Il rifiuto della storia di un fanatismo arcaico. Guerra contro la memoria

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I servizi televisivi girati in Siria ed in Mesopotamia o messi in circolazione dall’efficace macchina mediatica dell’Isis ci rimandano le immagini di come quella che fu una delle grandi culle della civiltà venga sconciata da devastazioni mirate, volute e condotte con inaudita ferocia da coloro che, dopo aver colpito l’uomo che non condivide le loro idee, si battono adesso anche contro un passato che non rispecchia il loro credo religioso.

La distruzione del passato

Spariscono così le meraviglie che ci avevano lasciato Sumeri, Accadi, Assiri, Babilonesi e decine e decine di altri popoli, mentre si vanificano duecentocinquanta anni di sforzi e di campagne archeologiche, di pazienti certosini restauri mirati a restituire alla umanità la bellezza del passato.

Si inorridisce alla vista delle stele, dei tori alati, delle statue ellenistiche scaraventate giù dai piedistalli, fatte a pezzi da impietose mazze ferrate, aggredite con le seghe elettriche.

Si trema al pensiero che queste distruzioni si sommano a quelle provocate dalla guerra, altrettanto atroci, per cui Aleppo, sogno cosmopolita levantino con il più bel suk del Medio Oriente, la cittadella su cui trovò rifugio padre Abramo, sulla via che conduceva da Ur dei Caldei alla Palestina, il quartiere armeno, l’imbalsamato e storico Hotel Baron: tutto ormai ridotto ad un cumulo di rovine.

Più o meno la fine che ha fatto il vicino Crack dei Cavalieri, fino a ieri la più impressionante e meglio conservata testimonianza della presenza dei Templari in Terra Santa. E Palmira, l’oasi di Zenobia, la sosta delle carovane del deserto, che fine ha fatto Palmira? È già stata distrutta o lo sarà magari domani, condannata a scontare a colpa di essere stata edificata da mani considerate idolatre?

Vedendo quanto avviene in questo centro della memoria e della civilizzazione si è travolti da una profonda tristezza. È questo ciò che dobbiamo aspettarci dai protagonisti della storia nell’anno 2015?

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Un fanatismo arcaico

La tristezza diviene ancora più profonda allorché si considera come sia nostra almeno una parte della responsabilità di questi orrori quotidiani. Come abbiamo fatto a non accorgerci del mostro che stava crescendo lasciandolo libero di prosperare sino al punto di poter disporre, se non di un vero e proprio stato sovrano, perlomeno di una effettiva condizione di controllo su di un ampio territorio che egli ora riempie di vittime immolate come animali sgozzati su antichi altari e di vecchie pietre violentate?

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