Enel, Starace conferma vendita Slovacchia, ma in due tempi. E finirà Mochovce

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Alla presentazione dei risultati del gruppo nel primo trimestre, l’ad di Enel Francesco Starace ha ammesso che le attività in Slovacchia saranno sì cedute, ma in due tempi. Prima si finisce la centrale di Mochovce, i cui blocchi numero 3 e 4 dovrebbero essere ‘accesi’ uno l’anno prossimo e l’altro alla fine del 2017. Un cambio di strategia che si è reso necessario con la linea dura del governo di Robert Fico, che ha promesso una attiva ostruzione al progetto di Roma di vendere il suo 66% di Slovenske Elektrarne (SE). Un progetto espresso per la prima volta un anno fa all’insediamento del nuovo management del gruppo energetico italiano, e che si credeva addirittura di poter chiudere entro il 2014.

Enel acquistò la maggioranza di SE nel 2006, in una delle privatizzazioni più ricche fatte dalla Slovacchia, pagandola 840 milioni di euro. Tale valore sarebbe stato eroso dal calo dei prezzi dell’energia elettrica in tutto il continente, una motivazione che sarebbe alla base del cambio di marcia imposto da Starace, a caccia di investimenti più redditizi, e dunque la somma che Enel potrebbe ricavare dalla vendita dovrebbe tenerne conto. Oggi diversi media italiani scrivono che secondo Starace la valutazione della partecipazione di Enel è intorno ai 750 milioni.

Nel frattempo, Enel ha ricevuto le offerte vincolanti di alcuni operatori internazionali interessati ad acquistare la quota in SE la cui deadline era il 7 maggio (data che Starace stesso aveva in passato scambiato per il 9 maggio), ma l’incontro tra l’ad italiano e Fico di alcuni giorni fa ha portato a una dilazione della decisione, e tra le opzioni possibili c’è una cessione in due tempi, prima una quota al governo e poi il resto ad un investitore. Il fatto che Enel rimanga in SE ancora un po’ è una soluzione che Starace dice essere «nell’interesse delle parti almeno fino a quando non saranno completati i lavori a Mochovce». Una uscita graduale, ha detto, «può creare più valore di una uscita rapida – che comunque non può essere esclusa del tutto». Quel che è certo è che Enel vuole comunque vendere, ma a chi, quando e a quanto rimane un mistero.

A presentare una offerta per il 66% di SE sarebbero stati il gruppo ceco EPH Holding, già presente in Slovacchia con diversi investimenti in gas e distribuzione di elettricità e già partner del governo in SPP, la finlandese Fortrum e un consorzio ungherese dell’azienda di stato MVH e il gruppo MOL, che in Slovacchia controlla la petrolifera Slovnaft. Il gruppo ceco CEZ, che gestisce centrali atomiche in Repubblica Ceca e sarebbe stato il più probabile e credibile partner anche per la Slovacchia, alla fine ha lasciato perdere. Troppe complicazioni dovute alle grane del raddoppio della costosissima centrale di Mochovce.

Nelle prossime settimane dovrebbero iniziare le trattative tra Enel e il governo slovacco sull’aumento della quota in mano allo Stato. L’idea di Fico è di ribaltare l’attuale equilibrio, portando il governo in maggioranza mentre il gruppo italiano rimane partner tecnico con una minoranza e si impegna a finire Mochovce nei tempi previsti (che già contano un ritardo di diversi anni). Fico si accontenterebbe di comprare un pacchetto di azioni pari al 17% del capitale di SE per portare la partecipazione totale dello Stato dal 34 al 51%. La sua visione è definita semplicistica da alcuni nell’opposizione, secondo i quali il 49% nella società non sarebbe poi così appetibile per un investitore quando il governo controllerà la maggioranza. Ma c’è anche chi – il leader del partito nazionalista SNS Andrej Danko, possibile futuro partner di Smer alle elezioni del prossimo anno – vorrebbe invece comprarsi tutta Slovenske Elektrarne, con una vera e propria rinazionalizzazione nove anni la privatizzazione del governo Dzurinda di centrodestra.

(La Redazione)

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