Le (dispendiose) interrogazioni degli eurodeputati italiani: ippoterapia, zoo ucraini e soap operas

I parlamentari italiani sfornano quesiti a raffica per non passare da “fannulloni” e per salire nelle classifiche che misurano il ranking di ogni deputato in base a quanto è attivo. Ma ogni interrogazione costa 1500 euro tra registrazione e traduzione. E così emergono  non di rado delle questioni assurde che però vanno a pesare inopinatamente sulle tasche degli eurocittadini.

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L’interrogazione parlamentare è un dono democratico. Consente agli eletti di controllare il potere di Bruxelles e farsi voce degli elettori. Possono essere orali o scritte, le prime vengono risolte in emiciclo, le seconde tornano sul pc dopo un paio di mesi. Nell’Ue hanno un solo difetto. Costano. Perché ogni testo va registrato, tradotto, studiato dall’esecutivo Ue, spedito al Parlamento, ritradotto. Un conto della commissione Bilancio è che ogni «question» pesa circa 1500 euro. Implica che per le 82 domande di Laura Comi fatte in un giorno sono partiti 120 mila euro. «Lo so, sono molti – ammette lei -, ma è una guerra per la meritocrazia».

Leggi su La Stampa.

Foto EU Parliament CC-BY-NC-ND

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