Sfruttamento del lavoro, Agenzia Ue: “Problema da risolvere al più presto”

I settori più a rischio sono agricoltura, edilizia, alberghiero, ristorazione, lavoro domestico e manifatturiero. In Italia molte contraddizioni: buona tutela giuridica delle vittime ma indagini poco incisive e disinteresse delle istituzioni

lavoro_(worldbank NC-ND)

Bruxelles – Tolleranza zero verso le forme gravi di sfruttamento dei lavoratori. A chiederlo è l’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali (Fra), che nella sua nuova relazione mostra come, nonostante le normative Ue in materia, in Europa lo sfruttamento sul luogo di lavoro sia ancora una triste realtà. A esserne vittime sono in particolare i lavoratori che si spostano da un Paese all’altro dell’Unione, oppure gli immigrati extra-Ue. I settori più a rischio sono quelli dell’agricoltura, dell’edilizia, alberghiero e della ristorazione, del lavoro domestico e del manifatturiero, ma la cosa ancor più grave è che i responsabili spesso corrono un rischio minimo di essere perseguiti per legge e quindi di dover risarcire le vittime. Il reato di sfruttamento di un lavoratore migrante, infatti, è punibile solo in alcuni Stati membri e prevede pene massime inferiori ai due anni.

«Stiamo parlando di un problema endemico che richiede un intervento urgente per poter essere risolto – ha dichiarato il direttore della Fra, Constantinos Manolopoulos -.  Gli Stati membri devono fare uno sforzo maggiore per promuovere un clima di tolleranza zero per forme gravi di sfruttamento dell’attività lavorativa e adottare misure per monitorare la situazione più efficacemente e sanzionare i responsabili». «Sono abbastanza scioccata dal risultato del rapporto della Fra – ha commentato l’europarlamentare Jutta Steinruck, portavoce del gruppo S&D sul Lavoro e gli Affari sociali -. Abbiamo bisogno di controlli obbligatori europei in modo da mettere fine allo sfruttamento. La piattaforma contro il lavoro nero che stiamo negoziando in questo momento sarà un buono strumento in questo senso».

LE PROPOSTE Fra le situazioni più comuni in cui la Fra si è imbattuta durante la sua ricerca ci sono salari bassissimi, a volte inferiori a un euro l’ora, e giornate lavorative superiori alle dodici ore per sei o sette giorni alla settimana. Continua a leggere su EuNews.it.


Foto World Bank CC-BY-NC-ND

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