L’Italia virtuosa all’Ekotopfilm/Envirofilm 2015. Intervista al regista Andrea Valentino

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Lo scorso lunedì, il regista Andrea Valentino e il direttore della fotografia Giuseppe Novellino hanno presentato il film documentario “Compostaggio: una realtà possibile” presso l’Hotel Tatra di Bratislava, in occasione della 42° edizione dell’Ekotopfilm Festival. Antonia Grande, direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura di Bratislava, e Roberta Biandolino, stagista presso lo stesso, hanno avuto modo di fare alcune domande ai due autori.

Qual è la vostra formazione? Come avete cominciato ad occuparvi di cinema?

Ci siamo conosciuti all’università, entrambi abbiamo frequentato il DAMS presso l’Università degli Studi Roma Tre. Sin da subito è partita una collaborazione spontanea con la TV universitaria, nata in quel periodo grazie all’aiuto di Carlo Freccero. I progetti comuni, però, non si sono fermati lì. Dopo aver conseguito il titolo, abbiamo deciso di immergerci nel campo del documentario di cui entrambi siamo appassionati. Il documentario, soprattutto antropologico, infatti, rappresenta il nostro modo di vedere il cinema.

Il primo lavoro nato dalla nostra collaborazione risale al 2011 e si intitola “Ritmi del Gelbison”. È un documentario di natura antropologica sul Cilento e, nello specifico, tratta di musica, riti, balli, usanze religiose e pagane del territorio. In seguito, nel 2014, abbiamo collaborato per la realizzazione del progetto sul compostaggio dal quale è nato un documentario didattico su tematiche ambientali, presentato in questi giorni all’Ekotopfilm Festival.

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Il regista Andrea Valentino

I documentari sono spesso meno conosciuti e promossi delle fiction. Una scelta difficile la vostra.

In realtà non è stata una scelta difficile. Il cinema è una forma di espressione e il documentario rappresenta al meglio il nostro modo di vedere l’arte e, in generale, il mondo che ci circonda, permettendoci di esprimere liberamente il nostro pensiero. Da una parte, è vero che non ha lo stesso mercato del cinema di finzione, però, negli ultimi anni, il documentario sta ritornando ad essere uno dei settori più importanti nel mondo cinematografico, soprattutto in Italia. Si tratta di un genere in continuo sviluppo, basti pensare che l’anno scorso alcuni dei festival cinematografici più importanti sono stati vinti da film-documentario. Ciò che bisogna capire è che tale genere non si riduce ad una semplice registrazione della realtà, ma permette di fornire un punto di vista che è poi quello dell’autore. A ben vedere, è solo un approccio differente alla scrittura filmica.

Altro elemento da non trascurare è il fatto che questo genere permette di produrre con budget bassi. Entrambi i documentari che abbiamo realizzato, infatti, sono stati finanziati attraverso un sito di crowdfunding (www.produzionidalbasso.com), che ci ha permesso di raccogliere piccole quote di sostenitori dei nostri progetti.

Ci potete raccontare la genesi del film?

Il progetto che ha portato alla realizzazione di “Compostaggio: una realtà possibile” parte da Napoli. Nello specifico, l’ideazione nasce da un corso extradidattico, tenuto presso la scuola di Secondigliano (NA), dedicato allo sviluppo delle aziende legate all’ambiente. Proprio a Secondigliano è previsto l’avvio dei lavori per la costruzione del primo centro di compostaggio di Napoli e, per questa ragione, nell’ambito del corso è stata organizzata una visita alla struttura di Salerno. I ragazzi immaginavano di trovarsi di fronte ad una discarica e, invece, hanno osservato da vicino una realtà aziendale vera e propria, dotata di tecnologie di avanguardia e grandi professionalità. Lo stupore suscitato da questa scoperta ci ha spinto a documentare le attività di tale centro al fine di far capire come avviene il processo di compostaggio e, allo stesso tempo, sensibilizzare giovani e adulti.

La prima parte del documentario è stata realizzata in stop motion per catturare l’attenzione dei più giovani e far capire l’importanza della gestione dei rifiuti e della raccolta differenziata. A tal fine, nelle scuole, abbiamo pensato di affiancare alla riproduzione del documentario alcuni laboratori pratici che prevedono attività ludiche legate al riciclaggio. Ultimamente, abbiamo pensato di portare il documentario anche a Secondigliano e Scampia per mostrare a chi ancora è scettico, le grandi opportunità che possono derivare da tale struttura.

È necessario capire che la raccolta differenziata permette il riutilizzo non di semplici rifiuti, ma di materiali. Tale attività, infatti, non ha un risvolto solo a livello ambientale, ma anche a livello economico in quanto ci sono aziende che rilevano tali materie prime per nuove produzioni. Dal compostaggio, infatti, si ottengono due materiali: il metano e il compost, utilizzato in agricoltura come fertilizzante per i terreni. Addirittura, l’azienda di Salerno è diventata autosufficiente anche dal punto di vista energetico grazie all’installazione dei pannelli fotovoltaici. Bisogna tenere presente, però, che la realtà di Salerno può essere portata ovunque grazie al sostegno dell’amministrazione e dei cittadini.

Che progetti avete in cantiere per il futuro? Continuerete a occuparvi di tematiche ambientali?

Attualmente ci sono due progetti in cantiere: uno è legato alla tematica ambientale e, in particolare, alla dieta mediterranea, ma non diciamo ancora niente. Sta di fatto che ancora una volta affronteremo temi correlati al Sud Italia a cui siamo profondamente legati.

Altri due progetti del regista riprendono il filone antropologico e sono legati alla storia dell’arte, in particolare a Matera, e alla cultura musicale ebraica.

Che impressione vi ha fatto il festival Ekotopfilm e la città di Bratislava?

La partecipazione all’Ekotopfilm è stata una sorpresa incredibile. Da un documentario realizzato per le scuole, ci siamo ritrovati a prendere parte ad un festival alla 42° edizione che è, a tutti gli effetti, una bella realtà del territorio. Il fatto che il festival sia concentrato su un tema così importante e attinga materiali cinematografici da vari paesi del mondo, ci ha dato la possibilità di capire come ogni territorio affronti le diverse problematiche ambientali. Soprattutto, è stato bello vedere la grande partecipazione dei ragazzi e il dibattito che è nato dopo la proiezione del nostro documentario. È stata un’esperienza molto interessante.

Per quanto riguarda Bratislava è una città accogliente nella quale ci siamo trovati a nostro agio anche grazie ai suoi abitanti. È una cittadina europea a misura d’uomo e sembra che si stiano creando le condizioni perché diventi un’attrazione turistica. Si tratta di un territorio che ha grosse potenzialità e tanto fermento. Sicuramente ci farebbe piacere ritornare sia al festival che nella città di Bratislava.

(IIC Bratislava)

Immagini: due frame dal film e Com.Salerno

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