Slovak Telekom: governo cede la sua metà per 900 milioni

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La Slovacchia ha ceduto il suo 49% di Slovak Telekom al socio di maggioranza Deutsche Telekom per una somma di 900 milioni di euro. Ieri è stato firmato il contratto di vendita tra lo Stato e la società tedesca per il passaggio delle azioni dal Fondo di proprietà nazionale (FNM) e dal Ministero dell’Economia che detenevano la quota ancora in mano allo Stato dopo la parziale privatizzazione del 2000. In più, DT pagherà allo Stato dividendi dello scorso anno, che ammontano a 16 milioni di euro ed ha acconsentito alla creazione di un fondo speciale di riserva di oltre 100 milioni di euro per far fronte a eventuali controversie legali relative alle sue attività del passato, risorse che sono incluse nei 900 .

Per arrivare alla vendita diretta lo Stato ha fermato una procedura di IPO (Offerta pubblica iniziale) lanciata il mese scorso presso le Borse di Bratislava, Praga e Londra. Già diverse migliaia di risparmiatori e un centinaio di investitori istituzionali avevano prenotato azioni della società telefonica, ma ad un prezzo che era ritenuto la soglia più bassa per la vendita e che alla fine avrebbe portato nelle casse del governo “appena” 750 milioni di euro, contro una stima precedente di ricavo pari a un miliardo di euro. Lo stop alle operazioni di borsa è arrivato insieme a una offerta vincolante di acquisto dei tedeschi il 7 maggio.

Come detto più volte, il Ministro delle Finanze Kazimir ha ribadito che il governo utilizzerà le entrate derivanti dalla cessione per ridurre il debito pubblico. In realtà, una parte del ricavo potrebbe verosimilmente finire nelle tasche di Enel da cui il governo è interessato a comprare una quota della sua partecipazione di maggioranza attualmente in vendita.

Parte dell’opposizione riunita in conferenza stampa congiunta ha gridato allo scandalo per la modalità di vendita diretta a una società privata senza indire una gara pubblica. Nemmeno Vladimir Meciar (il discusso ex Premier degli anni ’90) si era mai permesso una cosa del genere, dice ad esempio l’ex ministro Juraj Miskov. Ed è chiaro, secondo il deputato Lipsic, che il prezzo pagato da Deutsche Telekom è inferiore a quanto sarebbe stato offerto in una gara aperta.

(Red)

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