UE: Investimenti, a che punto è il piano Juncker?

juncker_ue_(eeas CC-BY-NC-ND)

Il piano di investimenti per rilanciare l’economia europea è stato uno dei cavalli di battaglia della candidatura di Jean-Claude Juncker alla Presidenza della Commissione Europea.

Il Fondo Europeo per gli Investimenti

Una volta nominato Presidente della Commissione, Juncker ha mantenuto la parola data e presentato il proprio piano lo scorso autunno. Il Consiglio Europeo e il Parlamento hanno supportato la proposta, che prevedeva la creazione di un fondo apposito, nominato Fondo Europeo per gli Investimenti Strategici (EFSI) con cui finanziare la realizzazione di infrastrutture e di altri progetti strategici.

Nella pratica il fondo avrebbe ricevuto una garanzia di 21 miliardi di euro, di cui 16 forniti dall’Unione Europea attraverso il proprio bilancio e 5 dalla Banca Europea degli Investimenti (BEI). Questi 21 miliardi, nelle stime della Commissione, permetteranno di mobilitare fino a 15 volte tanto in finanziamenti pubblici e privati, per un totale di 315 miliardi nel periodo 2015 – 2017.

Gli Stati Membri possono contribuire al fondo direttamente o attraverso banche e fondi come la Cassa Depositi e Prestiti (per l’Italia). La Commissione ha promesso che questi contributi saranno considerati positivamente nella valutazione che viene fatta dei bilanci nazionali, e non dovrebbero quindi portare alla richiesta di correzioni fiscali. Francia, Gran Bretagna, Italia, Germania e Polonia hanno annunciato un contributo pari a 8 miliardi di euro ciascuna.

Rilanciare gli investimenti per far ripartire la crescita

Il rilancio degli investimenti è una necessità strategica per l’Europa, dove nel 2014 il PIL complessivo e i consumi erano ritornati grossomodo al livello del 2007, ma gli investimenti ancora registravano un –15% rispetto ai livelli pre-crisi. Secondo le stime della BEI, rispetto al 2007 gli investimenti sono diminuiti di circa 430 miliardi di euro. Questo, in un quadro in cui gli Stati Membri hanno presentato progetti da finanziare per oltre 1000 miliardi di euro nei prossimi due anni. Anche da qui l’urgenza di avere un fondo operativo al più presto: nel progetto di Juncker, la discussione dovrebbe concludersi entro la prima metà del 2015.

Un complesso processo di attuazione

Al momento le cose si sono fatte più complicate. La Commissione ha infatti rilasciato la proposta di regolamento istitutivo dell’ESFI a gennaio, per l’analisi del Parlamento e del Consiglio, secondo la procedura legislativa ordinaria. In Parlamento la discussione è andata avanti nelle Commissioni bilancio ed economia, che hanno lavorato insieme. Sono stati presentati oltre 1300 emendamenti, discussi e infine approvati – non tutti – in un testo finale il 20 aprile scorso. Gli eurodeputati hanno chiesto soprattutto due cose: maggiore indipendenza possibile per il fondo e un diverso utilizzo delle risorse europee.

Degli 8 miliardi dell’UE (che formano il contributo pari a 16), 3 dovrebbero provenire dalla Connecting Europe Facility, meccanismo per il finanziamento di infrastrutture di trasporto, energetiche e digitali, 2 dal margine di bilancio dell’Unione e quasi 3 da Horizon 2020, fondo per il finanziamento di ricerca e innovazione in Europa. Università e centri di ricerca hanno fatto pressioni perché i soldi di Horizon non venissero toccati, e sono riusciti a ottenere che il Parlamento chiedesse di utilizzare solo il margine di bilancio.

Ora tocca al trilogo

La palla è adesso nelle mani del trilogo, ovvero del negoziato tra Commissione, Parlamento e Consiglio. Il trilogo è uno strumento informale, e dunque non vengono pubblicate le agende degli incontri o i risultati. Sappiamo però che vi partecipano molte persone, come si può vedere dalle foto che ogni tanto qualcuno dei negoziatori pubblica su Twitter, inquadrando una grande sala piuttosto affollata.

Il voto finale della prima lettura del Parlamento è previsto per metà giugno, in seduta plenaria a Strasburgo. Se Commissione, Parlamento e Consiglio riusciranno ad accordarsi sui punti più controversi e in particolare su come contribuire al fondo, l’EFSI potrebbe diventare operativo da dopo l’estate, come da piani originari. Altrimenti, il tutto dovrebbe slittare di qualche mese almeno.

(Andrea Sorbello, RivistaEuropae.eu)

Foto EEAS CC-BY-NC-ND 2.0

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