La mappa delle guerre che generano profughi

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Sette su 10 che fuggono dalle loro terre sono profughi, scappano cioè da orrori e nuove guerre e non solo dalla fame. E non è soltanto la Libia. Anzi. Dove, come, quando e perché ciò sta accadendo, e per colpa di chi, a danno di chi, e -se esistono- con quali soluzioni possibili? La mappa delle guerre e del terrore.

La Libia è soltanto l’ultimo pasticcio

Ora anche il Presidente Obama sulla Libia da segno di qualche pentimento. Riconosce che Paesi del Golfo hanno alimentato il conflitto libico per il sostegno di Arabia Saudita ed Emirati al parlamento di Tobruk, e di Qatar e Turchia agli islamici di Tripoli.

In realtà gli Stati Uniti hanno avallato e sostenuto attraverso la Nato inglesi e francesi che avevano iniziato la ‘guerra umanitaria’ contro Tripoli nel febbraio e marzo 2011, prima imponendo sanzioni e la no ‘fly zone’, scusa per arrivare di fatto al bombardamento dell’intero Paese. Il seguito del ‘dopo Gheddafi’ è quanto vediamo e quanto era stato preavvertito da diplomazie meno becere di quelle guidate dai Sarkozy, Cameron e Hillary Clinton.

Ricordate gli ‘amici della Siria’?

Un’altra Coalizione di volenterosi, gli “Amici della Siria”, sin dal marzo 2011 ha innescato una guerra civile che parla di oltre 230 mila morti, 8 milioni di profughi, 4 all’estero a 4 sfollati interni, con 1/3 del Paese in mano allo Stato Islamico. Problema apparentemente minore per noi visto che la maggior parte di siriani si disperdono in Egitto (133 mila), Iraq (250 mila), Giordania (630 mila), Libano (1,2 milioni), Turchia (1,7 milioni).

In realtà ‘guerra chiama guerra’, e il Libano, con solo 4,4 milioni di residenti è una polveriera. Shabat al-Nusra, formazione qaedista: a Nord, sollecitati dall’Arabia Saudita, per combattere i 24 mila alawiti; al centro, nella Valle della Beqaa, e al Sud, sempre contro gli sciiti.

Poi l’Iraq delle vergogne Usa

Ancora peggiori sono i dati dell’Iraq, vittima di ben tre di guerre.

1° guerra del Golfo: l’attacco dell’Iraq del sunnita Saddam Hussein (col sostegno Usa e israeliano) contro la neo ‘Repubblica islamica iraniana’; dal 1980 al 1988 con milioni di morti.

2° guerra: l’Iraq invade il Kuwait per una disputa nel settore energetico nell’agosto 1990 e si trova contro l’intera Comunità Internazionale che ne devasta il Paese.

3° guerra, è tutta americana e britannica. Con accuse false sul possesso di armi di distruzione di massa, nel marzo 2003 attaccano l’ex alleato riducendo il Paese a pezzi: un Nord curdo, un Centro sunnita e un sud sciita. Inizia l’arrivo pilotato e massiccio di militanti di Al Qaeda

Nel dicembre 2009, gli Usa lasciano un Paese distrutto con 2,7 milioni tra rifugiati e sfollati tra sunniti, cristiani, sciiti, yazidi e metà Paese nelle mani dell’ISIS.

Ultima arrivata la guerra nello Yemen

Anche lo Yemen è in guerra, dal marzo 2015, quando Arabia Saudita ed Egitto con una Coalizione di altri 10 nazioni, bombarda il Paese per combattere gli Houthis, sciiti zaidisti (3% della popolazione), che con un colpo di Stato hanno esautorato il Presidente Rabbo Abdel Mansour Hadi. Il conflitto, che in 4 settimane conta 944 morti e 3.487 feriti, è di fatto uno scontro fra l’Arabia Saudita, sunnita wahabita, e l’Iran, sciita teocratico.

Riyad interrompe i bombardamenti per eccesso di ‘danni collaterali’ e tenta la pressione politica forte della presenza di 10 navi statunitensi nell’area dove 7 navi iraniane si muovono per controllare il Golfo di Aden, punto strategico di transito del petrolio per l’Europa.

La Coalizione a guida saudita accusa Teheran di fornire armi agli Houthis. L’ONU vieta le armi agli Houthis e non alla Coalizione. I pakistani dicono di no ai sauditi che li volevano sul campo a combattere al posto loro. Empasse e pessima figure delle petromonarchie straricche e codarde.

Poi i molti mali d’Africa

Dalla guerra in Libia in avanti, l’Africa è il continente con il più grande numero di conflitti. L’intervento francese in Mali, gennaio 2014, programmato per 6 mesi e ancora in corso. Dalla Nigeria, il Boko Haram, che ha giurato obbedienza a ISIS, ha innescato un terrorismo feroce e una guerra asimmetrica contro i regimi anche in Camerun, Niger e Ciad. Guerre anche in Costa d’Avorio, Repubblica Democratica del Congo, Repubblica Centrafricana, tutte causate da conflitti indiretti con Paesi confinanti.

Nel Corno d’Africa la Somalia è in guerra permanente dal 1991. Oltre alla pirateria, accusa la presenza degli Shabaab, vicini a ISIS, autori di attentati in Kenya e Uganda. Il Kenya dal 1991 ospita nel campo profughi di Dadaab circa 350 mila rifugiati somali. Dopo la strage di Garissa all’University College dove gli Shabaab hanno massacrato 148 studenti e insegnanti, le autorità keniote hanno chiesto all’aganzia Onu per i rifugiati la chiusura del campo ritenuto una base logistica per i jihadisti e il trasferimento in Somalia dei profughi.

Non si fugge sempre verso l’Europa

E si scappa, da tutti questi Paesi per gli stessi motivi che hanno i cittadini di regioni ad alta instabilità e con conflitti spesso pilotati da attori interessati. C’è un’altra rotta, quella a Sud, verso il Sudafrica, Paese dei ‘nuovi emergenti’ (con Brasile, Russia, India, Cina), zona preferita dagli abitanti dei Paesi vicini come Angola, Malawi, Mozambico, Zambia. E vi si riversano centinaia di migliaia di disperati, gestiti dalle bande di trafficanti di esseri umani. I fattori scatenanti sempre eguali, siano diretti in Italia o verso il sud del mondo: guerre, mancanza di lavoro, abitazione, sanità, istruzione, diritti.

Del resto, nello scorso secolo, non partivano verso l’America, e i più ricchi Paesi europei cittadini del Mediterraneo, fra cui gli italiani, per gli stessi motivi?

(Aldo Madia, Remocontro.it, via Unimondo.org)

Mappa: wikipedia, marzo 2015

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