Ucraina, al bando i simboli del comunismo. Ocse: “A rischio la libertà di parola”

Il presidente Poroshenko ha firmato la legge che equipara il regime sovietico e quello nazista e vieta di difenderlo. La Sinistra Unita Gue: “Parallelo inaccettabile che mette fuorilegge il partito comunista e rischia di aggravare le tensioni nel Paese già diviso”

lenin_(Dmitri Bender CC-BY-NC)

Bruxelles – L’Ucraina procede nel suo processo di ‘decomunistizzazione’. Il presidente Petro Poroshenko ha firmato venerdì scorso la legge approvata dal Parlamento “Sulla condanna dei regimi totalitari del comunismo e del nazionalsocialismo e il divieto dei simboli di propaganda”, la cui violazione comporta una pena potenziale di detenzione o di cessazione delle attività di un media dai cinque ai dieci anni. Tutti i simboli del passato regime comunista saranno banditi, e tutte le statue di Lenin e altri leader della rivoluzione Bolscevica verranno distrutte. Sarà vietato poi “smentire pubblicamente la natura criminale del regime totalitario comunista del 1917-1991”. A rischio anche l’attività legale del Partito comunista ucraino, che già lo scorso luglio era stato espulso dal vecchio Parlamento con l’accusa di sostenere i ribelli pro russi.

spilla-pionieri-comunis_Wikimedia-Commons

L’entrata in vigore del provvedimento è stata criticata dall’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, che l’ha definita una “potenziale minaccia alla libertà di parola e di espressione”. Secondo la responsabile per la Libertà dei Media dell’organizzazione, Dunja Mijatović, “la definizione vaga e non ben definita” del testo “limita la possibilità degli individui di esprimere opinioni sugli eventi passati e su persone”, e per questo “potrebbe facilmente portare alla soppressione di un discorso politico, provocatorio e critico, in particolare nei mezzi di informazione”. “Restrizioni sproporzionate alla libertà dei media non possono mai essere giustificati in uno Stato democratico e i significativi progressi dell’Ucraina in questo settore dovrebbero essere preservati, non minati”, ha affermato ancora Mijatović. Continua la lettura su EuNews.it.

Foto Dmitri Bender CC-BY-NC

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