Immigrazione, Ministro Gentiloni: in gioco futuro UE. Mattarella: urgenza epocale UE

immigr_(unhcr CC-BY-NC)

Il piano che la Commissione Europea ha approvato il 27 maggio ridefinisce i principi in base ai quali i 28 stati membri dell’Unione Europea dovrebbero accogliere gli immigrati richiedenti asilo. La decisione riguarda la ridistribuzione tra gli stati dell’Unione Europea di circa 40 mila immigrati richiedenti asilo: 24 mila di loro sono al momento in Italia, 16 mila sono invece in Grecia. Gli immigrati saranno trasferiti in base a quattro criteri: la popolazione (che inciderà al 40 per cento), il PIL (un altro 40 per cento), la disoccupazione e il numero di richiedenti già accolti (entrambi al 10 per cento). Più sono gli abitanti e maggiore è il PIL, più saranno quindi i migranti che uno stato dovrà accogliere.

A questo piano, lo abbiamo letto ieri su Buongiorno Slovacchia, la Slovacchia si oppone. Il Primo ministro Robert Fico ha detto a caldo che il suo governo non intende opporsi sottrarsi alla responsabilità e solidarietà europea, ma si oppone e lo farà nei modi e sedi adeguati, a qualunque imposizione di quote obbligatorie. Fico ha puntato il dito contro i rischi di infiltrazioni terroristiche, e ha detto che costringere la Slovacchia ad accogliere quote di migranti significherà avere qui “persone che hanno abitudini culturali e la religiose radicalmente diverse”, paventando possibili conflitti etnici o culturali.

La quota che la Commissione europea ha destinato alla Slovacchia è in realtà minima: nemmeno 800 migranti, pari all’1,96% del totale, 471 dei quali provenienti dall’Italia, per i quali Bratislava riceverebbe da Bruxelles 6000 euro a persona accolta, pari a oltre 4 milioni e 700 mila euro.

Sulla questione immigrazione sono tornati ieri il Ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni, che intervistato da Avvenire ha detto della iniziativa di Bruxelles che «è un buon inizio» che fissa un principio, anche se ora dovrà partire «una trattativa delicata, complessa e piena di incognite» per far ingoiare il rospo ai paesi dell’UE più recalcitranti. La questione sarà trattata a metà giugno dal Consiglio europeo dei ministri degli Interni dei 28 paesi membri. In gioco, dice Gentiloni, è il futuro della UE.

Il ministro avverte che se l’iniziativa passasse il vaglio dei governi, l’Unione, prima di aiutare l’Italia, aiuterebbe «se stessa a essere Europa. Dire sì alla condivisione delle quote, significa passare, in questo campo, da una stagione dominata dagli egoismi e dalla dittatura dei regolamenti a un’altra stagione dove si reagisce insieme alle sfide politiche». Il messaggio per gli altri 27 è che «Uno: l’egoismo rischia di far fallire un grande progetto. Due: il risveglio di coscienza europea non può esaurirsi in poche settimane. Tre: su immigrati e accoglienza l’Europa è chiamata a un contributo quasi simbolico, stiamo parlando di appena il 10 per cento degli immigrati che arrivano sulle nostre coste. Numeri piccoli, ma una scelta che conta moltissimo».

Quanto alle soluzioni per il futuro, Gentiloni è chiaro: «Chi immagina di cancellare il flusso migratorio tra Africa e Europa dimostra di non conoscere il mondo. Le tendenze demografiche e le distanze economiche ci dicono che le migrazioni dall’Africa all’Europa ci accompagneranno per i prossimi anni. La sfida è intervenire sulle cause, è ridurre il flusso, è regolarizzarlo. Guai a illudere gli italiani che il fenomeno migratorio si possa risolvere bloccando i barconi e ributtando in mare migliaia di persone disperate che fuggono da guerre e povertà».

Sempre ieri il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, parlando alla London School of Economics a Londra, ha lamentato il grande ritardo con cui Bruxelles si è accorta dell’ingente fenomeno migrazioni. La crisi delle migrazioni rappresenta «un’urgenza epocale per le dimensioni del fenomeno e per la sua drammaticità su cui l’Europa sta solo adesso iniziando a sviluppare una politica comune», ha detto, come pubblicato su La Repubblica. Sono in gioco, ha detto il capo dello Stato, «innanzitutto i nostri valori, quelli che ci hanno consentito, per la prima volta da secoli, di vivere per quasi 60 anni in un orizzonte di pace, libertà, democrazia e sviluppo sociale ed economico. Valori dei quali molti migranti che bussano alle nostre porte, non hanno mai potuto godere. La politica dell’accoglienza diventa così una sorta di specchio nel quale troviamo riflessa proprio la luce di tali valori, se essi, come io fortemente credo, costituiscono ancora la pietra d’angolo della nostra società».

Qui un riepilogo della proposta della Commissione europea pubblicata su Il Post.

(P.S.)

Foto UNHCR Photo Unit

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