Summit del Partenariato orientale a rilento, per non irritare Mosca

Dal vertice di Riga tra i leader Ue e i rappresentanti di Armenia, Azerbaijan, Bielorussia, Georgia, Moldavia e Ucraina dovrebbero uscire pochi passi concreti e dichiarazioni d’intenti fiacche. Dietro alla mancanza di ambizione il timore di nuovi scontri con la Russia

partenar-orient_(polandmfa CC-BY-ND)

Bruxelles – Non fare troppo rumore, evitare di aprire nuovi possibili fronti di tensione con Mosca in un momento in cui le relazioni tra Russia ed Unione europea sembrano lentamente cominciare il cammino verso la normalità. Sembra aleggiare soprattutto questa preoccupazione intorno vertice del partenariato orientale che si terrà a Riga oggi e domani. Alla vigilia del quarto incontro tra i leader dell’Ue e i rappresentanti di Armenia, Azerbaijan, Bielorussia, Georgia, Moldavia e Ucraina, tutto lascia prevedere che la riunione porterà pochi passi concreti e dichiarazioni d’intenti fiacche, molto più che in passato. Alla fine dell’ultimo summit, svoltosi a Vilnius nel 2013, era stata sottoscritta una dichiarazione secondo cui i Paesi Ue “riaffermavano il riconoscimento delle aspirazioni europee e la scelta europea” di alcuni partner orientali e si impegnavano a “sostenere coloro che cercano una relazione sempre più stretta con l’Unione europea”. Ben più “soft” dovrebbe essere la dichiarazione finale di Riga: secondo la bozza in circolazione, i leader si limiteranno a ricordare che ogni Stato è unico titolare della sua politica estera “riaffermando il diritto sovrano di ogni partner a scegliere liberamente il livello di ambizione e gli obiettivi a cui vuole aspirare in relazione all’Unione europea”. Si sa che la Commissione Juncker è contraria ad ulteriori allargamenti nei prossimi cinque anni, ma di certo non si tratta di un incoraggiamento alle ambizioni di Paesi che, come nel caso dell’Ucraina, stanno affrontando pesantissime conseguenze per la ricerca di una prospettiva europea.

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Foto polandmfa CC-BY-ND 2.0

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