70° anniversario della morte di Josef Čapek – Una vita stroncata dal nazismo

josef-capek_sebokovaIn una data imprecisata di aprile 2015 erano settant’anni che la vita di Josef Čapek – il pittore e lo scrittore ceco che ho riscoperto durante il lavoro sulla traduzione dei suoi Racconti sul cagnolino e la gattina – fu stroncata in un campo di concentramento.

Josef Čapek è stato protagonista, insieme a suo fratello Karel Čapek, anche lui noto scrittore, della lezione di prof. Alessandro Catalano “Avanguardia, robot e cagnolini: la nascita della letteratura ceca moderna e i generi minori”, nell’ambito di seminario Letterature al centro dell’Europa, lo scorso 19 maggio all’Università di Padova.

Con l’occasione del 70°anniversario della morte di Josef Čapek volevo dedicare due parole al suo essere Uomo oltre che al suo essere Pittore, Scrittore o Drammaturgo.

Josef Čapek, (Hronov 1887 – Bergen-Bensen 1945) pittore, scrittore, drammaturgo, scenografo e pubblicista ceco. Scrisse le sue prime opere in collaborazione col fratello Karel. Inizialmente destinato al lavoro in fabbrica, decide ben presto di dedicarsi alla scrittura e alla pittura, arrivando a ricoprire un ruolo di primaria importanza nell’avanguardia cubista ceca. Scrittore acuto e originale (a lui si deve l’invenzione della parola robot), trova nell’esplorazione dei problemi dell’uomo, nella relazione di questi con il mondo circostante e nel senso dell’esistenza i tratti distintivi della propria opera letteraria.

La sua opera letteraria più importante è la novella Stín kapradiny [L’ombra della felce], con i motivi tratti dalle ballate popolari e la riflessione filosofica sui destini degli uomini. Per quest’opera Čapek riceve il premio di stato per la letteratura.

Josef Čapek fu uno dei più importanti rappresentati della democrazia masarykiana. Prese posizione come artista contro il nazismo fin dal momento in cui Hitler salì al potere (dipinse il ciclo Ve stínu fašizmu [All’ombra del fascismo]) e non smise mai di combatterlo (nel 1937 uscirono in forma di libro dal titolo Diktátorské boty [Le scarpe da dittatore] le sue caricature antinaziste precedentemente stampate sul giornale Lidové noviny; tra il 1938 e 1939 creò due cicli di dipinti (intitolati successivamente Touha [Desiderio] e Oheň [Fuoco]) per protestare con una dolente tristezza contro il trattato di Monaco.

Si rifiutò di andare in esilio dicendo “někdo musí s národem zůstat“ [qualcuno deve pur rimanere con la nazione]. Fu tra i primi rappresentanti della vita pubblica, culturale e politica, che la Gestapo arrestò il primo settembre 1939. Scrisse la sua ultima opera in un campo di concentramento: una serie di poesie riunite dopo la guerra nella raccolta Básně z koncentračního tábora [Poesie dal campo di concentramento]. Dopo sei anni di prigionia in Germania – tra Dachau, Buchenwald, Sachsenhausen – Josef Čapek muore nell’ultimo campo di concentramento, quello di Bergen-Belsen, nell’aprile del 1945.

Né la data precisa né il luogo di sepoltura sono noti. A Praga, al cimitero di Vyšehrad, c’è una sua tomba simbolica.

Karel e Josef-Capek(dx)_(David Short CC-BY)

Le uniche due opere di Josef Čapek tradotte in italiano sono state pubblicate da Poldi Libri: nel 2007 esce grazie alla traduzione di Davide Sormani L’ombra della felce [Stín kapradiny], e nel 2014 la mia traduzione di Povídání o pejskovi a kočičce ovvero Rozprávky o psíčkovi a mačičke, con titolo I racconti sul cagnolino e la gattina.

Tramite le voci del cagnolino e della gattina oggi ci giungono gli stessi messaggi e principi democratici che l’autore aveva voluto includere nell’educazione di sua figlia. Il primo messaggio è di tolleranza: avendo collocato sotto il solito tetto una coppia composta da un caneun gatto (che in ceco sono il sinonimo di disaccordo) lo scrittore rompe gli schemi e i pregiudizi: dimostra che è possibile una convivenza pacifica anche tra esseri molto diversi, basta volerlo. Il secondo messaggio è la parità di diritti: i due protagonisti decidono il da farsi sempre insieme. Da ultimo ci giunge un messaggio di rispetto per le persone, i valori, le cose e l’ambiente: quando il cagnolino e la gattina si prendono cura di una bambolina abbandonata, Čapek ci indica chiaramente che la strada giusta da percorrere è la strada del reciproco rispetto e dell’amore verso il prossimo.

Per concludere vi propongo una bellissima poesia di Josef Čapek, e la mia modesta traduzione di essa.

Da: Básně z koncentračního tábora [Poesie dal campo di concentramento]

Píseň                                                                                    

Když vstoupil jsem do slunečného rána

pod jasnou, šiře rozklenutou oblohu,

po svobodě jsem roztoužil se divě:

to zajetí už vydržeti nemohu,

vždyť musím odtud ven, ach, odtud ven,

touhou po svobodě jsem nemocen

jak zvíře v kleci, jako plachý pták!

La canzone

Entrando nella mattina carica di sole

sotto il cielo limpido, aperto fino all’orizzonte,

di libertà un selvaggio desiderio mi ha soppraffato:

non posso più reggere la prigionia,

devo DEVO uscire di qua, via, ah, via di qua

dal desiderio di libertà son malato

come in gabbia un animale, come un uccello timoroso!

(Michaela Sebokova Vannini, CucinareScrivendo.com)

Foto sotto: Karel e Josef Capex (dx) – David Short

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