Ue, battaglia sul Fondo sociale: in ballo 75 miliardi. Il V4 contrario a renderlo indipendente

Si preannuncia rovente il dibattito sulle politiche di coesione dell’Unione Europea che verrà avviato dalla Commissione nelle prossime settimane. Sono infatti piuttosto divergenti le posizioni degli Stati membri sul destino del Fondo sociale europeo (Fse), che amministra 75 miliardi di euro, quasi l’8 per cento dell’intero budget comunitario. Il Fondo, amministrato dalle regioni e volto a incentivare l’occupazione, è nel mirino di alcuni Paesi per diverse ragioni. Germania e Francia, in particolare, vorrebbero una riforma che riporti ai Governi la sua amministrazione. I paesi dell’Europa centro-orientale, principali beneficiari del Fondo, sono invece contrari ad ogni modifica. La settimana scorsa i presidenti dei quattro Paesi del Gruppo di Visegrad (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia) hanno inviato una lettera al Presidente della Commissione José Manuel Barroso chiedendo che l’Fse rimanga all’interno delle politiche di coesione. Anche l’Italia è sostanziale beneficiaria delle politiche di coesione, avendo ricevuto per il periodo 2007-2013 quasi 29 miliardi di euro tra Fondo di sviluppo regionale (Fesr) e Fondo sociale.

Da qualche tempo circola l’ipotesi che il Fondo diventi indipendente rispetto alle politiche di coesione e si trasformi in una nuova strategia europea per l’occupazione. L’allarme è stato lanciato in particolare da Michele Sabban, presidente dell’Assemblea delle Regioni europee (Aer), che il mese scorso ha diffidato i Governi dall’intraprendere politiche di “rinazionalizzazione” o di “settorializzazione” delle politiche di coesione. La preoccupazione dell’Aer è stata confermata ieri a EurActive dalla portavoce dell’organizzazione, Francine Huhardeaux. Contro ogni modifica dell’attuale sistema si è schierata – e non c’è da meravigliarsi – la Commissaria alle Politiche regionali, la polacca Danuta Hubner, attualmente anche a capo del comitato dell’Europarlamento sullo sviluppo regionale. Ma in un momento difficile per le maggiori economie europee, quei 75 miliardi di euro sono assai ambiti e i Paesi più ricchi intendono ridurre il loro contributo. Teatro dello scontro sarà la discussione del bilancio 2014-2020, con la relativa allocazione dei vari fondi strutturali e di coesione. Una battaglia quella sul budget comunitario, che in tempi di crisi potrebbe indurre i Paesi che versano di più a puntare su un sistema perequativo meno stringente.

(Fonte Il Velino)

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