci piacerebbe se potessi darci dei rapidi commenti sulle opere in mostra.

OM: I lavori degli artisti hanno trovato posto dentro l’allestimento in modo molto naturale, veramente come in un contesto domestico.

Aldo Damioli: disegni rapidi di “amori perduti” sparsi sul grande letto di Vico Magistretti e tutt’intorno, sul pavimento, come se l’artista avesse lavorato nel letto, rapidamente schizzando appunti per una autobiografia amorosa.

Marc Kalinka: al posto del solito televisore onnipresente nelle case, uno schermo video antico con attori che col linguaggio dei segni dicono “ti amo, non ti amo”

Gabriele Di Matteo: t-shirt speciali personalizzate da spruzzi di vernice, in un cassetto, quasi nascoste, un modo per rappresentare l’atto di personalizzare qualcosa con l’arte.

Steve Piccolo: fotografie di strade, mura, ombre inserite nel contesto domestico come modo di portare la città dentro la casa, intimamente, integrando immagini e mobili. La grande foto della chioma di un albero che sembra una mappa, foto di graffiti urbani e di paesaggi lasciati distrattamente sul divano, sullo scaffale, sulla poltrona. Suoni che fanno vibrare i mobili e li connettono in rete, come la corda che collega ogni elemento d’arredo in un solo organismo.

Vedovamazzei: l’unico quadro “classico” appeso al muro, una presenza periferica per non escludere l’idea più tradizionale dell’arte. Una composizione di nastri adesivi sul pavimento: arte che si trasforma in un altro elemento pronto a estendersi ovunque nello spazio.

Antonio Paradiso: sculture totem in metallo che trovano posto con grande naturalezza in qualsiasi contesto, un contrasto materico con le superfici levigate dei pezzi di design.

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